Unaftisp: “Nodo parafarmacie, la soluzione passa per il confronto al tavolo Fofi”

Unaftisp: “Nodo parafarmacie, la soluzione passa per il confronto al tavolo Fofi”

Roma, 5 febbraio – Ce n’è per tutti: la Conad, in primo luogo, intervenuta criticamente nelle scorse settimane contro la mancata liberalizzazione dei farmaci di fascia C per stigmatizzre l’ennesima resa di un Governo alla lobby delle farmacie, accusata di sorvolare fin troppo disinvoltamente sul fatto che, in quanto gigante della Gdo, è essa stessa lobby. Ma soprattutto le altre sigle di rappresentanza delle parfarmacie, bersaglio di una variegata serie di accuse, dall’arroganza alla autoreferenzialità, passando per l’insinuazione di essere portatrici di altri e non meglio precisati interessi e di essere cieche di fronte all’emergenza economica che sta falcidiando gli esercizi di vicinato abilitati alla vendita di farmaci istituiti dalle “lenzuolate” di Bersani, costringendoli alla chiusura.

Più che un comunicato stampa (autodefinizione in vero poco appropriata, per un elaborato di quasi 10 mila battute, che – giusto per dare un termine di paragone – corrispondono a un articolo di almeno tre pagine di un tradizionale magazine cartaceo), quello diramato ieri da Unaftisp, la sigla dei titolari di sola parafarmacia presieduta da Daniele Viti, è una sorta di sfida all’OK Corral alle altre sigle di settore, in particolare su due aspetti.

Il primo è il nervo scoperto della reale rappresentatività (anche in termini di consistenza numerica) delle sigle delle parafarmacie. Una vecchia e fin qui irrisolta questione, dove ognuno ovviamente rivendica i suoi numeri di iscritti (in veritù mai precisandone la consistenza) senza fornire elementi probanti di certificazione. Situazione che consente a Viti di sferrare un duro attacco sul punto: “Le continue asserzioni con cui le altre sigle si arrogano la rappresentanza di tutta la categoria cominciano a diventare quantomeno risibili” scrive infatti al riguardo il presidente Unaftisp, evidenziando appunto che le patenti di maggiore rappresentatività autoassegnatesi da altre sigle di categoria hanno un “valore nullo, a meno che non lo si dimostri coi numeri. Quelli reali però, non quelli sbandierati su facebook”.

“Noi rappresentiamo qualunque farmacista titolare di parafarmacia che voglia mettersi in gioco per ottenere diritti fino ad oggi negati. Abbiamo una lista iscritti che, qualora fosse necessario, non avremo remore a rendere a chi ne farà richiesta”asserisce sul punto Viti che, però, pur disponendo dell’occasione migliore possibile per farlo, quei numeri continua a non renderli pubblici, limitandosi ad  assumere l’impegno a farlo “su richiesta”.

“Quante sigle possono dire di avere abbastanza iscritti da poter rappresentare l’intera categoria?” attacca ancora sul punto Viti, a dimostrazione della particolare sensibilità sulla questione. “Quante sigle sono reali, quante strumentali, quante magari con solo 5 o 6 iscritti? Quante con 600? Certo è una questione di ‘zeri’. Bisogna arrivare ad un bieco confronto? Perché continuare a spingere su questo tasto? Siete in campo per una giusta causa o per essere un partito politico che conta i voti?” . Domande alle quali, con ogni probabilità, le altre sigle chiamate in causa non mancheranno prossimamente di rispondere.

La seconda (e forse più rilevante) sfida è sulla questione  – dirimente, al punto da aver spaccato la categoria – del tavolo di confronto sulle parafarmacie aperto dalla Fofi e disertato prima da Fnpi, Culpi e FederFarDis  e subito dopo da Lpi,  per il mancato riconoscimento della stessa Federazione degli Ordini – alla luce delle posizioni da questa espresse in passato sul tema – come interlocutore e  sede adatti a una concertazione. Da qui l’indisponibilità a sedere a tavoli  sospettati di avere come unico obiettivo quello diallungare i tempi e portare al ribasso le scelte di riforma, come avvenuto in passato“.

A quel tavolo abbandonato dalla maggioranza delle altre sigle continua, però, a sedere Unaftisp (insieme alla sigla di settore ultima nata, Ftpi), che ancora una volta ne difende a spada tratta significato e funzione. E chiede alle altre sigle di riconsiderare la loro posizione al riguardo. “Volete essere legittimati alla trattativa? Rendetevi disponibili con tutti gli attori, non urlando, ma confrontandovi” scrive Viti, che ricorda come le stesse sigla “aventiniane”,  in passato, “hanno lamentato una latitanza della Fofi ed il rifiuto continuo da parte di Federfarma di confrontarsi con le nostre realtà e anch’io sono stato uno di questi. Oggi lo scenario muta, la tanto auspicata presenza dell’Ordine è finalmente diventata conquista e cosa accade? Si rifiuta il tavolo, poiché l’unico riconosciuto è quello della politica”.

Un’incongruenza, a giudizio del presidente di Unaftisp. Che fa partire un’altra raffica di domanda: “Sta avvenendo quello che che ci si è sempre auspicati, dialogo e punti di incontro. Quale reazione hanno dunque queste associazioni? Ora non gli sta più bene? Ci si dimentica che il tavolo è stato promosso da una istituzione che è la Fofi? Quella stessa istituzione che abbiamo tutti reclamato a gran voce, perché ci desse ascolto, perché desse accoglienza alle nostre richieste.  Oggi ce lo chiede in primis la politica, ci chiede di costruire tavoli congiunti dove portare proposte concrete. E noi cosa dovremmo fare?  La politica ha risposto con un no alla fascia C,  poiché ha capito che si creerebbe un sistema di oligopolio a favore delle Gdo che già esiste con i farmaci Sop e Otc Perché continuare a guidare centinaia di iscritti nel baratro certo quando c’è un ponte, stretto si, ma che può salvare tutti?”

Almeno per quel che lo riguarda e  “al di là di tutto”, Viti afferma comunque che  “la presenza di tutte le sigle al tavolo della Fofi è sempre bene accetta. Sono oggi più convinto di ieri che se invece di sprecare energie sui social e sui giornali si fosse tutti presenti per costruire un nuovo sistema professionale, i risultati arriverebbero molto prima e con buona pace di tutti. Magari senza avvocato, però, poiché non siamo ad un processo”. 

“Se noi abbiamo accettato il tavolo della Fofi è perché c’è bisogno di un ragionamento complessivo, se si vuole riformare il sistema, come ha affermato la ministra Grillo in tempi non sospetti” argomenta in conclusione Viti. “Questa è la strada maestra da intraprendere con tutte le parti in causa, poi se qualcuno punta i piedi su altri obiettivi, che non fanno il bene dei farmacisti titolari di parafarmacia, se ne assumerà le responsabilità”. 

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi