Parafarmacie, FederFarDis replica a Unaftisp: “L’obiettivo del tavolo Fofi? Mantenere il monopolio”

Parafarmacie, FederFarDis replica a Unaftisp: “L’obiettivo del tavolo Fofi? Mantenere il monopolio”

Roma, 6 febbraio – S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo: all’attacco sferrato ieri da Daniele Viti, presidente di Unaftisp (unica sigla, insieme all’ultima nata Ftpi, a continuare a sedere al tavolo di confronto sulle parafarmacie istituito dalla Fofi, disertato da tutte le altre sigle di settore) ha immediatamente risposto una nota di Paolo Moltoni, oggi presidente di FederFarDis ma, in passato, esponente di primo piano proprio di Unaftisp, per la quale gestiva i rapporti con i mezzi di comunicazione.

Moltoni, dopo un breve excursus  sulle vicende politiche che, ormai tredici anni fa, portarono all’istituzione delle parafarmacie, salvo poi impedire negli anni successivi “il completamento del processo che avrebbe consentito la dispensazione da parte del farmacista in parafarmacia anche dei farmaci con obbligo di prescrizione”, arriva subito “ai nostri giorni” per stigmatizzare chi (trasparente il riferimento al M5s)   ha tradito “il credo politico (…), rinnegando posizioni per anni sostenute e in più avvalorate – quando all’opposizione – dalla presentazione di più di una proposta di legge risolutiva”.
Dopo aver affermato che le accorate testimonianze publiche di quei titolari di parafarmacia costretti a chiudere i propri esercizi per l’inostenibilità economica dell’impresa altro non sono che “la testimonianza della sconfitta della classe politica passata e ancor più dell’attuale establishment che si è presentato all’elettorato come quello del rinnovamento per poi di fatto omologarsi in tutto e per tutto a chi l’ha preceduto, tanto da fare dubitare del reale interesse al futuro della propria fazione politica”, Moltoni arriva a quello che, in ultima analisi, è il cuore della sua sortita, ovvero la replica alle affermazioni di Unaftisp sia sul tavolo Fofi, ritenuto da Viti via essenziale per arrivare a una soluzione condivisa del nodo parafarmacie,  sia sulla consistenza rappresentativa delle varie sigle delle parafarmacie. E si tratta di una replica durissima: in circostanze nelle quali la politica altro non fa che “manifestare rammarico e solidarietà”, salvo poi  “continuare a non assumere decisioni che gli competono”,  Moltoni torna a stigmatizzare l’iniziativa di dare vita a un tavolo dove “siede una unica sigla compiacente che nulla e nessuno rappresenta se non una sparuta e ignara pattuglia di farmacisti titolari ed ex titolari di parafarmacia” e dove gli altri partecipanti (“rappresentanti di una parte dei titolari di farmacia e Fofi che a dispetto del suo mandato non brilla per imparzialità”)  recitano “la ormai logora pantomima della ricerca di una soluzione, riconducendola a criteri che, volendo mantenere immutato il regime monopolistico a garanzia di una rendita di posizione, di fatto non possono produrre alcun cambiamento rispetto alla situazione di stallo in cui versa il riconoscimento del diritto al pieno esercizio della professione del farmacista”.

Un concetto già più volte espresso in passato anche dalle altre sigle (Fnpi, Mnlf-Culpi e Lpi) che a quel tavolo hanno rifiutato di sedere, con motivazioni sostanzialmente sovrapponibili,  ma che il presidente di FederFarDis accompagna  in questa occasione con una valutazione a dir poco tranchant sulla consistenza rappresentativa di Unaftisp, che peraltro non più tardi di ieri aveva specularmente messo in dubbio quella delle altre sigle.

Una polemica che si trascina ormai da tempo, piuttosto sterilmente, e che probabilmente continuerà ancora a lungo, almeno fino a quando non ci sarà chi troverà il coraggio di rendere noti (con la disponibilità a certificarli) i dati numerici relativi ai propri iscritti. Facile a dirsi, ma (evidentemente) più difficile a farsi, visto che tutte le sigle di categoria, fin qui, se ne sono guardate, per un qualche motivo che potrà anche essere fondato, ma che certo non aiuta un settore già pieno di problemi a ristabilire quelle condizioni di trasparenza che sono la condizione prima e necessaria per recuperare chiarezza e quindi compattezza nella rappresentanza degli interessi della maggioranza della categoria.

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