Regioni-Governo, entra nelle fasi decisive la partita sulle autonomie differenziate

Regioni-Governo, entra nelle fasi decisive la partita sulle autonomie differenziate

Roma, 13 febbraio – Autonomie differenziate: non sarà una partita facile, quella di cui il Governo centrale da una parte e le Regioni Emilia Romagna, Lombradia e Veneto dall’altro si accingono ad affrontare le fasi cruciali. Raggiungere un’intesa (diversa per ciascuna Regione) per definire quali possano o debbano essere  le competenze aggiuntive – nella cornice dell’articolo 116 della Costituzione – da riconoscere alle amministrazioni regionali, infatti, tutto sarà fuorché una passeggiata di salute, anche alla luce dei forti venti contrari che soffiano da ogni parte. L’elenco di quanti vedono nel riconoscimento di nuove competenze regionali in materia di sanità, trasporti, scuola e via elencando è infatti non solo molto lungo, ma anche ricco di presenze importanti: ci sono infatti dentro anche pezzi di Governo e almeno la metà, se non di più, delle stesse Regioni. Quelle del Sud, in particolare, non hanno fatto mistero di rienere una iattura   (ed è un eufemismo) la prospettiva della concessione di autonomie differenziate, che interpretano come una sorta di gigantesco trappolone dove rischiano di andare a precipitare i vincoli di solidarietà, aprendo una crepa nell’architettura istituzionale del Paese e.che potrebbe risultare esiziale.

Chiarissimo il pensiero di Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna (nella foto),  intervenuto due giorni fa a Bologna a un convegno dedicato appunto al tema delle autonomie: “Inutile negare che c’è chi, dentro lo stesso Governo, rema in direzione contraria, opponendo resistenze, almeno in alcuni ministeri” ha detto il presidente emiliano, esprimendo l’uspicio che si tratti di riserve che l’esecutivo possa sciogliere in pochi giorni.

Bonaccini ha lamentato l’impossibilità di confrontarsi con i titolari di alcuni ministeri (tra i quali sembrerebbe esserci anche  quello della Salute, con il quale è peraltro aperto anche il cantiere cruciale del confronto sul nuova Patto della Salute), che hanno disertato gli incontri per discutere le nuove autonomie. La stessa titolare del ministero  per gli Affari regionali e le autonomie, la leghista Erika Stefani – con la quale peraltro Bonaccini sostiene e di aver condotto fin qui “un buon lavoro” – non si è presentata all’incontro di Bologna, dove era previsto che chiudesse i lavori.

“Mi dispiace. perché volevamo concedere al  Governo l”onere e l’onore di poter indicare lo stato dell’arte delle  cose” ha commentato Bonaccini senza nascondere la sua delusion per la diserzione da parte  della ministra (ufficialmente, dovuta a motivi di salute). “Nei prossimi giorni” ha aggiunto il presidente dell’Emilia Romagna “dovremmo  incontrare il presidente del Consiglio insieme ai presidenti di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Ffontana. Mi auguro che ci  possa essere una risposta che sia all”altezza di quello che  chiediamo”.

“Purtoppo la distanza tra la nostra proposta e quella del  governo è ancora significativa, anche se, negli ultimi  mesi, c’è stata una effettiva accelerazione” ha quindi detto  Bonaccini, facendo riferimento alle già ricordate resistenze e ai mancati incontri con alcuni ministeri.  “Abbiamo  registrato una resistenza trasversale, ma per me il referente è il  Governo non la Lega e non i Cinque Stelle. Poi va rapidamente  coinvolto il Parlamento. Vorremmo rispetto, ascolto, e concediamo  tutto l”ascolto del caso”.

Rispetto ai tempi, Bonaccini assicura che non sono il primo dei problemi:  “Nessuno si fissa su una data o sui giorni in più o meno. Vogliamo  soltanto che all”Emilia-Romagna tocchi ciò che le  spetta, per quanto è capace di avere conti in ordine, di essere  virtuosa e per aver dimostrato nel frangente del terremoto di  sapersela cavare in maniera egregia” ha detto il presidente emiliano. ” Qui vogliamo continuare a  crescere, ad aumentare la capacità di agire e avere risorse certe,  senza stare ogni anno col cappello in mano. Inoltre, abbiamo lavorato  bene con Lombardia e Veneto, indipendentemente dalle differenze . Di un’autonomia dimezzata,  annacquata, non ce ne faremmo nulla. Deve essere l’autonomia  differenziata che noi abbiamo chiesto, discusso e sulla quale ci siamo confrontati in questo anno di lavoro”.

Bonaccini ha anche rigettato le accuse di voler attentare all’unità del Paese. “Noi non vogliamo intaccare l”unità nazionale, che per me è  sacra, ad esempio non vogliamo scardinare la scuola o regionalizzarla. Così come non vogliamo intaccare il principio di  solidarietà tra aree più forti e più deboli del Paese,  che per noi sono inviolabili” ha detto al riguardo il presdeinte dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni.  “Qualcuno che parla molto, temo, non abbia perso neanche due minuti  per leggere la nostra proposta. “bbiamo  chiesto noi di differenziare la tassazione per le aree più  svantaggiate  come quelle di montagna. Ma, con l”autonomia, la pagheremmo noi con i soldi della Regione, senza  chiedere nulla allo Stato“.

Bonaccini ritiene che il dibattito sulle autonomie differenziate, trasversale a tutte le forze politiche, stia diventando per qualche verso una disputa  un po’ geografica. “Non ho dubbi che chi si acconcia a leggere la nostra proposta troverà una proposta molto equilibrata che non toglie nulla a nessuno se la preoccupazione è quella di divaricare ancora di più  le differenze nel resto del Paese, che pe altro ad oggi senza autonomia differenziata e con Regioni a statuto speciale invece non mi pare sia molto equilibrata” afferma il “governatore” dell’Emilia Romagna. “Non vogliamo togliere nulla agli altri, ma solo essere messi nelle condizioni a parità di risorse di gestire bene e meglio alcune competenze”.
Pierferdinando Casini, a margine del convegno a Bologna, ha invece rivendicato il ruolo del Parlamento, che nella partita delle autonomie “non può fare da passacarte: dev’essere coinvolto e,  secondo me, l”impostazione che Bonaccini e la Regione Emilia-Romagna  hanno dato è quella giusta, di correttezza istituzionale,  di forte  autonomia, nel rispetto e nella salvaguardia dei territori più deboli  e dell’esigenza di equilibrio che c’è”  ha affermato l”ex presidente della Camera. “Per cui l’autonomia non può  essere chi più ha più si tiene e gli altri si arrangiano. Questa non è un”autonomia, ma la dissoluzione dello Stato nazionale”.
Sempre sul fronte  del’autonomia, si registrano però altre iniziative: “La Liguria sta preparando tutti i suoi documenti” ha annunciato il presidente Giovanni Toti, durante la sua visita alla Bit di Milano. “L’altro ieri ho presentato la bozza su cui baseremo la nostra trattativa, con le parti sociali e le associazioni di impresa. Con il ministro Stefani abbiamo deciso di sederci al tavolo non appena Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna avranno chiuso la loro intesa” ha concluso Toti. ” Quindi nei prossimi 4 o 5 giorni, entro fine febbraio, comincerà anche per la Liguria il processo di autonomia differenziata”.
Rispetto alla tempistica preannunciata dal Governo,  il presidente della Lombardia Attilio Fontana, ritiene che la data per l’intesa sull’autonomia “sarà rispettata” , dicendosi convinto “che l’intesa sarà soddisfacente”. A chi gli chiedeva della scadenza del 15 febbraio, data indicata dal Governo per la presentazione di un’intesa, Fontana ha ricordato che  “è una settimana importante ma credo che la data sarà rispettata, si è imboccata una strada virtuosa”. In particolare, ha aggiunto,  “dopo il 15 credo che ci sarà  l’approvazione in Consiglio dei Ministri e poi la firma degli accordi tra i singoli presidenti delle Regioni e il governo”.
Il Presidente del veneto. Luca Zaia, prova a dare un’accelerata all’iter autonomista in vista della data del 15 febbrIO. “La tempistica non c’è. C’è quella politica del 15 febbraio per chiudere quantomeno un dibattito sull’intesa e poi ovviamente per arrivare a un’intesa e una sottocrizione, direi necessaria, prima delle europee”.
“C’è qualche ministero che ha qualche ritrosia ma lo convinceremo” ha quindi affermato Zaia, anch’egli intervenuto al Bit di Milano, lanciando un appello anche alle regioni del Sud: “Se è vero che adesso van male le cose al sud è altrettanto vero che non è colpa dell’autonomia” ha voluto “perché non ce l’abbiamo ancora. La verità è che al sud autonomia vuol dire responsabilità, noi porteremo sotto i riflettori il popolo che vuole crescere e non magari qualche componente di classe dirigente che fino ad oggi ha sfruttato questa situazione”.

Insomma, “dalle mie parti si dice che solo i pessimisti non fanno fortuna” ha concluso Zaia  e “se son riuscito a fare un referendum che era ritenuto impossibile riuscirò anche a portare a casa l’autonomia”.
Si è fatto sentire sul tema anche il Governo, con il suo massimo esponente, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: commentando da Potenza il processo di autonomia regionale, il capo del Governo  assicura che “anche se rinforzeremo l’autonomia di alcune Regioni lo faremo in modo ragionevole e razionale per preservare la coesione nazionale”.
Sono garante della coesione nazionale”  ha aggiunto Conte “e non sottrarremo nulla al Sud, riconosceremo specifiche competenze ad alcune Regioni del Nord che sono in condizione di poter rivendicare queste specifiche competenze. Ma non pregiudichiamo il quadro complessivo dello Stato e riequilibreremo con meccanismi di solidarietà l’eventuale pregiudizio per altre Regioni”.

 

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