Consultazione Gimbe sul regionalismo differenziato, prevalgono i giudizi negativi

Consultazione Gimbe sul regionalismo differenziato, prevalgono i giudizi negativi

Roma, 18 febbraio – Un esito decisamente significativo, quello scaturito dalla consultazione pubblica avviata dieci giorni fa dalla Fondazione Gimbe  per comprendere meglio, attraverso il contributo dei soggetti direttamente interessati alle richieste di maggiore autonomia avanzate al Governo da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto,  i potenziali rischi del regionalismo differenziato sulla tutela della salute.

Non siamo, è vero, nella fattispecie manzoniana del “questa cosa non si ha da fare”, ma le perplessità, i timori,le preoccupazioni e le riserve sulla concessione di maggiori spazi di autonomia alle tre Regioni, ai sensi dell’art. 116 della Costituzione Italiana, superano largamente le valutazioni positive. Del resto, la  consultazione pubblica  lanciata da Gimbe si prefiggeva proprio l’obiettivo di aprire un confronto e una pubblica discussione, fin qui sostanzialmente mancati. E cio perché, come chiaramente spiegato dal presidente della Fondazione Nino Cartabellotta, “è inaccettabile l’assenza di dibattito su un tema le cui conseguenze rischiano di compromettere i diritti civili delle persone”.

Lanciata e promossa tramite i canali della Fondazione, la consultazione pubblica è stata divulgata da numerose istituzioni e organizzazioni: dalla Camera dei Deputati alle Regioni, da Fnomceo a O a Fnopi, da Cittadinanzattiva a Conaps, dall’Associazione Epac, ma anche da Federspecializzandi, da vari sindacati (Cimo, Snami, Sindacato nazionale Area radiologica, CgilToscana e Veneto, Anaao Assomed Veneto, Sumai Lombardia, Nursind) e da decine di testate giornalistiche.

“Nel ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno diffuso e partecipato alla consultazione pubblica” spiega Cartabellotta  “abbiamo ritenuto opportuno pubblicare immediatamente i risultati preliminari per informare il dibattito politico che si intravede dopo la brusca frenata nell’ultimo Consiglio dei Ministri

La consultazione pubblica chiedeva di stimare l’impatto di ciascuna autonomia in sanità sulle diseguaglianze regionali, tramite uno scala di punteggi da 1 (minimo) a 4 (massimo), prevedendo anche la possibilità di “astenersi” e di aggiungere commenti. Dal 6 al 17 febbraio hanno completato la consultazione 3.920 persone, un campione rappresentativo della popolazione italiana con un margine di errore inferiore all’1,6%. Sono stati inviati 5.610 commenti, pari a 1,43 per partecipante. Per ciascuna delle autonomie vengono riportati i risultati in termini di score medio (± deviazione standard), % di “Non so” e numero di commenti.

Questi i punteggi registrati dai vari items sottoposti alla consultazione:

Maggiore autonomia finalizzata a rimuovere specifici vincoli di spesa in materia di personale stabiliti dalla normativa statale:  Media 3,4 (± 0,9) – Non so 4.3% – Commenti n. 640

Maggiore autonomia in materia di accesso alle scuole di specializzazione […]:  Media 3,3 (± 0,9) – “Non so” 3,3% – Commenti n. 540

Possibilità di stipulare, per i medici, contratti a tempo determinato di “specializzazione lavoro” […]: Media 3,4 (± 0,9) – Non so 7,9% – Commenti n. 510

Possibilità di stipulare accordi con le Università del rispettivo territorio: per l’integrazione operativa dei medici specializzandi con il sistema aziendale [Emilia Romagna e Veneto], per rendere possibile l’accesso dei medici titolari del contratto di “specializzazione lavoro” alle scuole di specializzazione [Emilia Romagna e Veneto], per l’avvio di percorsi orientati alla stipula dei contratti a tempo determinato di “specializzazione lavoro” [Lombardia]: Media 3,2 (± 1,0) – “Non so” 6,4% – Commenti n. 470

Maggiore autonomia nello svolgimento delle funzioni relative al sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione, limitatamente agli assistiti residenti nella Regione: Media 3,4 (± 1,0) – “Non so” 2% – Commenti n. 490

Maggiore autonomia nella definizione del sistema di governance delle aziende e degli enti del Ssn: Media 3,4 (± 1,0) – “Non so” 4,1% – Commenti n. 440

Possibilità di sottoporre all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) valutazioni tecnico-scientifiche relative all’equivalenza terapeutica tra diversi farmaci […]: Media 3,2 (± 1,0) – “Non so” 6,1% – Commenti n. 510

Competenza a programmare gli interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico del Ssn […]: Media 3,1 (± 1,0) – “Non so” 4,8% – Commenti n. 360

Maggiore autonomia legislativa, amministrativa e organizzativa in materia di istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi: Media 3,1 (± 0,9) – “Non so” 3,6% – Commenti n. 440

Maggiore autonomia in materia di gestione del personale del Ssn, inclusa la regolamentazione dell’attività libero-professionale [solo Veneto]: Media 3,4 (± 0,9) – “Non so” 7,4% – Commenti n. 360

Facoltà, in sede di contrattazione integrativa collettiva, di prevedere, per i dipendenti del SSN, incentivi e misure di sostegno […] [solo Veneto]: Media 3,0 (± 1,1) – “Non so” 8,2% – Commenti n. 390

In tema di distribuzione ed erogazione dei farmaci: competenza a definire, sotto profili qualitativi e quantitativi, le forme di distribuzione diretta dei farmaci per la cura dei pazienti soggetti a controlli ricorrenti […] [solo Emilia Romagna]: Media 3,0 (± 1,1) – “Non so” 10,5% – Commenti n. 460

 

Dai dati quantitativi e dall’analisi preliminare dei commenti emergono, secondo Gimbe, alcune ragionevoli certezze. La prima  è che l’esigua percentuale di “non so” (range 2-8,2%) e l’elevato numero di commenti riflettono un campione composto prevalentemente da stakeholder della sanità. Quindi emerge che l’impatto delle maggiori autonomie in sanità sulle diseguaglianze regionali viene percepito rilevante (media score da 3,0 a3,4), con deviazioni standard omogenee tra le diverse autonomie (da 0,9 a 1,1).

Ancora, tra le preoccupazioni più frequenti, sono segnalate: l’imprevedibilità delle conseguenze, l’ulteriore spaccatura Nord-Sud, l’aumento del divario tra Regioni ricche vs povere, la differenziazione del diritto costituzionale alla tutela della salute. Infine, le numerose proposte per “mitigare” i possibili effetti collaterali delle maggiori autonomie in sanità sono in sintesi riconducibili a due contromisure: il contestuale aumento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni e la messa in atto di meccanismi di solidarietà tra Regioni.

“Seppur limitati alla sanità”  è il commento di  Cartabellotta  “questi risultati suggeriscono che il regionalismo differenziato deve essere ‘maneggiato con cura’,  con l’irrinunciabile obiettivo di rispettare gli equilibri previsti dalla Costituzione e garantire i diritti civili a tutti i cittadini sull’intero territorio nazionale”.  Da qui l’invito finale che la Fondazione Gimbe rivolge a  tutte le forze politiche, esortandole “a mettere da parte posizioni superficiali e sbrigative e ad avviare un vero dibattito favorendo la più ampia partecipazione della società civile, ripartendo dalla consapevolezza che il regionalismo differenziato non è un fenomeno univoco perché le richieste delle tre Regioni sono guidate da differenti presupposti politici ed economici“.

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