Accademia di farmacia francese, allarme sui rischi della libera vendita di integratori a base di erbe

Accademia di farmacia francese, allarme sui rischi della libera vendita di integratori a base di erbe

Roma, 20 febbraio – Alcuni integratori alimentari a base di erbe, destinati in teoria a migliorare la nostra salute, possono contenere sostanze normalmente utilizzate in medicinali o, peggio, addirittura  altrimenti vietate in queste formulazioni. L’allarme arriva da un rapporto dell’Academie national de Pharmacie, che punta il dito sui rischi di alcuni integratori alimentari vegetali autorizzati per la libera vendita, presentati come “naturali” ma che possono invece comportare rischi, anche gravi, per la salute.

Si tratta di sostanze che – benchè autorizzate con un decreto del governo di Parigi del giugno 2014 –  non hanno alcun effetto nutrizionale e dovrebbero essere utilizzate solo a scopo farmaceutico e non come prodotti in libera vendita.

Il rapporto dell’Academie, rilasciato qualche giorno fa (in Italia ne riferisce il sito specializzato Il Fatto Alimentare), si concentra in particolare su alcuni integratori con effetto lassativo, che provocano una perdita di sostanze minerali, irritano il tubo digerente e il cui uso prolungato causa dipendenza fisiologica. Si tratta degli integratori a base di piante contenenti glicosidi idrossiantracenici, come il succo d’aloe, l’olivello spinoso, la cascara, le radici di rabarbaro cinese e la cassia.  Un altro rischio rilevato dal rapporto è quello delle interazioni farmacologiche:  l’Academie, al riguardo, cita uno studio che menziona le interazioni tra farmaci e preparati contenenti erba di San Giovanni, ginseng, ginkgo biloba, aglio, kava o valeriana, arrivando a osservare  anche che  “la presenza di fitoestrogeni nella soia, come integratore alimentare, può alterare gli effetti di alcuni trattamenti antitumorali“.

Dato “il rischio per la salute pubblica di alcune piante contenenti principi attivi che causano effetti avversi” (peraltro noti e repertoriati sia a livello nazionale che internazionale),  “di fronte all’impossibilità giuridica europea di valutare l’aspetto della sicurezza degli integratori alimentari” e
“date le incongruenze giuridiche individuate nel decreto del 24 giugno 2014″, l’Academie de Pharmacie conclude il suo report chiedendo esplicitamente una rapida revisione dell’elenco licenziato dal citato decreto , accompagnando la richiesta con alcune raccomandazioni  rivolte all’attenzione delle autorità francesi ed europee.

Nel 2009, l’Agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti (Anses) ha creato un gruppo di lavoro per la vigilanza sugli effetti avversi legati al consumo di integratori alimentari. Tra il 2009 e il 2016 l’Anses ha ricevuto 2.649 segnalazioni, con una percentuale annua di casi gravi che oscilla tra il 37% e il 52%.

La Francia è uno dei maggiori consumatori europei di integratori alimentari, insieme a Germania, Italia e Regno Unito: i quattro Paesi, insieme,  coprono il 60% dell’intero mercato dell’Ue. In Francia ne fanno uso un adulto su cinque e un bambino su dieci.

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