Regionalismo differenziato, Grillo: “In sanità sarò la garante dell’equità”

Regionalismo differenziato, Grillo: “In sanità sarò la garante dell’equità”

Roma, 2i  febbraio – “C’è una Costituzione da rispettare e va seguita pedissequamente per garantire gli equilibri del sistema per cui devono rimanere i principi di equità e io mi farò garante di questi principi”.

Così la ministra della Salute, Giulia Grillo, rispondendo ai giornalisti a margine di una conferenza stampa tenutasi ieri a Roma, ha provato a rassicurare i medici dopo l’allarme lanciato da questi ultimi sui rischi che il cosiddetto regionalismo differenziato può produrre, in particolare, per il Ssn e il diritto alla salute.

“Non vengo dalla Svizzera, non è che mi devono insegnare come si vive in una sanità complessa come quella di una regione meridionale. Quindi, sono perfettamente consapevole, condivido le preoccupazioni” ha detto ancora Grillo, provando a spiegare che la battaglia per l’equità tra le Regioni non potrà essere del solo M5s, ma coinvolgerà inevitabilmente l’intero governo. “Anche la Lega, che sostiene di essere ormai un partito nazionale, ha la necessità di dare risposta ai territori e dunque non può portare avanti una politica a vantaggio di alcuni territori e a svantaggio degli altri” ha detto al riguardo Grillo, per concludere che “l’obiettivo è quello di rispondere ai referendum che sono stati fatti nei territori, però seguendo quello che dice la Costituzione sull’unità nazionale e sui diritti fondamentali come il diritto alla Salute “.

Intanto sempre sul tema delle intese per il regionalismo differenziato di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna si è tenuto ieri un incontro in Senato organizzato dai capigruppo di Leu, Loredana De Petris e Federico Fornaro, al quale hanno partecipato giuristi come Massimo Villone e Gianfranco Viesti e parlamentari di diversi gruppi. Significativo l’esito: secono gli esperti intervenuti, le intese devono poter essere “pienamente emendabili” dal Parlamento, altrimenti ogni singolo parlamentare potrà fare un ricorso alla Consulta sollevando conflitto di attribuzione, come la recente ordinanza della stessa Corte ha indicato come possibilità.

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