Mnlf in audizione alla Camera: “Numero chiuso a Farmacia, richiesta immotivata”

Mnlf in audizione alla Camera: “Numero chiuso a Farmacia, richiesta immotivata”

Roma, 4 marzo – “La richiesta di regolare attraverso un numero chiuso l’accesso al corso di laurea in farmacia è immotivata e strumentale a mantenere invariato l’attuale assetto legislativo”.

È la lapidaria conclusione del documento che il Movimento nazionale liberi farmacisti ha presentato ieri alla Commissione Cultura della Camera, in occasione dell’audizione disposta nell’ambito delle iniziative conoscitive collegate alle proposte legislative in materia di riforma dell’accesso all’università.

Una panoramica ampia del problema, quella proposta da Mnlf, che parte da alcuni dati strutturali. Il primo è la deficitaria situazione del nostro Paese in termini (generali) di presenza di laureati: nonostante l’istruzione e la formazione siano al centro della strategia Europa 2020 e siano considerati fattori chiave per la crescita e l’occupazione (e dunque per la competitività di un Paese), l’Italia arranca nei bassifondi delle classifiche europee: nel 2017, secondo i dati Eurostat,  nel nostro Paese meno di una persona su sei tra coloro che sono in età da lavoro ha la laurea, il secondo dato peggiore in Europa dopo la Romania. Nel 2017 risultava laureato il 16,3%  della popolazione complessiva (uomini e donne), in leggero aumento rispetto al 2016 (era il 15,7%) ma ancora ben lontano dalla media europea (27,7%).

Un ritardo grave per il sistema Paese che, argomenta Mnlf, andrebbe colmato, e non ulteriormente aggravato imponendo restrizioni all’accesso alle facoltà universitarie.

Nello specifico dei corsi di laurea della facoltà di Farmacia, la sigla dei liberi farmacisti avanza dubbi in ordine alla misurazione del fabbisogno di questa tipologia di laureati e contesta i dati (forniti alla stessa Commissione Cultura dalla Fofi in una precedente audizione), secondo i quali esisterebbe un “profondo e crescente squilibrio tra il numero dei laureati e relativo fabbisogno, con conseguenti gravi difficoltà per la collocazione nel mondo del lavoro”. 

Squilibrio che, appunto, giustificherebbe l’adozione anche per il corso di laurea in Farmacia del numero chiuso su base nazionale. Secondo quanto riferito dalla Fofi ai membri della Commissione, “i farmacisti che si laureano ogni anno sono in media 4700, 4000 dei quali si iscrivono agli Ordini”, numero di  quasi dieci volte superiore al fabbisogno stimato nell’ultimo biennio, pari a 448 unità, dato esso stesso considerato già eccessivo dalla stessa Fofi, che prevede un fabbisogno pari a zero. E che, al riguardo, lancia un monito: “Se non si interviene nell’arco di un ventennio vi saranno circa 50.000 farmacisti disoccupati che andranno ad aggiungersi ai 13.000 censiti oggi”.

Mnlf contesta però  questi dati, che  sarebbero estratti dal Joint Action Health Workforce Planning and Forecasting, inziativa promossa dalla Commissione europea. Che però, osserva nel suo documento la sigla dei liberi farmacisti, non ha raccolto nè raccoglie dati, ma “è semplicemente  una metodologia proposta ai Paesi membri per pianificare la forza lavoro in ambito sanitario. I dati sulla base di questo metodo sono stati raccolti dai singoli Stati”. E a questo proposito Mnlf, dopo una disamina delle metodologie di rilevazione adottata in Italia (tra i fornitori dei dati ci sono anche gli Ordini professionali e le loro federazioni) esprime  diverse perplessità, chiedendosi se – oltre ai fabbisogni rilevati da ogni Regione nelle proprie strutture sanitarie all’interno del sistema sanitario nazionale – nei dati finali trovino capienza anche i fabbisogni non direttamente legati al Ssn. Nel caso dei laureati in farmacia, si domanda Mnlf, sono presenti anche i dati relativi alla domanda espressa da  farmacie, parafarmacie, industria, distribuzione intermedia e di tutti quei soggetti in cui la presenza del farmacista è indispensabile?

Al riguardo, Mnlf osserva che, per quanto riguarda gli Ordini provinciali dei farmacisti, “non sempre la comunicazione con le richieste di personale laureato provenienti dalle farmacie e dall’industria (informatori medico-scientifici) è perfetta, sovente questa non passa affatto attraverso l’Ordine territoriale di competenza. Sovente la ricerca di personale laureato non è mediata da alcun intermediario, come nel caso delle farmacie e non ‘transita’  sempre nei data base degli Ordini professionali per quanto riguarda l’industria”.

In buona sostanza, secondo la sigla dei liberi farmacisti, alla rilevazione sfuggirebbero numeri non trascurabili, situazione che autorizza più di un dubbio rispetto al dato di 448 farmacisti come fabbisogno annuale che il sistema sanitario nazionale esprime per questi professionisti. Dato che, peraltro – osserva ancora nel suo documento Mnlf – è in contraddizione con quanto affermato dal Consorzio Almalaurea con riferimento alla elevata percentuale di occupazione dei farmacisti a un anno dalla laurea.

Il dato risulterebbe “più verosimile”, si legge nel documento – “se rapportato al totale delle richieste che in ogni singola Regione esprime rispetto ai ruoli in diretto impiego con le strutture pubbliche del sistema sanitario nazionale”.

Poste queste premesse e dopo alcune riflessioni sul mercato del lavoro per i farmacisti, le conclusioni di Mnlf vanno in direzione esattamente opposta a quelle esposte a inizio febbraio, nella stessa sede, dalla Fofi. Per esprimerle, la sigla dei liberi farmacisti ricorre a una metafora: “In natura se il corso di un fiume è bloccato a valle da un ostacolo, sarò molto probabile che prima o poi esso uscirà dal suo alveo, se tale blocco vien rimosso il fiume ridefluirà nel suocorso naturale cercando letti consoni al suo percorso” scrive la sigla dei liberi farmacisti nel documento consegnato alla Commissione Cultura di Montecitorio. “Le esondazioni non avvengono mai per colpa del fiume, ma per ostacoli che artificialmente vengono posti a valle o lungo il suo percorso (…). Parimenti, in presenza di un assetto legislativo che non permette di allargare le opportunità d’impiego, chiedere il numero chiuso per accedere all’università significa semplicemente tutelare quell’assetto a garanzia del proprio interesse”.

Mnlf usa aggettivi forti (come “immorale” e “classista”) per definire la richiesta di numero chiuso, “perché” spiega “è del tutto evidente che tra coloro che rimarrebbero fuori chi avrebbe maggiori disponibilità economiche potrebbe scegliere di iscriversi ad altra università europea o riconosciuta come accade in Italia quando nei decenni scorsi fu introdotto in Grecia il numero chiuso all’università. Naturalmente a essere veramente esclusi sarebbero quelli con minore disponibilità economica”.

Non convince i liberi farmacisti nemmeno la scelta di stabilire uno sbarramento dopo il primo anno del corso di studi, misura che – secondo Mnlf – “non sarebbe in grado di evitare questo ‘effetto collaterale’ in dileggio alle pari opportunità e all’uguaglianza a cui s’ispira la nostra Costituzione”.

Più che proporre blocchi immotivati, osserva Mnlf,  chi rappresenta i farmacisti italiani “dovrebbe adoperarsi maggiormente per eliminare legislazioni che impediscono la creazione di nuovi posti di lavoro e industriarsi per allargare gli ambiti lavorativi”.  Quindi la conclusione, un vero e proprio appello ai deputati della VII Commissione: “Noi vi chiediamo di rimuovere ove possibile il numero chiuso nelle facoltà italiane e di respingere al mittente quella relativa ai farmacisti”  scrive Mnlf. “L’Italia ha la necessità vitale per crescere di allargare il numero dei portatori di competenze, ha necessità di aprirsi alla competizione delle conoscenze, non ha bisogno di chiudersi per garantire ad alcuni di continuare a godere di privilegi anacronistici”.

 

Audizione Mnlf  VII Commissione Montecitorio – febbraio 2019 – Pdf

 

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