Stati generali della farmacia, le proposte di Federfarma

Stati generali della farmacia, le proposte di Federfarma

Roma, 4 marzo – Consolidare il confronto interno alla categoria e presentare alla politica e alle istituzioni le proposte delle farmacie per migliorare il servizio ai cittadini: questo l’obiettivo degli Stati generali della farmacia, convocati a Roma da Federfarma il 28 febbraio scorso.

Il presidente Marco Cossolo ha evidenziato come la frammentazione delle politiche del farmaco attuate a livello regionale stia minando la funzionalità del servizio farmaceutico territoriale portando addirittura, in molti casi, all’insostenibilità economica della farmacia. In particolare, le criticità riguardano innanzitutto l’incremento della spesa per acquisti diretti da parte delle Asl (+ 30% dal 2013 al 2017, comprende distribuzione diretta, ospedaliera, distribuzione per conto) e la parallela diminuzione delle confezioni erogate in regime di Ssn (-3,8% dal 2014 al 2018), che insieme alla riduzione del prezzo medio dei farmaci, determinata dalla diffusione degli equivalenti, ha portato a un costante calo della spesa farmaceutica (lorda -15,3% dal 2011 al 2017).

La soluzione, per Federfarma, consiste nel ridurre la spesa diretta e contemporaneamente incrementare la distribuzione per conto (farmaci acquistati dalle Asl e distribuiti dalle farmacie) adottando nuovi modelli omogenei sul territorio nazionale.

Un altro nodo da risolvere è la remunerazione della farmacia che va sganciata dal prezzo del farmaco, valorizzando invece l’atto professionale della dispensazione e l’erogazione dei nuovi servizi, come ad esempio il monitoraggio dell’aderenza alla terapia dei malati cronici. Nonostante in oltre sei presidi  su 10 sia presente il servizio Cup per la prenotazione di prestazioni sanitarie,  in quasi 8 su 10 si eroghino esami clinici di prima istanza e quasi nove su 10 partecipino a campagne di prevenzione e screening, solo il 7% delle farmacie viene coinvolto nell’erogazione dell’assistenza domiciliare integrata. E ancora poco  “si fa per coinvolgere le farmacie nell’aderenza terapeutica: portarla dal 40% attuale al 100%, nelle principali patologie croniche, corrisponderebbe a un risparmio si 3,7 milioni di euro per la sanità pubblica”, ha affermato Cossolo facendo riferimento a un recente studio effettuato su cinque patologie croniche molto diffuse, realizzato dall’ex DG Aifa Nello Martini. “Ovviamente raggiungere l’obiettivo del 100% è utopico, ma basterebbe il 60% per un risparmio considerevole” ha aggiunto Cossolo, evidenziando come non coinvolgere strettamente le farmacie nella gestione della cronicità sia uno spreco per il Servizio sanitario: i piani regionali ancora non danno concretezza al ruolo della farmacia.

Il prsidente di Federfarma ha anche il nodo della distribuzione diretta dei farmaci, sempre più spesso tolta alle farmacie e spostata a carico del cittadino, che deve personalmente andare a ritirarli presso ospedali o centri di erogazione delle Asl.

Una migliore gestione delle risorse da parte del Ssn sarebbe possibile anche con l’attuazione dei nuovi servizi in farmacia. La legge – ha ricordato ancora Cossolo – è stata approvata nel 2009, il finanziamento da più di un anno, il prossimo 21 marzo è finalmente stato convocato il tavolo ministeriale per stabilire i criteri di individuazione dei servizi. Nella delibera Cipe pubblicata proprio il 28 febbraio sulla Gazzetta ufficiale, che riguarda la ripartizione tra le Regioni dei fondi per i Lea e le somme vincolate relativi al Fondo sanitario 2018, ci  sono infatti anche i sei milioni di euro per la sperimentazione della farmacia dei servizi stanziati con la Legge di bilancio 2018.

Non accelerare l’evoluzione della farmacia dei servizi è una occasione persa per i cittadini e uno spreco per il Ssn. Ma uno spreco per il Servizio sanitario, ha affermato Cossolo, è anche non coinvolgere strettamente le farmacie nella gestione della cronicità: i piani regionali ancora non danno concretezza al ruolo della farmacia.

“La spesa farmaceutica convenzionata  ha perso in pochi anni 45 milioni di confezioni di medicinali” ha ricordato ancora Cossolo “che sono quelle passate in distribuzione diretta. Ma questo rappresenta un aggravio di costi sociali sul cittadino, che deve far chilometri per andare a prenderli”. Rivedere le regole della distribuzione diretta sarà dunque uno dei temi sul tavolo per il rinnovo della convenzione tra Ssn e farmacie. Tavolo a cui chiederemo, ha concluso Cossolo, “una nuova remunerazione, meno incentrata sul prezzo del farmaco e collegata, invece, ai servizi sempre più complessi che il farmacista è chiamato a svolgere in una società che invecchia, a partire proprio dal monitoraggio dell’aderenza alla terapia in particolare nei malati cronici”.

Silvia Pagliacci, presidente del Sunifar, il sindacato nazionale delle farmacie rurali, ha ribadito da parte sua il ruolo insostituibile delle farmacie rurali nella sanità italiana. Un’evidenza che, peraltro, è stata condivisa con convinzione nel corso dei lavori da tutti i partecipanti.

Federfarma è molto impegnata su questo fronte perché salvaguardare le farmacie rurali significa garantire efficienza all’intero sistema farmaceutico. Non esistono cittadini di serie B e anche chi vive nelle aree interne ha diritto a servizi fondamentali a partire dall’accesso al farmaco fino alla possibilità di svolgere analisi di prima istanza o consulti di telemedicina senza faticosi spostamenti” ha affermato la presidente del Sunifar nel corso del suo intervento. “Ne traggono vantaggio i singoli ma anche la salute collettiva. Anche le farmacie rurali sono in prima linea con la prevenzione. Grandi campagne nazionali quali DiaDay e Abbasso la pressione! migliorano la salute e procurano risparmi al Ssn. La farmacia rurale” ha concluso Pagliacci  “è un baluardo della salute anche nelle zone prive di ospedali e altre strutture sanitarie.”

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