Terapia del dolore, cresce l’insoddisfazione per hospice e servizi domiciliari

Terapia del dolore, cresce l’insoddisfazione per hospice e servizi domiciliari

Roma, 15 marzo – A 9 anni dalla legge 38 il quadro dell’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore in Italia non sembra cambiato. E, se lo ha fatto, è cambiato in peggio. Negli ultimi due anni, infatti, è cresciuta l’insoddisfazione nei confronti dei servizi domiciliari e degli hospice, sono calate le prescrizioni per visite specialistiche nei Centri di terapia del dolore,  mentre è in lieve crescita il livello di conoscenza dei diritti del malato, e rimane stabile l’ignoranza sui tipi di cure disponibili e sui farmaci.

A scattare la fotografia sulla percezione che i pazienti hanno sulle cure palliative è un’indagine condotta dalla Fondazione nazionale Gigi Ghirotti, presentata ieri a Roma, della quale riferiscono diffusamente due lanci dell’agenzia Dire. Condotta nel 2018 in ospedali, case di cura e hospice, la rilevazione ha raccolto i pareri di ben 11.896 pazienti, con età media di 66 anni e il 60% dei quali affetto da dolore.  Messi a confronto con quelli registrati  nella precedente rievazione del 2016, i numeri mostrano un significativo calo di soddisfazione per i servizi di cure palliative: tra coloro che vi hanno avuto accesso, il 18% degli intervistati, il 61% si è dichiarato soddisfatto delle cure domiciliari (contro il 69% del 2016) mentre il 21% per nulla o poco, percentuale cresciuta in due anni del 13% (nel 2016 era l’8%).

Il gradimento degli hospice è al 68% (- 14% dal 2016) mentre l’insoddisfazione si è impennata dal 5 al 18%. Sui Centri di terapia del dolore, invece, il gradimento supera l’80%, ma sono calate le prescrizioni del medico di famiglia per visite in centri specializzati: si è passati dal 35% di due anni
fa al 26%. Generalmente, poi, sono aumentate le persone consapevoli dell’esistenza della legge 38, dal 37% a 45%. Ma solo il 35% sa che la norma obbliga le strutture sanitarie a misurare il dolore e ad annotarlo nella cartella clinica. Inoltre, il 43% non conosce i farmaci oppiacei, il 45% pensa siano utili solo per curare dolore acuto e cronico, l’8% pensa servano solo ai pazienti fin di vita.
La presentazione dei dati dell’Osservatorio è avvenuta nel corso di un evento al Tempio di Adriano promosso dalla Fondazione Ghirotti assieme alla Conferenza delle Regioni e Province autonome. Vi hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Fondazione Isal, William Raffaeli, il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Fulvio Giardina, il presidente della Società italiana Cure palliative, Italo Penco, l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, e la coordinatrice dell’Osservatorio, Livia Turco, gia ministra della Sanità.
“A volte in Italia facciamo belle leggi ma non le applichiamo” ha detto proprio la Turco.  “La legge 38 è tra le più  innovative in Europa sul tema. Il governo se ne occupi,  inserisca l’applicazione di questa legge nel nuovo Patto della salute. E poi si facciano le cose previste dalla legge, in particolare
sulla formazione. Si completino gli hospice sul territorio nazionale, perchè ci sono troppe differenze regionali. E si migliori- l’assistenza domiciliare, è quella la via maestra”.
“Il processo di umanizzazione dell’assistenza sanitaria ha compiuto importanti passi avanti”  ha affermato da parte sua il presidente della Fondazione Ghirotti Vincenzo Morgante  “e con esso la cultura del sollievo che è  parte imprescindibile della cultura medica e più in generale della cultura della società tutta. Questa la sfida che la Fondazione e le associazioni hanno voluto raccogliere, realizzando modelli di assistenza ispirati alla salvaguardia della dignità della persona malata, all’affrancamento dalla sofferenza inutile sia attraverso al ricerca e ai nuovi e più efficaci farmaci e terapie, sia” ha concluso Morgante “attraverso una cura umana fatta di attenzione, premura vicinanza al malato”.

 

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