Tue, 25 Jun 2019
Equivalenti, mercato in crescita ad andamento lento nel 2018. Ma i biosimilari volano

Equivalenti, mercato in crescita ad andamento lento nel 2018. Ma i biosimilari volano

Roma, 18 marzo – Andamento lento, ma costante e positivo. È quello del mercato degli equivalenti, la cui crescita è proseguita anche nel 2018, anno in cui i generici hanno assorbito il 22,23% del mercato a confezioni (+ 0,76 punti percentuali sulil 2017) e il 13,8% del mercato a valori (+ 1,4 %  sull’anno precedente). Una quota di mercato quasi esclusivamente (89,2%) a carico del Ssn, trattandosi di farmaci prevalentemente di fascia A e dunque totalmente rimborsabili.

Questa la “fotografia” scattata dal report annuale 2018 realizzato dal Centro Studi di Assogenerici su dati Iqvia, che evidenzia una performance positiva – anche se meno brillante rispetto al 2017 – di tutte le classi dei prodotti equivalenti, con l’ultimo trimestre dell’anno in controtendenza (+0,6% a unità e +7,2% a valori) sia rispetto al mercato farmaceutico complessivo (che ha registrato un arretramento del -1,1% a unità e -1,6% a valori) sia nei confronti del mercato delle specialità branded a brevetto scaduto (-1,6% a unità e -3% a valori).

La segmentazione del mercato complessivo a volumi (tutte le classi) registra un’incidenza del 52,22% dei farmaci brand a brevetto scaduto.  Il resto del mercato è diviso tra i farmaci coperti da brevetto (22,23% ) e gli equivalenti (25,55%). I brand a brevetto scaduto dominano ancora – sia pur se con una leggerae flessione – il mercato anche  valori,  attestandosi al 47,97%. A seguire i farmaci coperti da brevetto (38,29%) e a notevole distanza gli equivalenti (13,75%).

Nel canale farmacia (tutte le classi) la segmentazione del mercato dei soli prodotti off patent vede ancora una netta predominanza dei brand a brevetto scaduto che assorbono il 70% a confezioni e il 78% a valori, contro il 30% a confezioni e il 22% a valori degli equivalenti.

Dal report Assogenerici arriva anche la conferma, anche nel 2018, del calo generale del mercato di classe A in farmacia rimborsato dal Ssn: diminuisce sia il numero di confezioni  (- 0,9% sul 2017) sia la spesa (- 3,8%). In particolare, si registra la flessione del 16,6% della spesa relativa ai prodotti ancora coperti da brevetto (-12,6% a confezioni) e la crescita, invece, della spesa per gli equivalenti, che segna un +8,7% (+3,3% a confezioni) rispetto all’anno precedente.

Restano sostanzialmente uguali  le differenze dei consumi nelle diverse aree geografiche del Paese: il ricorso alle cure equivalenti continua a salire al Nord (36,8% a unità e 27,8% a valori), più lentamente al Centro (27,2% a unità; 21,1% a valori) e in misura minore al Sud (21,9% a unità e 16,8% a valori), a fronte di una media Italia attestata al 29,7% a confezioni e al 22,7% a valori. il dato si riflette ovviamente a livello delle singole Regioni:
in testa ai consumi degli off patent è ancora la Provincia Autonoma di Trento, con l’83,5% delle confezioni dispensate dal Ssn in classe A (il generico assorbe il 42,8% del totale). Seguono Lombardia (81%% e 38,9%%), Emilia Romagna (83,5% e 36,6%) e Friuli ( 82,4% e 36,4%). Conferme anche in fondo alla classifica, con l’ultimo posto della Calabria, dove gli off patent pesano  sulla spesa totale rimbirsata dal Ssn per  l’81,4%, ma con una quota di equivalenti  che non raggiunge nemmeno il 20% (19,9%).
Significativo il dato della quota versata come differenziale di prezzo dai cittadini  per ottenre il farmaco il brand al posto de coorrispondete equivalente: una scelta che nel 2018 è costata ai cittadini più di un miliardo ( 1.101 milioni) di euro, con un’incidenza in crescita sul 2017 in Sicilia (15,8%, per complessivi 114 mln) e nel Lazio (15,5%, pari a 139 milioni di euro). L’incidenza più bassa si registra invece ancora in Lombardia, dove il differenziale versato di tasca propria dai cittadini quota l’11,1% della spesa regionale Ssn, pari in valori assoluti a 144 milioni di euro.

Il panorama del canale ospedaliero continua invece a essere caratterizzato dalla predominanza assoluta dei prodotti in esclusiva, titolari del 33,5% dei volumi e del 92,8% del giro d’affari di settore. Nel 2018, i farmaci equivalenti si sono fermati al  27,3% del mercato a volumi e il 6,4% del mercato a valori.

Per quanto riguarda il mercato dei biosimilari, le molecole in commercio sul mercato italiano nel 2018 sono salite da otto a dodici. Enoxaparina, Epoetine, Etanercept, Filgrastim, Follitropina alfa, Infliximab, Insulina glargine, Rituximab, Somatropina, Insulina Lispo, Trastuzumab e Adalimumab biosimilari hanno assorbito il 17% dei consumi nazionali contro l’83% detenuto dai corrispondenti originator, registrando una crescita complessiva dei consumi del 53,7% rispetto al 2017. Segnali importanti di crescita confermati anche dal fatto che sono salite da tre a quattro le molecole biosimilari che sul mercato nazionale hanno superato il biologico originatore. La migliore performance 2018 sul mercato è quella del  Filgrastim, i cui 5 biosimilari in commercio hanno assorbito il 95,14% del mercato a volumi. Bene anche le Epoetine, che hanno assorbito il 78,05% del relativo mercato a volumi. Davvero ragguardevoli anche i risultati dell’Infliximab (tre biosimilari in commercio, prima commercializzazione nel febbraio 2015), al quale è bastato un paio d’anni per arrivare a conquistare il 73,74% del mercato a volumi. Discorso analogo per rituximab, in versione biosimilare solo dal luglio 2017 e già in grado di assorbire il 54, 84% del mercato di riferimento. Flessione invece per la Somatropina biosimilare, commercializzata dal 2007, che raccoglie il 21,70% a volumi in un mercato ancora solidamente (78,30%) detenuto da sette  altri prodotti originatori.

Comprensibilmente ancora in assestamento, invece, il mercato degli altri biosimilari di più recente registrazione: la  Follitropina alfa, in commercio dall’aprile 2015,  nel 2018 ha raggiunto il  14,14% del mercato a volumi. Migliori invece le prestazioni dell’Etanercept , entrato sul mercato nell’ottobre 2016 e arrivato a totalizzare nel 2018 il 36,04% del mercato a volumi e dell’Insulina Glargine, con il primo biosimilare in commercio da febbraio 2016  (17,58% del mercato a volumi nel 2018).

Stabile il quadro dei consumi a livello regionale, ancorchè con le diffrenze già note sull’asse Nord-Sud:  a registrare il maggior consumo di biosimilari per tutte le molecole in commercio sono la Valle d’Aosta e il Piemonte, con una incidenza dei biosimilari del 50,21% sul mercato complessivo di riferimento. Seguono, appaiate ma decisamente distanziate dalle prime due, Emilia Romagna e Toscana dove i biosimilari assorbono rispettivamente il 23,13% e il 21,58% del mercato di riferimento.In fondo alla classifica  Umbria (5,31%), Puglia (6,94%) e Calabria (7,25%).
Ben altro aspetto assume però la classifica regionale dei consumi tenendo conto soltanto del mercato riferito all’insieme delle cinque molecole in commercio da almeno 3 anni (Epoetine, Filgrastim, Somatropina, Infliximab, Follitropina Alfa): in testa ai consumi di biosimilari ancora una volta Valle d’Aosta e Piemonte, entrambe con quote di consumo di biosimilari dell’82,70%. Seguono Toscana (77,94%), Liguria (77,17%) passando per Veneto, Trentino, Sardegna ed Emilia Romagna, tutte con quote di penetrazione dei biosimilari superiori al 70%. Ultima in classifica la Calabria, dove il consumo delle cinque molecole biosimilari si ferma al 17,30% per cento del mercato di riferimento.

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