Efpia: “Dopo la Brexit, sarà garantita la disponibilità di farmaci ai pazienti?”

Efpia: “Dopo la Brexit, sarà garantita la disponibilità di farmaci ai pazienti?”

Roma, 22 marzo – Dopo la Brexit, i pazienti riceveranno i medicinali di cui hanno bisogno?

È la domanda che Stefan Oschmann (nella foto), presidente di Efpia (la sigla europea delle aziende del farmaco) avanza in un articolo pubblicato ieri sul sito dell’associazione.

Per Efpia, spiega Oschmann, “la nostra principale preoccupazione attorno alla Brexit è sempre stata la sicurezza del paziente e la salute pubblica, in particolare la fornitura ininterrotta di medicinali ai pazienti nei 27 Stati membri dell’Unione europea e nel Regno Unito”.

Un fronte che la Brexit può in effetti seriamente  mettere a rischio, visto che – come ricorda Oschmann – circa un miliardo di pacchi di medicinali attraversano ogni anno il confine tra Regno Unito e Unione europea, circa 45 milioni al mese in un senso (dal Regno Unito alla Ue) e 37 milioni nella direzione opposta. E certamente non aiuta a fugare le preoccupazioni la perdurante incertezza sulle modalità della Brexit, ancora appese al filo di una decisione che Governo e  parlamento inglesi non sono fin qui riusciti ancora a raggiungere e che, a questo punto, difficlmente raggiungeranno.

Una situazione critica, alla quale le aziende del farmaco si sono giocoforza attrezzate a rispondere,  preparandosi  seriamente a una Brexit “no deal”, Nella prospettiva di un mancato  accordo tra UK e Ue, ogni azienda si è così mossa autonomamente, spiega il presidente di Efpia, per apportare le modifiche ritenute necessarie, intervenendo su stoccaggio dei farmaci, duplicazione dei test, trasferimento delle autorizzazioni e pianificazione di spedizioni verso e dalla Ue, su traghetti noleggiati dal governo britannico per sei nuove rotte portuali.

Gli isotopi medici per il trattamento del cancro e altre forniture con una breve durata possono essere trasferiti in aereo in quella che è una delle maggiori sfide logistiche della catena di approvvigionamento che il nostro settore e i nostri partner di servizi sanitari hanno mai affrontato” scrive ancora Oschmann illustrando le iniziative delle aziende.

Resta però il fatto che “nonostante questi intensi preparativi, l’assenza di un periodo di transizione porterebbe il Regno Unito a uscire da una regolamentazione relativa alla sicurezza dei pazienti, alla stessa fornitura dei farmaci e a un quadro di ricerca clinica che ha richiesto decenni per evolversi” annota con preoccupazione il presidente di Efpia. “Indipendentemente dalle azioni intraprese dal nostro settore, la fornitura di medicinali ai pazienti coinvolge una vasta gamma di attori, dagli organismi di regolamentazione alle società di trasporto, dai grossisti ai governi”.

Il presidente di Efpia non rinuncia però a una notazione fortemente critica alle autorità comunitarie e nazionali. “Considerando l’urgenza e l’importanza dei farmaci per tutta la nostra salute” scrive infatti Oschmann “preoccupa la mancanza di attenzione, al di fuori del nostro settore, riservata alla protezione dell’offerta di medicinali. Abbiamo assistito ad azioni positive in settori come la pesca, i trasporti e i servizi finanziari, ma c’è ancora molto da fare per proteggere la salute pubblica e l’offerta di medicinali ai pazienti”.

Per Oschmann, ci sono alcune azioni chiave che dovrebbero essere intraprese immediatamente. “Nonostante i migliori sforzi delle aziende, in cui il trasferimento dei test dei medicinali dal Regno Unito all’Ue non può essere completato entro il 30 marzo 2019, l’Unione europea e i suoi Stati membri dovrebbero consentire l’uso di medicinali attualmente testati nel Regno Unito” scrive il prsidente della federazione europea delle aziende del farmaco. “Allo stesso modo, i dispositivi medici utilizzati in combinazione con farmaci che attualmente detengono marchi CE con marchio del Regno Unito dovrebbero essere resi disponibili per l’uso nell’Ue a breve termine. Mentre la situazione alla frontiera Ue-Regno Unito non è chiara, due terzi delle società farmaceutiche hanno indicato che la perturbazione delle frontiere è rimasta la loro principale preoccupazione. Di conseguenza, dovrebbero essere prese le misure per dare la priorità a farmaci, ingredienti farmaceutici attivi, materie prime e studi clinici”. In buona sostanza, stante la specificità del farmaco come bene esistenziale, Oschmann chiede alle autorità comunitarie e dei vari Paesi molte più attenzioni e un occhio di riguardo.

“La Commissione europea e l’Agenzia europea per i medicinali hanno affermato che qualsiasi azione per risolvere le questioni è di competenza degli Stati membri” conclude Oschmann. “Diversi Paesi adottano approcci diversi, tuttavia è nostra convinzione che l’azione a livello della Ue sia la via più semplice e coerente per garantire la necessaria flessibilità temporanea a nome degli Stati membri nell’interesse dei pazienti e della salute pubblica. Ora è il momento di agire”.

 

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