Tumore al colon, dai batteri intestinali ‘marcatori’ della malattia un aiuto alla diagnosi

Tumore al colon, dai batteri intestinali ‘marcatori’ della malattia un aiuto alla diagnosi

Roma, 3 aprile – Anche i batteri intestinali (microbiota) potrebbero avere un ruolo chiave nello sviluppo del cancro del colon, nonché aiutare a predire la malattia. Uno studio dell’università di Trento in collaborazione con altri centri di ricerca italiani e internazionali, riferisce un lancio dell’Ansa,  svela che il microbiota dei pazienti ha delle caratteristiche specifiche che lo differenziano rispetto a quello di individui sani, e per di più che lo stesso tipo di microbiota si ritrova nei pazienti di diversi paesi del mondo, indipendentemente da differenze geografiche in dieta e stili di vita. Ciò è un segno che certi batteri e il loro metabolismo contribuiscono a causare il tumore. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Medicine e potrebbe rappresentare una svolta per la diagnosi precoce non invasiva.

Lo studio è stato coordinato da Nicola Segata, responsabile del laboratorio di Metagenomica computazionale al Cibio, Università di Trento, in collaborazione con l’Istituto italiano per la medicina genomica di Torino, il Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino e lo Ieo (Istituto europeo di oncologia) di Milano e realizzato grazie a un finanziamento della Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), sede provinciale di Trento.
“Nei campioni fecali di persone affette da cancro al colon (un migliaio di campioni sono stati analizzati in questo lavoro con moderne tecniche di genomica) abbiamo osservato la presenza di un insieme di batteri “marcatori” del carcinoma, in primis il Fusobacterium nucleatum che era già stato associato alla malattia, ma anche una decina di altri batteri che rafforzano tale associazione” commenta Segata.

L’aspetto interessante è che i batteri fortemente associati al carcinoma del colon-retto sono gli stessi in pazienti di Paesi diversi, per quanto il microbioma intestinale di solito appaia abbastanza diverso nelle popolazioni di paesi differenti, legato com’è a dieta e altre abitudini. Ma non è tutto: è emerso in particolare che nel Dna del microbioma dei pazienti è presente in più copie il gene per l’enzima ‘cutC’, che partecipa alla trasformazione della colina – composto presente in diversi cibi, tra cui la carne – in ‘trimetilammina’, precedentemente associata a un rischio più elevato di contrarre il cancro al colon-retto.

Inoltre, in uno studio parallelo condotto presso l’European Molecular Biology Laboratory (Embl) a Heidelberg, in Germania, si è visto che il microbioma dei pazienti trasforma gli acidi biliari che servono per la digestione in sostanze potenzialmente cancerogene. “Il fatto che il microbioma rilevato nelle feci sia altamente predittivo della presenza della malattia”  conclude Segata “è importante perché, combinato con altri test disponibili come quello del sangue occulto nelle feci, l’esame del microbiota potrebbe aumentare l’accuratezza diagnostica di test non invasivi”.

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