Francia, la ricetta dell’Antitrust per le farmacie: Otc fuori e capitale dentro

Francia, la ricetta dell’Antitrust per le farmacie: Otc fuori e capitale dentro

Roma, 8 aprile – Per quanto i Paesi possano essere diversi, le loro autorità della concorrenza finiscono per assomigliarsi tutte e (avendo a fondamento i valori e i principi dell’economia di mercato) arrivano quasi inevitabilmente per giungere alle stesse conclusioni.

Non fa eccezione l’Autorité de la concurrence francese, che – dopo un’istruttoria  durata quattro anni – ha “partorito” giovedì scorso un ipetrofico rapporto di più di 400 pagine  sul sistema farmaceutico d’Oltralpe, raccomandando un allargamento delle sue maglie.

Per rivitalizzare l’economia di  un settore che – come lamentano gli stessi sindacati delle farmacie – è da tempo in grande sofferenza, secondo l’Autoritè è necessario intervenire con misure espansive,  tra le quali spiccano  l’estensione della vendita dei farmaci senza prescrizione medica anche parafarmacie e supermercati (purchè vi sia il farmacista, a garanzia della salute dei cittadini) e l’apertura della proprietà della farmacie al capitale.

Come dire, semplificando all’eccesso, che in materia di farmacie, Bersani e il Governo Renzi sembrano fare scuola anche in Francia. In realtà, il rapporto francese è molto articolato e – per molti aspetti – permeato di una generosa dose di “cerchiobottismo”,  con  l’indicazione di misure che in parte affermano di volere amplificare il ruolo di presidio sanitario delle frmacie, implementando i servizi ai cittadini, dall’altra sono in tutta evidenza finalizzate ad aumentare le dinamiche concorrenziali e di mercato.

Un esempio probante di questa impostazione arriva dall’affermazione della “piena giustificazione del monopolio farmaceutico”, che il rapporto mette nero su bianco dopo la doverosa ricognizione della situazione attuale, salvo poi sostenere altrove che lo stesso monopolio deve di necessità essere “allentato”, ancorché in modo  “parziale e strettamente regolamentato“, allo scopo di abbassare i prezzi di determinati prodotti sanitari e di  migliorarne l’accesso.

In questa cornice di “monopolio” riveduto e corretto tanto da non essere più tale, solo alcune categorie di prodotti (come i farmaci da banco, gli autotest dell’Hiv, i misuratori di glucosio ematico, ecc.) potrebbero essere venduti in spazi dedicati nei supermercati, con la condizione della presenza obbligatoria (proprio come in Italia, che – se l’indicazione dell’Antitrust francese fosse accolta- smetterebbe dunque di essere  un unicum europeo) di un farmacista professionalmente responsabile. Ma, per non creare vulnus eccessivi al “monoplio pienamente giustificato”, l’apertura di questi nuovi spazi di vendita andrebbe sottoposta allo stretto controllo delle autorità, allo scopo dichiarato di non  indebolire la rete territoriale delle farmacie, uno dei maggiori timori dei sindacati del settore.

“Non indebolire una farmacia in una situazione delicata”  ha dichiarato al riguardo alla stampa Isabelle de Silva, presidente dell’Autoritè de la concurrence (nella foto), “potrebbe essere un motivo di rifiuto del tutto legittimo” per l’installazione di uno spazio concorrenziale in un supermercato vicino a una farmacia del territorio.

Come già anticipato, l’Autoritè si esprime  favorevolmente anche nei confronti dell’apertura del capitale delle farmacie e ciò perché l’attuale quadro giuridico (che permette soltanto  la partecipazione di minoranza di farmacisti alla proprietà di un numero limitato di altre farmacie), è ritenuto troppo rigido e vincolante, e comunque tale da limitare “la capacità delle farmacie di accedere a fonti di finanziamento”.

Ostacolo, secondo l’Antitrust francese, che bisogna assolutamente rimuovere per consentire alle farmacie di reperire le risorse necessarie alla loro modernizzazione, in particolare quelle da destinare ai nuovi servizi sanitari (come ad esempio la telemedicina e la telediagnosi), creando così le condizioni per una ripresa economica.

L’Autorità, in proposito, non fornisce indicazioni univoche e perentorie, ma offre alla valutazione di governo e dei porfessionisti del settore un ventaglio di possibili opzioni,  modelli graduali di apertura al capitale. Il più “conservativo” prevede un’apertura della proprietà solo a soci di capitale farmacisti,  esterni alla farmacia. Più radicale, invece, il modello che prevede l’apertura della proprietà anche a soci di capitale non farmacisti, con due diversi scenari: nel primo, la partecipazione di questi soci  sarebbe assoggettata al vincolo della minoranza, più o meno nei termini che vorrebbe introdurre in Italia la recente proposta di legge del deputato M5S Giorgio Trizzino; nel secondo, la partecipazione dei soci di capitale non farmacisti sarebbe libera da “paletti”. In ogni caso, si legge nel rapporto, sia che gli investitori esterni siano di minoranza o di maggioranza, dovrebbero sempre essere fissate  “condizioni etiche rigorose” per mantenere il monopolio della pratica del farmacista, nonché regole per evitare conflitti di interesse.

Il fluviale rapporto dell’Antitrust d’Oltralpe offre indicazioni anche sulle norme che regolano l’e-commerce di farmaci, che andrebbero riviste e rese meno rigide di quanto sono attualmente, per permettere alle farmacie di comunità di allargare il loro giro di affari vendendo gli Otc anche sulle piattaforme come Amazon, eliminando vincoli molto restrittivi (come quello di assolvere gli ordini con l’obbligo di far partire i prodotti direttamente  dal proprio magazzino). Norme meno vincolanti, secondo l’Antitrust, consentirebbero di ottenere i risultati già ottenuti da quei Paesi europei che
hanno già liberalizzato la vendita di farmaci senza prescrizione medica (OTC), registrando una diminuzione dei prezzi del 10-15%. In  Francia il settore della vendita degli Otc on line, osserva l’Autorità,  è ancora al palo: benché autorizzato dalla fine del 2012, arriva appena all’1% delle vendite di medicinali da banco in Francia, rispetto al 14% in Germania. E siti d’oltre confine (come il belga Newpharma)  attirano molti pazienti francesi, a riprova di un bisogno insoddisfatto  dei cittadini francesi.

La presidente dell’Autoritè  de Silva, tuttavia, assicura che l’adozione di misure pro e-commerce non preluderebbe in ogni caso a una “amazonizzazione” del mercato dei farmacie, che “in Francia non può esistere”. 

E i farmacisti? A proposito delle misure per sviluppare il mercato on line, Philippe Besset, presidente della Fspf, la principale federazione sindacale delle farmacie di comunità, ha subito risposto facendo presente che in Francia i prezzi di questi farmaci sono già “molto al di sotto della media europea”.

Ma  è solo la punta dell’aiceberg della stroncatura più complessiva che le sigle di farmacie e farmacisti hanno subito riservato al rapporto dell’Antitrust:  “L’Autoritè inaugura un nuovo stile” ha subito denunciato l’Ordine nazionale dei farmacisti  “mascherando con considerazioni di salvaguardia della salute pubblica e dell’interesse dei farmacisti l‘obiettivo di minare meglio i fondamenti della professione, istituita a beneficio del paziente. L’attuazione delle sue raccomandazioni interromperebbe la distribuzione dei farmaci e segnearebbe la finanziarizzazione della rete di farmacie”.

“L’Autoriteè de la Concurrence” ha tagliato corto sempre via Twitter Besset “prende in giro la sicurezza dei pazienti”. 

Occhi e orecchie, adesso, sono puntati sulle reazioni che il Governo presieduto da  Edouard Philippe (che all’inizio dello scorso mese di marzo si era pronunciato favorevolmente nei confronti di alcune delle misure contenute nel rapporto) riserverà alle indicazioni dell’Antitrust.  

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