Mani avanti di Bonaccini in vista del Def: “Nessuno pensi di toccare i fondi per la salute”

Mani avanti di Bonaccini in vista del Def: “Nessuno pensi di toccare i fondi per la salute”

Roma, 9 aprile – Flat tax e sterilizzazione dell’Iva da una parte;  crescita del Pil inchiodata allo zero virgola poco e deficit e debito in crescita dall’altra. Questo la complicatissima cornice dentro la quale il governo deve mettere a punto e varare entro domani, 10 aprile, il Documento di economia e finanza (Def),  mettendo nero su bianco le politiche economiche e finanziarie che intende porre in essere in una situazione economico-finanziaria ben diversa (soprattutto per quanto riguarda le previsioni di crescita) dal quadro tracciato nella Legge di bilancio 2019. 

Anche volendo considerare molto ottimisticamente gli effetti che saranno prodotti dai recenti decreti Crescita e Sblocca cantieri, sarà infatti estremamente difficile per il governo (fin qui sempre molto ottimista e largo di manica nelle sue previsioni, poi purtroppo smentite dai fatti) arrivare anche solo a una soglia di crescita dello 0,5% annuo, comunque superiore allo 0,2% stimato da Bruxelles (che, peraltro, teme possa essere addirittura inferiore). Uno scenario, insomma, da allarme rosso, dove andranno collocate le misure che dovrebbero rappresentare il fulcro della manovra 2020.

Comprensibile quindi che qualcuno, temendo brutte sorprese, metta le mani avanti. Ieri lo ha fatto il il presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini (nella foto). Mi auguro, vista la crescita zero mdel Paese, che a nessuno venga in mente di toccare i fondi per la sanità” ha detto il governatore emiliano durante una conferenza stampa a Bologna, ricordando la firma del Patto per la Salute 2019-2021 che doveva essere firmato a fine marzo.  “Ancora non ne sappiamo nulla”  ha adetto Bonaccini “ormai siamo a metà aprile, bisogna accelerare. Come rappresentante delle Regioni, ho firmato con il Governo un accordo da due  miliardi per il prossimo anno e quelli ci devono essere”.

Come dire, insomma, che i tagli che il Def dovrà necessariamente operare qui e là per drenare risorse (sui giornali circola l’ipotesi di tagli per due miliardi alle spese dei ministeri, 481 milioni in meno per aziende, 300 per trasporti, 70 per gli atenei) no dovranno in alcun caso toccare le risorse previste per la salute.

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