Def, confermati payback e nuovi criteri di contrattazione del prezzo dei farmaci

Def, confermati payback e nuovi criteri di contrattazione del prezzo dei farmaci

Roma, 10 aprile – C’è spazio anche per il farmaco, nella bozza del Programma nazionale di riforma (Pnr) contenuto nel nuovo Def approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. In materia di governance della spesa sanitaria, trova infatti conferma il Tavolo tecnico di lavoro sui farmaci e i dispositivi medici, con il mandato prioritario di individuare le soluzioni più adeguate per i contenziosi in essere legati alle procedure del payback farmaceutico. Che dunque resta:  in proposito, si ribadisce e chiarisce che il monitoraggio della spesa e il calcolo della quota di mercato di ciascun produttore saranno calcolati in base alle fatture elettroniche emesse nell’anno solare di riferimento rilevate dall’Aifa. Nelle non moltissime righe dedicate alla materia, si fa cenno anche al ripiano dell’eventuale disavanzo rispetto agli obiettivi, che sarà a carico per il 50% delle aziende produttrici (secondo le rispettive quote di mercato) e per l’altro 50% a carico delle Regioni nelle quali si è registatolo sforamento del tetto di spesa.

A proposito del lavoro che il Tavolo tecnico sui farmaci e i dispositivi medici dovrà svolgere per individuare “adeguate soluzioni dei contenziosi in essere in relazione ai provvedimenti legislativi ed amministrativi relativi alle procedure di payback farmaceutico”, il documento non va oltre alcuni riferimenti piuttosto generici, facendo cenno a una nuova modalità di calcolo degli scostamenti dai vincoli della spesa farmaceutica per acquisti diretti relativi al 2018, all’adeguamento dei criteri di contrattazione del prezzo dei farmaci rispetto ai livelli di innovazione del mercato e alla definizione di “specifiche direttive per l’acquisizione delle categorie merceologiche (sanitarie), in modo da rendere maggiormente trasparenti e condivise le migliori esperienze da parte del Comitato Guida del Tavolo dei Soggetti aggregatori”.

Ma l’interesse del Def va ovviamente ben al di là di questo pur molto importante aspetto di dettaglio. A offrire una sintesi dei suoi contenuti è l’agenzia Ansa, che propone il documento in pillole, inquadrandolo nello scenario di un’Italia in sostanziale stagnazione economica, con una crescita di pochi decimali superiore allo zero nonostante la spinta attesa da misure come il ‘Decreto crescita’ e lo ‘Sblocca-cantieri’. E, per effetto anche dei rendimenti sul debito ancora elevati, un deficit strutturale in rialzo, nonostante l’impegno preso con l’Ue a ridurlo, che spinge il debito fino al 132,7% del Pil per quest’anno.

Qui di seguito, le “pillole” di Def dell’Ansa.

 Crescita. Nel quadro tendenziale del Def la crescita 2019 scende drasticamente, allo 0,1% dall’1% della nota di aggiornamento al Def dello scorso anno. Le stime programmatiche prevedono invece 0,2% nel 2019, a fronte di uno stimolo pari a uno 0,1% di Pil atteso dai decreti per cantieri e crescita, per poi accelerare allo 0,7% nel 2020. Un’ulteriore spinta arriverebbe dal Reddito di cittadinanza, da cui il Def si attende un +0,2% di Pil, mentre l’effetto di Quota 100, cifrato nelle tabelle del Def, è zero.

Deficit. Il deficit/Pil nel 2019 salirebbe al 2,4% dal 2% che era stato previsto nelle ultime stime del governo, per poi scendere al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021. Il deficit strutturale invece peggiorerebbe invece a -1,6% del Pil nel 2019 (da -1,3%) per poi arrivare a -0,8% nel 2022. Di fronte al rialzo delle stime di deficit, restano congelati i due miliardi di spesa già oggetto della clausola contenuta nella legge di bilancio 2019.

Debito. Il Def prevede nella bozza in entrata al Cdm un debito pubblico al 132,7% del Pil per quest’anno, in rialzo dal 132,2% del 2018 a causa della “bassa crescita nominale” e di “rendimenti reali relativamente elevati”, con un calo nel 2020 al 131,7% e “via via fino al 129,8 per cento nel 2022”.

I vincoli della Ue. Nel documento si legge che il saldo strutturale, in peggioramento, “risulterebbe in lieve miglioramento al netto della clausola per eventi eccezionali”. Nelle attese del governo gli obiettivi programmatici sarebbero “in linea con il dettato del patto di stabilità e di crescita” e “la sostanziale compliance del programma di finanza pubblica dovrebbe quindi costituire un fattore rilevante per la valutazione dell’osservanza della regola del debito da parte dell’Italia”.

Iva e flat tax. Nel quadro programmatico il governo considera anche l’aumento dell’Iva per 23 miliardi. Tutto ciò “nell’attesa di definire nel corso dei prossimi mesi, in preparazione della Nota di aggiornamento del Def, misure alternative e un programma di revisione della spesa pubblica”.Quanto alla flat tax, da coprire con tagli alle agevolazioni fiscali, il Def prevede la graduale estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15 e 20 per cento, a partire dai redditi più bassi. Per incentivare gli investimenti delle imprese, il documento parla di una riduzione dell’aliquota Ires applicabile agli utili non distribuiti.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi