Gimbe: “Nel Def 2019 solo incongruenze e grandi incertezze per la sanità”

Gimbe: “Nel Def 2019 solo incongruenze e grandi incertezze per la sanità”

Roma, 12 aprile – È  un giudizio molto critico, quello che la Fondazione Gimbe riserva ai contenuti del Documento di economia e finanza per l’anno in corso approvato due giorni fa dal Consiglio dei Ministri. Il motivo? Le inconguenze dei numeri relativi alla sanità, in particolare quelli delle risorse assegnate dalla Legge di bilancio, con stime per il 2020-2021 allineate con gli incrementi Fsn legati a previsioni di crescita economica del tutto utopistiche e (non bastasse) pericolosamente esposte al rischio di un ricorso obbligato alla clausola di salvaguardia, ovvero il taglio di 2 miliardi di euro di spesa pubblica in caso di deviazione dall’obiettivo di indebitamento netto, che sicuramente colpirà la sanità.

Nel triennio 2020-2022, il Pil nominale dovrebbe crescere in media del 2,5% per anno e l’aumento della spesa sanitaria attestarsi sul tasso medio annuo dell’1,4%. In termini finanziari la spesa sanitaria aumenterebbe così dai  119.953 milioni di euro stimati per il 2020 ai 121.358 nel 2021 e ai  123.052 nel 2022. Per l’anno in corso, invece, a fronte di una crescita del Pil nominale dell’1,2%, il Def 2019 stima una spesa sanitaria di 118.061 milioni di euro che corrisponde a una crescita del 2,3% rispetto ai € 115.410 del 2018.

“Le previsioni di crescita economica del Paese”  afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe “emergono in tutta la loro evanescenza se si confrontano le stime messe nero su bianco appena sei mesi fa». La Nota di aggiornamento del Def 2018 (NaDef) infatti aveva azzardato per il 2019 una crescita del Pil del 3,1%, che sarebbe poi dovuto schizzare al 3,5% nel 2020 per tornare al 3,1% nel 2021: tali previsioni sono precipitate all’1,2% per il 2019 (-1,9%), al 2,6% per il 2020 (-0,9%) ed al 2,5% per il 2021 (-0,6%).

Anche se le stime fossero corrette, osserva Gimbe, la spesa sanitaria non potrà dunque coprire nemmeno l’aumento dei prezzi sia perché cresce meno del Pil nominale, sia perché l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale dei prezzi al consumo e che l’inflazione media si è attestata oltre l’1% (1,2% nel 2017 e nel 1,1% nel 2018). “In altre parole”  puntualizza Cartabellotta “la crescita media della spesa sanitaria dell’1,4% nel triennio 2020-2021 stimata dal DEF 2019 nella migliore delle ipotesi potrà garantire al SSN lo stesso potere di acquisto solo se la ripresa economica rispetterà previsioni più che ottimistiche, ovvero una crescita media del PIL del 2,5% per il triennio 2020-2021“.

“Delle cifre assolute riportate nel Def” aggiunge il presidente di Gimbe “è bene non fidarsi, soprattutto nel medio termine, perché le risorse assegnate alla sanità dalle Leggi di bilancio risultano sempre inferiori alle stime del Def sulla spesa sanitaria”. A comprovarlo sono i dati che Cartabellotta mette in fila: “Per l’anno 2018 la stima di  121,3 miliardi di euro di spesa sanitaria del Def 2014 è precipitata a  117,7 miliardi con il Def 2015, quindi a  116,2 con il Def 2016 e a € 115,1 con il Def 2017, per arrivare ad un finanziamento reale di € 113,4 miliardi con la Legge di bilancio 2018“.

Nel Def 2019 il rapporto spesa sanitaria/Pil rimane identico al 2018 (6,6%) per gli anni 2019 e 2020, per poi ridursi al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022. “Queste previsioni  smentiscono l’inversione di tendenza incautamente annunciata dal Premier Conte nel giugno 2018 in occasione del discorso per la fiducia”  spiega Cartabellotta “e sono identiche a quelle dei Def (e dei Governi) precedenti, dove all’incremento atteso della crescita economica corrisponde sempre una riduzione del rapporto spesa sanitaria/Pil”.

Questa strategia di finanza pubblica. secondo Gimbe,  documenta inequivocabilmente che per tutti i Governi che si sono succeduti negli anni, compreso il cosiddetto Governo del Cambiamento, la sanità non ha mai rappresentato una priorità politica. “Infatti, quando l’economia è stagnante la sanità si trasforma automaticamente in un bancomat al portatore” afferma Cartabellotta al riguardo ” mentre in caso di crescita economica i benefici per il Ssn non sono proporzionali, rendendo di fatto impossibile un rilancio del finanziamento pubblico”.

Analizzando le previsioni per l’anno 2019, emergono infine alcune incongruenze, visto che il Def stima una spesa sanitaria di 118.061 milioni di euro con un aumento rispetto al 2018 di ben € 2.651 milioni, in buona parte da destinare al personale sanitario. Il Def 2019 precisa infatti che per i redditi da lavoro dipendente si stima un livello di spesa pari a € 36.502 milioni, ovvero quasi un miliardo di euro in più rispetto al 2018, quando la spesa era di € 35.540 milioni. “Tuttavia”  precisa Cartabellotta “se la Legge di Bilancio 2019 ha già destinato alla sanità solo € 1 miliardo, peraltro senza alcun vincolo sul personale, da tali previsioni emergono due legittimi interrogativi. Il Def intende certificare per l’anno 2019 un aumento del deficit per la sanità di € 1.651 milioni? Con quali modalità il Governo intende convincere le Regioni a destinare un miliardo, di fatto quello previsto dall’aumento del FSN 2019, interamente al personale sanitario?

Dall’analisi Gimbe del Def 2019, in buona sostanza, emergono solo conclusioni preoccupanti per il Servizio sanitario nazionale, che derivano da alcune inequivocabili certezze. La prima è che la crescita economica del Paese, rispetto alle previsioni della NaDEF 2018, è stata drammaticamente ridimensionata, in particolare per il 2019 (-1,9%). La seconda è che non viene definita alcuna inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/PIL, che rimane stabile sino al 2020 e inizia a ridursi dal 2021. Altra certezza negativa: per il 2019 si stima, rispetto al 2018, un aumento di spesa sanitaria di  2,65 miliardi di euro, prevedendo di destinare quasi un miliardo al personale dipendente. Previsioni che però sono del tutto incongruenti con le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2019, sia rispetto all’entità, sia rispetto alla destinazione. Da ultimo, gli aumenti della spesa sanitaria stimati per il 2020 (+  1.892 milioni di euro) e per il 2021 (+ € 1.405 milioni) sono in linea con l’incremento del Fsn previsto dalla Legge di bilancio 2019, rispettivamente  2.000 milioni di euro per il 2020 e  1.500 milioni per il 2021.

“Il Def 2019 se da un lato mette a nudo tutte le incertezze sulla crescita economica del Paese, dall’altro aumenta le preoccupazioni per la sanità per tre ragioni fondamentali” è la conclusione di Cartabellotta. “Innanzitutto, per il 2019 le stime sono incongruenti con le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio; in secondo luogo, se le stime per il 2020-2021 sono allineate con gli incrementi previsti del FSN, questi oltre che alla sottoscrizione di un Patto per la Salute ancora in stallo, sono legati ad utopistiche previsioni di crescita economica; infine, su tutto aleggia lo spettro della clausola di salvaguardia, ovvero il blocco di € 2 miliardi di spesa pubblica in caso di deviazione dall’obiettivo di indebitamento netto, che sicuramente colpirà la sanità».

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