Grecia, scandalo Novartis: mazzette ai politici per sovraprezzare i farmaci

Grecia, scandalo Novartis: mazzette ai politici per sovraprezzare i farmaci

Roma, 12 aprile – Mazzette per ottenere un aumento del prezzo dei farmaci, con il coinvolgimento di istituzioni, politica e medici.  Acquista contorni ogni giorno più inquietanti lo scandalo emerso in Grecia  sulle presunte condotte corruttive di Novartis, accusata di aver pagato tangenti per impedire la riduzione del prezzo di alcuni farmaci e mantenere così alti i suoi profitti,  con profitti annui di 500 milioni di euro, nonostante le disastrose condizioni economiche del Paese.

La vicenda – emersa ormai più di un anno fa in seguito alle denunce di tre testimoni che hanno chiamato in causa le responsabilità di dieci importanti esponenti della politica greca, tutti appartenenti al partito di opposizione Nuova Democrazia, tra cui due ex primi ministri, oltre al governatore della Banca centrale greca e addirittura un commissario europeo.

Della mega inchiesta. alla quale collaborano anche gli agenti della Fbi statunitense, riferisce ampiamente un articolo pubblicato ieri da Il Fatto Quotidiano, raccontando che il primo bersaglio nel mirino della procura ellenica è un ex ministro socialista della Salute, Andreas Loverdos, al quale è già stata rimossa l’immunità: dovrà dare spiegazioni sui prezzi di quattro specialità farmaceutiche (Gilenya, Tasigna 150 mg e 200 mg e Lucentis) decisi dal suo dicastero e ritenuti appunto troppo alti. Per il sovraprezzo, secondo le accuse  (finite nel voluminoso fascicolo di 3000 pagine trasmessodagli inquirenti  al Parlamento), Loverdos avrebbe intascato una mazzetta da 200mila euro. A mettere nei guai l’ex ministro sono state le dichiarazioni di quattro informatori, le cui identità rimangono segrete, ma anche un appunto interno alla Novartis finito nelle mani dei magistrati, che spiega l’intervento dell’allora ministro socialista sul farmaco Gilenya: “A tempo di record, è la prima volta che un prodotto registra l’approvazione del prezzo oltre la procedura standard”.

I prenuti 200mila euro intascati da Loverdos, però, sarebbero solo la punta dell’iceberg molto più esteso. Secondo Stavros Kontonis, attuale ministro della Giustizia,  Novartis avrebbe infatti  corrotto migliaia di medici e dipendenti pubblici per promuovere i suoi prodotti.”L’inchiesta tocca anche venti persone (tra giornalisti, manager, direttori delle Asl, medici e informatori scientifici) coinvolte direttamente dall’aprile 2011 al maggio 2012 nella creazione di fondi neri” riporta Il Fatto Quotidiano. ” Secondo i magistrati almeno un milione di euro, ma verosimilmente molti di più dal momento che il vantaggio economico calcolato per il colosso farmaceutico dai favori della politica greca si aggirava sui 500 milioni all’anno, nonostante la spending review imposta dalla Troika”.
Nel corposo fascicolo tramesso al parlamento, racconta ancora il quotidiano, vi è anche un report redatto dal Dipartimento americano di Giustizia sulla base delle indagini portate avanti dall’Fbi, nel quale si afferma che alcuni media sono stati utilizzati da Novartis per pagare tangenti e per riciclare denaro. Nel report si afferma che “i funzionari governativi e il ministro della Salute sono stati pagati per la registrazione e l’introduzione di nuovi prodotti sul mercato e la protezione contro gli aumenti dei prezzi. Nel 2011-2012 l’industria farmaceutica ha subito riduzioni di prezzo elevate. Ma Novartis non ha avuto una tale riduzione per i suoi farmaci oncologici, mentre per altri farmaci riduzioni irrisorie”.

Secondo gli agenti federali statunitensi, un’agenzia pubblicitaria avrebbe svolto il ruolo di soggetto-ponte per corrompere i funzionari, come risulta da una serie di fatture fittizie agli atti della Procura anticorruzione di Atene.

Lo scandalo coinvolge anche altri esponenti politici di primo piano, sulle cui posizioni (e l’eventuale autorizzazione a procedere) si deciderà entro il mese di maggio. Nella lista ci sono l’ex premier conservatore Antonis Samaras, l’ex ministro della sanità Adonis Georgiades (anch’egli di Nea Dimokratia), l’attuale governatore della Banca di Grecia ed ex ministro dell’Economia Yanis Stournaras e il commissario Ue all’immigrazione Dimitris Avramopoulos. La clamorosa azione della Procura greca ha preso le mosse dalle dichiarazioni di un ex manager greco della Novartis, che il giorno di Capodanno del 2016 minacciò di gettarsi nel vuoto dal roof garden dell’Hotel Hilton di Atene se non fosse stato ascoltato dal magistrato ateniese che negli ultimi anni si è occupato di anticorruzione. Dopo le sue rivelazioni, ricorda Il Fatto Quotidiano,  venne perquisita anche l’abitazione privata di  Stournaras, ex ministro e oggi  Governatore della Banca centrale.

Inevitabili le ricadute politiche: Nea Dimokratia, partito al quale appartengono i politici sotto accusa, respinge con forza le accuse. Secondo la portavoce Sofia Zacharaki, non sarebbero altro che una manovra del governo Tsipras, che,  “in preda al panico per le manifestazioni pubbliche contro l’accordo di Prespa, ha inventato quello che pretende essere il più grande scandalo dalla fondazione dello stato greco per screditare dieci dei suoi rivali politici”.

Immediata la risposta del aprtito di governo Syriza,  affidata allo speaker Dimitri Tzanakopoulos, secondo cui il caso ha “completamente terrorizzato i poteri del vecchio establishment e portato a reazioni che sono indicative della sua mentalità”, aggiungendo che Nea Dimokratia e Pasok stanno cercando di intimidire i pubblici ministeri.

E, in effetti,  l’Associazione nazionale dei procuratori greci, dopo gli attacchi da più parti ai magistrati, ha diffuso una nota ufficiale per reagire contro i commenti offensivi dei partiti coinvolti, sottolineando il fatto che già sono costretti a “esercitare il loro dovere costituzionale in condizioni avverse” per via dell’austerità dovuta alla crisi.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi