BMS acquista Celgene ed entra tra i primi sette gruppi farmaceutici del mondo

BMS acquista Celgene ed entra tra i primi sette gruppi farmaceutici del mondo

Roma, 15 aprile – Dopo mesi di trattative controverse e non poco osteggiate, gli azionisti di Bristol-Myers Squibb hanno approvato venerdì scorso l’acquisizione della società biotech Celgene Corp, sancendo così il più grande accordo (il valore dell’operazione è 74 miliardi di dollari) nella storia di dell’industria farmaceutica. Secondo quanto ha dichiarato Giovanni Caforio,  presidente e amministratore delegato di Bristol-Myers Squibb (nella foto), e riportato dall’agenzia Reuters, l’integrazione tra le due società  dovrebbe diventare pienamente operativa nel terzo trimestre di quest’anno.

Grazie all’acquisizione di Celgene, Bms diventa uno dei più grandi gruppi farmaceutici al mondo, con una capitalizzazione di oltre 130 miliardi di dollari,  e raggiunge le posizioni di vertice nel settore oncologico e in quello cardiologico. Una volta completato l’accordo, gli azionisti di Bristol-Myers Squibb disporranno del 69% di azioni della nuova società, mentre a quelli di Celgene andrà la proprietà del restante 31%.

Al voto definitivo ha partecipato il 75% degli azionisti, a dimostrazione delle difficoltà registrate dal merger, al quale si era strenuamente opposto l’investitore Starboard Value, il maggiore azionista di Bristol-Myers, secondo il quale l’acquisizione di Celgene è troppo rischiosa e Bms paga in ogni caso molto più del dovuto per mettere le mani sulla pipeline dell’azienda biotech, che presenterebbe ampi margini di incertezza.

Di opinione del tutto contraria Caforio: “Dal punto di vista gestionale, dal punto di vista del consiglio di amministrazione, crediamo veramente che questa sia la transazione giusta per noi” ha detto ai giornalisti l’amministratore delegato di Bms. “Ci concentriamo su di noi ora per eseguire l’integrazione e quindi fornire il valore del portafoglio combinato, per confermare che la nuova società fornirà un valore significativo per gli azionisti”.
Insieme, Bristol-Myers e Celgene prevedono già nel 2010 ricavi per un totale di 44 miliardi di dollari, una cifra che colloca la nuova azienda tra le prime sette case farmaceutiche del mondo. Nel prossimo futuro, le vendite saranno in gran parte alimentate da Opdivo (nivolumab) di Bristol-Myers e Revlimid di Celgene. Ma le aziende stimano anche che i farmaci in pipeline potrebbero fornire ulteriori di 15 miliardi di dollari di vendite annuali di picco. Opdivo e Revlimid, in ogni caso rappresentano più del 40% dei ricavi dell’azienda combinata e il rallentamento delle vendite di entrambi (inevitabilmente attesa nei prossimi  anni) sarà una sfida  decisiva in un futuro non troppo lontano, quando serviranno risultati analoghi se non addirittura su scala più ampia con altri farmaci. Ma Bms sembra non temere la sfida, per difficle che sia: già in passato è riuscita a superare la “dipendenza” economica dai successi di block buster come Plavix (clopidrogel) e Abilify (aripriprazolo) sostituendoli con farmaci di analogo successo come  il già ricordato  Opdivo ed Eliquis (apixaban).

Le azioni di Bristol-Myers sono scese di 50 centesimi, ovvero dell’1,1 percento, a $ 45,59 nel pomeriggio di venerdì sul trading della Borsa di New York e anche le azioni di Celgene hanno chiuso in negativo,  scendendo di 9 cent a $ 94,14 sul Nasdaq. Bristol-Myers pagherà 50 dollari in contanti più una azione di Bristol-Myers per ogni azione di Celgene, oltre a un diritto di valore contingente (Cvr) del valore di 9 dollari basato sulla prestazione di tre progetti in pipeline. .
Includendo l’indebitamento netto presunto di Celgene e il valore del CvrR, il corrispettivo totale dell’operazione raggiunge i già ricordati 74 miliardi di dollari, cifra che ne fa il maggiore accordo nella storia dell’industria farmaceutica, superando quelli di Pfizer del 2000 e del 2003 (acquisizioni di Warner-Lambert e Pharmacia) e quello dello scorso anno di Takeda (acquisizione di Shire).

Resta qualche curiosità su quello che sarà il nome della nuova società: al momento non sono ermersi segnali di rebranding, ma molti osservatori ritengono ragionevole l’ipotesi che si cercherà di non far sparire la ragione sociale Celgene, da anni uno dei  più noti e afffermati top player del biotech. Sono spuntate già ipotesi di nuovi company brand come Bristol-Celgene Squibb e Bristol-Myers Celgene. Plausibili, suggestivi e anche efficaci,  ma con il fastidioso (e costoso) effetto collaterale di imporre il cambio di insegna all’interno di una galassia aziendale ramificata in tutto il mondo. Cosa che – alla luce dei debiti contratti per il merger  – sarebbe in controtendenza rispetto alla necessità di risparmiare. E che potrebbe dunque indurre a tenere il marchio attuale.

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