Regionalismo differenziato, pollice verso dei farmacisti ospedalieri: “Equità a rischio”

Regionalismo differenziato, pollice verso dei farmacisti ospedalieri: “Equità a rischio”

Roma, 16 aprile – Il tema del regionalismo differenziato, per le sue evidenti ricadute anche sulla sanità (principale voce di spesa nei bilanci delle Regioni, è di vitale interesse per tutti coloro che nella sanità operano professionalmente, e dunque hanno tutto l’interesse a comprendere quali conseguenze potrebbero derivare dalla deriva

Anche la Società italiana di farmacia ospedaliera, “in coerenza con un percorso professionale lungo quasi settant’anni e con la sua vocazione a dar voce ferma ed autorevole ai valori ed alle preoccupazioni della professione”,  come spiegato dalla sua presidente Simona Serao Creazzola, è voluta intervenire nel dibattito sulle nuove autonomie regionali,  realizzando una survey sulla “intellighentia” del settore,  67 tra membri del Consiglio direttivo Sifo, segretari regionali e coordinatori delle aree scientifiche della società.

La ricognizione, intitolata Regionalismo differenziato e garanzia di equità, qualità e accesso alle cure, riferisce oggi il giornale on line sui farmaci pharmastar.it,   è stata effettuata per tutto il mese di marzo 2019 ed ha proposto cinque quesiti (quattro a risposta chiusa e uno a risposta aperta),  basati su una visione professionale e di sistema che i componenti Sifo coinvolti sono stati chiamati ad esprimere.

Il risultato della survey lascia poco spazio alle interpretazioni: quello dei vertici Sifo nei confronti del regionalismo diffrenziato è chiaramente un pollice verso, per il rischio fortissimo di effetti di disuguaglianza che potrebbero derivarne per i cittadini.

Il primo quesito ha domandato al gruppo dei 67 esponenti della società professionale coinvolti nel sondaggio se può essere considerato utile un nuovo regionalismo differenziato per il miglioramento dei servizi alla salute: le risposte sono state negative o fortemente negative per il 83,8%, dato a cui si assommano gli incerti (17,4%) per un fronte decisamente contrario. Solo il 2,6% degli intervistati ha risposto in modo positivo all’ipotesi di un federalismo differenziato. Le risposte alla domanda successiva – una sorta di prova del nove, vista la sua formulazione: l’avvio di una nuova governance centrale può invece assicurare migliori servizi ed accesso? – hanno confermato il giudizio: l’82,4% ha infatti espresso un convinto sì, C’è poi un 13% che si esprime negativamente su un nuovo centralismo e un 4,3% di incerti.

Il quesito n. 3 riguardava l’ipotesi, ventillata da alcuni politici ed esperti di politiche regionali,  di un possibile regionalismo differenziato a invarianza dei contributi statali, possibilità che ha registrato rispostemeno nette: il 47,7% degli interpellati sarebbe favorevole alla richiesta di  maggiore autonomia di Veneto,Lombardia ed Emilia nel caso di invarianze economiche, mentre una quota rilevante rimarrebbe comunque incerta (26%) oppure contraria (25,3%) all’ipotesi.

Il campione torna a radicalizzarsi nell’ultimo questito, concernente la possibilità di un ripensamento delle forme e dei modelli regionali attuali di gestione della sanità, considerati comunque non rispondenti alle nuove richieste di salute: l’82,6%  si è espresso favorevolmente, mentre l’8,7% ritiene che il’assetto odierno sia già sufficientemente rispondente ai bisogni attuali.

Ai quattro quesiti “chiusi” la SIFO ha poi aggiunto una domanda finale a risposta aperta: nel caso si affermasse l’autonomia delle tre Regioni richiedenti, a quale pericolo potrebbe eventualmente andare incontro l’assistenza farmaceutica? Qui le risposte sono oscillate tra “aumento della differenza tra Regioni ricche e meno ricche”, “offerta insufficiente”, “mancanza di equità nell’accesso alle cure”, “più alto livello di frammentazione ed eterogeneità, con differenze notevoli per quanto riguarda sia l’assistenza sanitaria, sia gli esiti di salute, che le inefficienze e iniquità”.

Il 6% dei partecipanti alla survey ha espresso la convinzione che il regionalismo differenziato non porterebbe “nessuna differenza” rispetto alla situazione attuale, dando quindi un voto sostanzialmente positivo a questa possibile evoluzione di scenario del Ssn.

“Abbiamo lanciato questo forum al nostro interno per verificare il polso degli associati Sifo nei confronti di una tematica all’ordine del giorno del nostro Paese” è il commento di  Maria Grazia Cattaneo, vice-presidente Sifo. “A nostro avviso oggi la tutela della salute di tutte le persone sul territorio nazionale è una delle grandi sfide di fronte a cui siamo chiamati ad esprimerci. Le risposte offerte dai colleghi di tutte le Regioni ai quesiti proposti nel nostro Sondaggio ci confermano che la preoccupazione verso una situazione di maggiori disparità e di minori garanzie di cure di qualità, è diffusa in tutta la professione, da Nord a Sud: è un segnale di prima linea che merita attenzione e approfondimento da parte dei massimi livelli decisionali”.

“Certamente risulta interessante approfondire l’ipotesi che le Regioni possano gestire in modo differente alcune competenze, realizzando così un federalismo evoluto, capace più che nel passato di offrire ai cittadini servizi migliori e più rispondenti ai nuovi bisogni sociali ma questo non può assolutamente comportare un ribaltamento dei valori di universalismo e di uguaglianza che fondano il nostro sistema sanitario” ha concluso la presidente Creazzola.  “Come Sifo abbiamo a cuore la salute dei cittadini, di tutti i cittadini, da Bolzano a Trapani, da Bari a Torino: la nostra preoccupazione principale è che tutti i pazienti possano avere il meglio delle cure disponibili e dell’assistenza di qualità senza differenze basate sul censo o sul territorio in cui vivono. Siamo certi che le istituzioni centrali, i ministeri competenti, la Conferenza Stato-Regioni e le amministrazioni regionali tutte sapranno percorrere un cammino chiaro e trasparente che affronti il tema in modo concordato e non divisivo, non penalizzando i cittadini nelle loro richieste di salute e nella qualità delle risposte offerte dalle strutture sanitarie”.

 

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