Colesterolo, studio inglese: statine inefficaci nella metà dei casi

Colesterolo, studio inglese: statine inefficaci nella metà dei casi

Roma, 17 aprile – Le statine, i farmaci anti-colesterolo per eccellenza, assunti da milioni di persone nel mondo, sembrerebbero non funzionare a dovere nella metà dei pazienti a cui sono prescritti. A suggerirlo è una ricerca britannica pubblicata sulla rivista scientifica Heart e sul sito della Univerity of Nottingham.

Gli studiosi hanno esaminato oltre 165.000 pazienti sotto statine scoprendo che, per uno su due, questi farmaci avevano un effetto troppo scarso sul colesterolo cattivo (Ldl), uno dei principali fattori di rischio delle malattie cardiache.

I ricercatori non sono sicuri del motivo per cui le statine sembrano aiutare alcune persone più di altre. E raccomandano in ogni caso di non smettere di assumere questi farmaci senza consultare il proprio medico. Una delle possibili spiegazioni sarebbe legata a una non corretta assunzione di questi medicinali, o alla prescrizione di dosi troppo basse.

Lo studio ha incluso 165.411 pazienti in terapia con statine per ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiache. La metà – 84.609 in totale – non ha visto il colesterolo scendere a sufficienza nonostante una terapia quotidiana di due anni.
Gli esperti aggiungono che i risultati dello studio sono piuttosto limitati, perché non è possibile dimostrare che i pazienti che non rispondono bene alle statine andranno di conseguenza incontro a sviluppi peggiori. Ci sono infatti in gioco anche altri fattori, come il fumo e l’obesità, per spiegare l’aumento del rischio cardiovascolare.

“La nostra ricerca”  sottolinea Stephen Weng, della Nottingham University, su Bbc online “ha dimostrato che in quasi la metà dei pazienti le statine prescritte sono molto efficaci e offrono una protezione significativa contro le malattie cardiovascolari. Tuttavia, per l’altra metà, che ciò sia dovuto al corredo genetico, ad effetti collaterali, al dosaggio della terapia o che entrino in gioco altri farmaci, non vediamo l’atteso beneficio”.
Nello studio, a una percentuale più alta di pazienti con una risposta sub-ottimale alle statine erano state prescritte dosi inferiori rispetto a quelli con una risposta ottimale.

Dobbiamo sviluppare sistemi migliori per comprendere le differenze tra i pazienti” conclude Weng “e per assicurare loro un trattamento più efficace”.

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