Garattini: “Omeopatici, medici e farmacisti smettano di prescriverli e di venderli”

Garattini: “Omeopatici, medici e farmacisti smettano di prescriverli e di venderli”


Roma, 26 ottobre – “Nel dibattito pubblico pare che il giudizio sull’omeopatia non possa mai trovare un punto fermo.” La sconsolata affermazione di Silvio Garattini , contenuta nelle conclusioni del suo ultimo libro Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia (Sironi editore) anticipata nei giorni scorsi da quotidianosanità.it , ha riportato d’attualità il dibattito su una disciplina da sempre controversa. Anche di fronte a una ormai lunghissima serie di  studi e ricerche scientifiche affidabili, circostanziate ed esplicite che mostrano l’ineffica­cia dell’omeopatia, osserva Garattini nel suo nuovo volume scritto con i contributi di diversi ricercatori dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, c’è sempre chi ne sostiene e rilancia le presunte ragioni e virtù terapeutiche, riproponendola come se nulla fosse accaduto.
Una situazione che – osserva il farmacologo – fa sì che l’Europa e le agenzie regolatorie nazionali continuino a perdere del tempo “occupandosi del nulla”, dedicando tempo ed energie a preparati che invece non andrebbero nemmeno presi in considerazione.
I ragionamenti di Garattini, certamente non nuovi, richiamano in particolare l’ultima importante review scientifica sull’omeopatia, il rapporto diffuso a marzo 2015 dal principale ente di ricer­ca medico australiano, il National Health and Medical Research Council, che dopo un gigantesco lavoro di analisi, selezione e valutazio­ne di studi compiuto condotto seguendo in ogni sua fase criteri rigorosi, espliciti e verificabili, arriva alla conclusione che “non ci sono malattie o condizioni cliniche per cui risulti una evidenza affidabile che l’omeopatia sia efficace. Le persone che la scelgono possono mettere a rischio la propria salute se rifiutano o ritardano trattamenti per cui c’è una buona evidenza di sicurezza ed efficacia”.
Ma le ragioni della scienza, evidentemente, non bastano, osserva Garattini, anche in ragione di una serie di luoghi comuni particolarmente radicati  nell’opinione pubblica, primo tra tutti quello secondo il quale “non sappiamo come funzioni l’omeopatia, ma funziona”.
Il problema – osserva il farmacologo –  è che le “persone normali”  hanno difficoltà  a  raccogliere informazioni affidabi­li. Il nuovo libro nasce appunto anche per questo, cercare di ” forni­re al lettore un po’ la storia e un po’  lo stato dell’arte della pratica omeopatica, nei suoi rapporti con le istituzioni e con il mondo della medicina; ma soprattutto abbiamo cercato di richiamare le ragioni scientifiche che invalidano gli assunti terapeutici dell’o­meopatia e dei suoi rimedi e di decostruire i tanti luoghi comuni e infondati che circolano al riguardo”.
“Abbiamo evidenziato le ragioni per cui, in un Paese civile, si­mili prodotti non dovrebbero essere disponibili non solo in far­macia, ma nemmeno sul mercato perché rappresentano un’ec­cezione rispetto a tutti i prodotti che si trovano in commercio” scrive ancora Garattini. “Immaginate se si vendesse acqua in bottiglia, con un’etichetta che la dichiari ‘vino in diluizione omeopatica’, ma a un costo molto superiore del vero vino!”.
Inevitabile l’appello alle migliaia di medici che prescrivono e alle  migliaia di farmacisti che vendono prodotti che invece, in coerenza con la loro formazione scientifica e con i principi della evidence based medicine, dovrebbero bandire dalla loro pratica professionale, sostenuti in questo dai rispettivi ordini professionali.
Prescrivere rimedi omeopatici per una malattia, quando esistono prodotti efficaci, è una sottrazio­ne di terapia e rappresenta una grave omissione nei confronti del paziente che attende una cura” scrive a questo proposito Garattini. “Pur se indiretti, non sono pochi i danni gravi e la mortalità dovuti alla somministrazione di prodot­ti omeopatici. Grave è la responsa­bilità di continuare ad accogliere per ragioni corporative medici omeopati o seguaci di altre terapie alternative per paura che co­stituiscano organizzazioni paralleleCon il tempo, i cittadini e i pazienti saprebbero certamente giudicare”.
Analogo discorso vale ovviamente per le farmacie, che, se vogliono essere luoghi di educazione alla salute, “non possono continuare a vende­re come trattamenti sanitari prodotti che non contengono princi­pi attivi.”
“Anziché decorare le farmacie con la scritta luminosa “omeopatia”, i farmacisti dovrebbero rifiutarsi di vendere questi preparati, la­sciando ad altri negozi tale commercio” scrive Garattini. “In questo modo i prodotti omeopatici prenderebbero agli occhi dell’opinione pubblica lo scarso valore che gli compete e i medici sarebbero per lo meno imbarazzati all’idea di prescrivere prodotti che nei supermercati stanno sullo stesso scaffale delle bibite energizzanti.”
Il farmacologo, concludendo, fa un esplicito riferimento anche a quella tanto invocata “libertà di cura” che ha dato origine, nella storia recente del nostro Paese, a molti e gravi malintesi: “Lo Stato non può ovviamente impedire ai suoi cittadini di curarsi nel modo che ritengono più opportuno, ma certamente non deve promuovere l’adozione di trattamenti che contrastano l’evidenza scientifica” scrive al riguardo Garattini.  “Attraverso il Servizio sanitario nazionale, dovrebbe svolgere campagne per una corretta informazione sulla inefficacia dei prodotti omeopatici. Lo Stato non può legittima­re – attraverso corsi di formazione e regolamentazioni – terapie che non hanno alcuna base scientifica, così come non si occupa di formare gli operatori dell’astrologia o degli oroscopi e di regola­mentare queste attività.”

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