CCNL farmacie, stallo sul rinnovo ma i sindacati affilano le armi

CCNL farmacie, stallo sul rinnovo ma i sindacati affilano le armi

Roma, 4 febbraio È una vicenda sostanzialmente avvitata su se stessa, quella del rinnovo del CCNL dei dipendenti delle farmacie private, scaduto da circa tre anni e ancora molto lontano, per quanto è dato vedere e sapere, dall’essere rinnovato, atteso che le parti non riescono a sedersi allo stesso tavolo per discuterne.

Tra sindacati da una parte e Federfarma dall’altra, in questi ultimi mesi, non sono ovviamente mancate le schermaglie e le prese di posizione al riguardo, senz’altro risultato, però, che lasciare la situazione in stallo: le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e delle farmacie, infatti, sembrano essersi fin qui limitate a battere il classico colpo per far sapere di esserci e occuparsi del problema, anche se risolverlo è poi tutta un’altra faccenda, per molte ragioni che ovviamente dipendono sempre da circostanze e/o responsabilità riconducibili ad altri, se non addirittura al destino cinico e baro.

Così, ove si eccettuino le sortite dello scorso novembre dei sindacati confederali (in particolare di Filcams Cgil), con l’annuncio di una mobilitazione finalizzata ad avviare in concreto il tavolo del confronto, intorno al quale – a giudizio del sindacato – potrebbero anche essere trovate convergenze con Federfarma per aumentare la “potenza di fuoco” nei confronti delle istituzioni per risolvere questioni come il rinnovo della convenzione e la riforma della remunerazione, a vantaggio del sistema farmacia e della sua sostenibilità, la verità vera è che in materia di rinnovo del CCNL si è sempre e ancora al punto di partenza.

I sindacati, da una parte, lamentano giustamente condizioni contrattuale del tutto inadeguate, molto spesso espresse in sintesi nel dato nudo e crudo della paga oraria di un farmacista collaboratore: poco più di 10 euro e mezzo lordi all’ora, che diventano poco più di 7 al netto delle ritenute fiscali e previdenziali. Cifra inferiore alla paga oraria di una colf, come sottolineano le sigle dei farmacisti non titolari e gli stessi sindacati confederali, reclamando l’avvio concreto delle trattative per il rinnovo.

Federfarma, sull’altro versante, ribatte (non meno giustamente) che – finché resteranno aperti dossier vitali come il ddl Concorrenza, ancora in esame a Palazzo Madama e quasi certamente destinato a un ulteriore passaggio a Montecitorio, e ancora di più come il rinnovo della convenzione con il Ssn, scaduta da ormai 15 anni, e la riforma della remunerazione, anch’essa al palo – di rinnovo del CCNL non si può neppure cominciare a parlarne. Per il semplice e fondato motivo che nessun impresa e/o datore di lavoro può assumere nuovi impegni (quali essi siano) con i suoi dipendenti, se prima non conosce lo scenario e le condizioni all’interno delle quali sarà poi chiamato a rispettarli.

Ergo, tutti i pezzi sulla scacchiera rimangono in buona sostanza fermi, limitandosi a lanciare una voce ogni tanto, attività quest’ultima dove sigle come Conasfa e Sinasfa si sono distinte negli ultimi mesi quanto e forse più dei sindacati confederali. Le quali, però, secondo alcuni rumors raccolti dal nostro giornale, sarebbero in procinto di accelerare la mobilitazione: qualche conferma, al riguardo potrebbe arrivare già nei prossimi giorni, riferita in particolare a un più stretto impegno congiunto di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per aumentare il livello di pressione sulla controparte.

L’assunto è che, per valide e fondate che siano le ragioni che portano Federfarma a disertare il tavolo delle trattative contrattuali, tutti i dati economici concordano nell’evidenziare come proprio il comparto delle farmacie sia uno di quelli che meglio hanno attraversato la lunga crisi economica del Paese, ad avviso dei sindacati anche per indiscutibile merito dei dipendenti, che invece la stessa crisi l’hanno pesantemente pagata e non possono restare ancora “inchiodati” a un contratto assolutamente inadeguato.

“Si può anche capire che Federfarma si preoccupi di non avviare le trattative per il rinnovo contrattuale in una situazione oggettivamente priva delle necessarie certezze, perché a nessuno piace fare salti nel buio” osserva al riguardo Nunzio Nicotra di Uiltucs. “Ma è certamente ancora più comprensibile che vadano tutelati i diritti di chi, nel buio di condizioni contrattuali manifestamente superate e insufficienti, si trova costretto suo malgrado ormai da anni. Se è vero, come sostiene sempre Federfarma, che è la figura professionale del farmacista il vero atout delle farmacie, allora è chiaro che i farmacisti dipendenti sono da considerare non un costo ma un investimento. Dunque bisogna essere conseguenti e avviare subito le trattative per il rinnovo del CCNL.”

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