Farmaci, dagli USA metodo per calcolare la dose ottimale di farmaco per ogni paziente

Farmaci, dagli USA metodo per calcolare la dose ottimale di farmaco per ogni paziente

Roma, 7 aprile – Dosis sola facit venenum, sosteneva già Paracelso agli inizi del ‘500, enunciando il principio alla base della tossicologia e della farmacologia moderne. Ancora oggi, somministrare la dose precisa di pharmacon  – che è rimedio ma, appunto, anche veleno – per raggiungere il massimo di efficacia rispetto alle specifiche necessità individuali del paziente, è un problema al centro  dell’attenzione della scienza e oggetto di moltissimi studi. Uno dei più recenti – un piccolo studio pilota pubblicato ieri su Science Translational Medicine, realizzato da ricercatori della Ucla, la University of California di  Los Angeles –  ha dimostrato con successo che è possibile sfruttare i dati clinici dei pazienti per stabilire la quantità ottimale di farmaco a livello individuale.

Un approccio matematico alla questione, dunque, messo a punto da un team di ricercatori Ucla coordinati da Al Zarrinpar, che potrebbe consentire di prescrivere con più precisione trattamenti come quelli per l’immunosoppressione, il cancro, malattie cardiache, infezioni batteriche e altre condizioni che richiedono regimi di terapia strettamente controllati.

A incidere sulla dose individuale necessaria a ogni singolo paziente sono molti fattori (dall’età alla taglia fisica, dall’etnia alla genetica, dall’età alle comorbidità), che influenzano e determinano la risposta del paziente a un dato farmaco e rendono del tutto inadeguato l’approccio terapeutico tradizionale basato sul principio della “taglia unica” (one size fits all), con quantità uguale per tutti.

La necessità di una terapia tailored, ritagliata su misura e personalizzata sulle necessità individuali, si pone in particolare per i pazienti sottoposti a trapianti, pesantemente trattati dopo l’intervento chirurgico per impedire il rigetto del nuovo organo. I farmaci immunosoppressori hanno però un range terapeutico ristretto e spesso dosi anche in leggerissimo eccesso pongono problemi di  tossicità o al contrario, dosi anche di poco inferiori al necessario potrebbero non riuscire a evitare il rigetto dell’organo.

Attualmente, i medici non possono far altro che monitorare attentamente i pazienti e regolare  empiricamente la dose dei farmaci. Il sistema messo a punto dai ricercatori della Ucla  potrebbe intervenire in loro aiuto: si tratta di un modello di calcolo di dosaggio personalizzato parabolico, che unisce i dati clinici individuali, tra cui la concentrazione plasmatica del farmaco, per prevedere la dose ottimale di farmaco che andrà successivamente somministrata a quel determinato paziente. La differenza rispetto ad approcci precedenti, anch’essi basati su modelli matematici, è che il nuovo metodo messo a punto da Zarrinpar e colleghi utilizza un’equazione algebrica per costruire una parabola che raffigura la risposta di un paziente a un medicinale.

Un piccolo studio pilota realizzati su otto pazienti sottoposti a trapianto di fegato ha permesso di dimostrare che i quattro  soggetti trattati con immunosoppressori utilizzando le dosi determinate dal sistema di calcolo sono rimasti più facilmente nel range ottimale di trattamento e hanno anche avuto ricoveri più brevi in ospedale, rispetto ad altri quattro pazienti su cui non è stato applicato il metodo.

Altro aspetto importante: i ricercatori Ucla sono riusciti a dimostrare che il loro approccio consente di ottimizzare il dosaggio anche nei pazienti trattati con una combinazione di farmaci.

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