Studio italiano, trapianti fegato, -20% grazie agli antivirali ad azione diretta

Studio italiano, trapianti fegato, -20% grazie agli antivirali ad azione diretta

Roma, 3 maggio – Le terapie anti-Hcv di seconda generazione costano molto, anzi moltissimo, ma indubbiamente producono esiti importanti. Su tutti, la riduzione delle liste dei trapianti di fegato.

A confermarlo è uno studio realizzato da ricercatori italiani dell’Ospedale Niguarda di Milano e presentato in occasione dell’International Liver Congress tenutosi il mese scorso a Barcellona, dal quale è appunto emersa una riduzione delle liste dei trapianti dell’ordine del  20% in meno, principalmente grazie all’impiego delle nuove terapie.

I pazienti con danno epatico severo, comunemente conosciuto come cirrosi scompensata, rappresentano il 30% degli adulti in lista per un trapianto epatico: si tratta, secondo le stime, di circa 8.500 pazienti in Europa e 15 mila circa negli USA. Le previsioni, però, sono di un aumento di questi numeri  in futuro. Negli Stati Uniti,  il 16% dei pazienti muore prima di arrivare al trapianto.

L’indagine condotta dai ricercatori del Niguarda è stata proposta dall’Elita (European liver and intestine transplant association, la società europea sul trapianto di fegato). “Obiettivo dello studio era quello di verificare se gli antivirali ad azione diretta potessero favorire il miglioramento clinico tale da consentire il de-listaggio almeno in un sotto-gruppo di pazienti” ha spiegato alla testata specializzata pharmastar Luca Belli (nella foto),  dell’Unità di Gastroenterologia ed Epatologia dell’Ospedale Niguarda di Milano, autore principale della ricerca.

Lo studio ha, quindi, valutato se e quali pazienti potevano essere inattivati grazie al miglioramento delle condizioni cliniche e successivamente delistato nella real life e, quindi, dalle liste di attesa per trapianto.

Lo studio europeo retrospettivo, di coorte ha coinvolto 11 centri (6 in Italia, 3 in Francia, 1 in Spagna e 1 in Austria) è stato condotto in un anno su 134 candidati a trapianto epatico con cirrosi da Hcv scompensata e senza carcinoma epatocellulare, il tipo più comune di cancro epatico.

Questi pazienti sono stati trattati con diverse combinazioni di antivirali ad azione diretta (sofosbuvir/ribavirina oppure sofosbuvir associato a un altro inibitore di NS5A) utilizzate per la cura della maggior parte dei pazienti con Hcv.

L’incidenza cumulativa di pazienti inattivati e delistati è stata del 16% e 0% dopo 24 settimane e del 35% e 20% dopo 48 settimane dall’inizio dei DAA.

I pazienti inattivati, e che quindi avevano meno urgenza di ricorso al trapianto (n=25), hanno dimostrato una media di 11% (o 4 punti) di decremento nella severità della malattia basandosi sul punteggio Meld (modello di valutazione della fase finale di malattia epatica), che è la scala più comune di valutazione della severità della malattia e dell’urgenza di ricorso al trapianto.

Questi pazienti sono anche migliorati di un 20% (o di tre punti) nel punteggio Child-Pugh, altra scala comunemente usata per valutare la prognosi di malattia epatica cronica, inclusa la cirrosi.

“A fronte di un’elevatissima risposta virologica”  spiega ancora Belli  “abbiamo osservato anche un significativo miglioramento clinico che ha consentito il de-listaggio in circa il 20% dei pazienti dopo circa un anno dall’inizio della terapia. I pazienti avevano un regressione dei sintomi della cirrosi scompensata e quindi non più ascite, non più encefalopatia e un significativo miglioramento dei parametri biochimici.”

In conclusione, nei pazienti cirrotici in lista d’attesa per trapianto epatico, gli antivirali ad azione diretta di seconda generazione favoriscono l’inattivazione e il delistaggio in circa un paziente su tre e di un paziente su quattro in un anno, rispettivamente. I pazienti con un punteggio Meld più basso hanno più alte possibilità di essere delistati. I punteggi di cui tener conto sono il Meld e la sua variazione, insieme a quella dell’albumina, nelle prime 12 settimane dall’inizio del trattamento.

“Questi risultati mostrano notevoli miglioramenti nella prospettiva per alcuni di questi pazienti con Hcve cirrosi scompensata” ha commentato Laurent Castera, segretario generale dell’Easl, l’associazione europea per lo studio del fegato.  “Trattare questi pazienti con antivirali ad azione diretta potrebbe aiutare i soggetti con un bisogno più urgente di un trapianto di fegato a riceverlo prima, e a diminuire i decessi che si verificano in pazienti in lista di attesa.”

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