BMJ, dubbi su nesso tra malattie CV e colesterolo, linee-guida da rivedere

BMJ, dubbi su nesso tra malattie CV e colesterolo, linee-guida da rivedere

Roma, 20 giugno – Le linee guida sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari e dell’aterosclerosi negli adulti più anziani devono essere riviste, alla luce del fatto che “i benefici dal trattamento con statine sono stati sovrastimati”.

É la richiesta avanzata da una revisione sistematica di studi di coorte condotta da un team guidato dal ricercatore indipendente danese Uffe Ravnskov e pubblicata su British Medical Journal Open, dalla quale emerge che elevati livelli di colesterolo-Ldl sono inversamente associati con la mortalità nella maggior parte delle persone di età pari o superiore a 60 anni.

Quanto basta, dunque, per mettere in dubbio la validità dell’ipotesi del colesterolo “intrinsecamente aterogeno” e chiedere appunto una revisione delle indicazioni fin qui seguite per prevenire aterosclerosi e  malattie cardiovascolari.
I ricercatori guidati da Ravsnkov, attivo in Svezia, membro di diverse organizzazioni scientifiche internazionali e noto per gli studi realizzati negli ultimi anni sulla cosiddetta lipid hypothesis che collega appunto livelli di colesterolo nel sangue e malattie cardiovascolari, hanno condotto una ricerca sulla banca dati PubMed e hanno identificato gli studi di coorte in cui l’Ldl-C era stato studiato quale fattore di rischio per mortalità cardiovascolare per tutte le cause in individui dalla popolazione generale di età =/> 60 anni.

In tutto, 19 studi hanno soddisfatto i criteri per la revisione; tali studi includevano 30 coorti per un totale di 68.094 partecipanti. In 28 coorti era stata registrata la mortalità per tutte le cause e in 9 coorti quella CV.
I ricercatori – sintetizza il giornale specializzato pharmastar.it in una nota pubblicata ieri – hanno scoperto che vi era un’associazione inversa tra Ldl -C e mortalità per tutte le cause in 16 coorti, rappresentative del 92% dei pazienti studiati, con una significatività statistica osservata in 14 coorti, mentre nessun legame è stato visto nelle restanti 12 coorti. Negli studi che valutavano in modo specifico un collegamento con la mortalità cardiovascolare non è stata rilevata alcuna associazione in 7 coorti, mentre negli altri due hanno trovato che i soggetti con livelli di colesterolo-Ldl nel quartile più basso avevano fatto registrare la più alta mortalità cardiovascolare.
“Quello che abbiamo scoperto nella nostra dettagliata revisione sistematica era che le persone più anziane con alti livelli di Ldl-C vivevano più a lungo e avevano meno malattie cardiache” ha commentato uno dei co-autori, Malcolm Kendrick, dell’University Hospital di Galway (Irlanda). “Molti di noi sospettavano che questo potesse essere vero, ma la costanza dei risultati è apparsa sorprendente”. Kendrick ha affermato anche di prevedere che questi risultati probabilmente susciteranno polemiche, ma li difende perché “robusti” e “ampiamente controllati”.
Tuttavia, alcuni esperti hanno sottolineato vari limiti dello studio: il fatto di basarsi su un unico database e di non avere analizzato i livelli degli altri lipidi nel sangue, oltre alla possibilità che altri fattori di salute e stili di vita possano avere influenzato la correlazione. Inoltre, gli stessi autori dello studio hanno riconosciuto che i loro risultati non tengono in considerazione l’uso di statine da parte di alcuni partecipanti durante il periodo di osservazione, un aspetto che “può aver aumentato la durata della vita per il gruppo con Ldl-C alto.”
Secondo il direttore medico associato della British Heart Foundation, Jeremy Pearson, alcuni dei risultati dello studio non sono però sorprendenti, “perché, con l’avanzare dell’età, molti altri fattori che determinano la salute generale, rendendo l’impatto di elevati livelli di colesterolo meno facili da interpretare“. Ma Pearson ha anche ribadito che “le prove da ampi studi clinici dimostrano molto chiaramente che l’abbassamento dell’Ldl-C riduce il rischio di morte complessivo e da attacchi e colpi di cuore, a prescindere dall’età”.
Ravsnkov e colleghi, però, difendono gli esiti del loro studio:  “Questi risultati forniscono una contraddizione paradossale all’ipotesi del colesterolo. Dato che l’aterosclerosi inizia soprattutto nelle persone di mezza età e diventa più pronunciata con l’avanzare degli anni, l’ipotesi del colesterolo dovrebbe prevedere un peso aterosclerotico cumulativo, che dovrebbe esprimersi come una maggiore mortalità cardiovascolare e per tutte le cause nelle persone anziane con alti livelli di colesterolo-Ldl.
Piuttosto, fanno notare, “i nostri risultati sollevano diverse questioni rilevanti per la ricerca futura. Perché una colesterolemia totale  elevata è un fattore di rischio per malattie cardiovascolari nelle persone giovani e di mezza età, ma non negli anziani? Perché un sottoinsieme di persone anziane con alto colesterolo-Ldl vive più a lungo rispetto a persone con basso Ldl-C? Se l’Ldl-C è potenzialmente utile per gli anziani, allora perché il trattamento ipocolesterolemizzante riduce il rischio di mortalità cardiovascolare?”

“Dal momento che l’obiettivo principale della prevenzione delle malattie è il prolungamento della vita, la mortalità per tutte le cause è l’outcome più importante, ed è anche il risultato più facilmente definito e meno soggetto a bias” proseguono Ravsnkov e i suoi.  “L’ipotesi del colesterolo prevede chel’Ldl-C sia associato a un aumento di mortalità cardiovascolare e per tutte le cause. La nostra revisione ha mostrato una mancanza di tale associazione o un’associazione inversa tra livelli di Ldl-C sia per mortalità per tutte le cause sia per mortalità cardiovascolare“.
L’ipotesi del colesterolo sembra essere in contrasto con la maggior parte dei criteri di Bradford Hill per causalità, a causa della sua mancanza di costanza, gradiente biologico e coerenza” concludono i ricercatori, facendo riferimento alla nota scala dei cinque criteri necessari a individuare il nesso di causalità messa a punto negli anni ’60 dallo statistico inglese Sir Austin Bradford Hill.   “La nostra revisione fornisce la base per ulteriori ricerche sulla causa di aterosclerosi e malattie cardiovascolari anche per una rivalutazione delle linee guida per la prevenzione, in particolare perché i benefici del trattamento con statine sono stati evidenziati in modo eccessivo.”

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