Liberatore (Ims Health): “Catene virtuali, per competere dovranno agire come quelle reali”

Liberatore (Ims Health): “Catene virtuali, per competere dovranno agire come quelle reali”

Roma, 26 luglio – Mentre la categoria – a proposito del ddl Concorrenza – sembra essere impegnata, con i buoi ormai praticamente in fuga, a litigare per stabilire come chiudere la stalla, c’è chi prova a proporre dati ed elementi di conoscenza e riflessione utili a capire meglio quali sia lo scenario in cui va a insistere e incidere il provvedimento e, in particolare, la previsione dell’ingresso delle società di capitale  nella proprietà delle farmacie.

Lo fa, ad esempio, l’amministratore delegato di IMS Health Sergio Liberatore (nella foto), in un contributo pubblicato su F-online, l’iniziativa editoriale recentemente avviata da Federfarma Servizi. E i dati che fornisce offrono certamente un contributo per ragionare sull’impatto dello “sbarco” del capitale nel retail farmaceutico italiano, dove – secondo una recente analisi di IMS Health –  più di 6.000 farmacie risultano aggregate a vario titolo in più di 20 network.

“Il fenomeno sembra essere molto diffuso nel Nord Italia, dove quasi tutte le Regioni mostrano un tasso di affiliazione sopra la media, con punte superiori al 50%” scrive Liberatore. “Inoltre lo studio evidenzia che le farmacie affiliate hanno mediamente un giro d’affari più alto con quota importante di attività sui prodotti di libera vendita. Emerge anche che le farmacie affiliate hanno solitamente una superficie di vendita più ampia, un maggior numero di addetti e di vetrine e un’ubicazione più vicina al centro città rispetto alle farmacie indipendenti. In generale vale la pena sottolineare come l’aggregarsi in catena non significa necessariamente avere uno stakeholder “proprietario”, anzi: le declinazioni delle reti di farmacie posso essere diverse con impatti, vantaggi ed impegni variabili.”
Al riguardo, Liberatore cita l’esempio dell’integrazione virtuale proposta dai network delle cooperative, che – fatta salva l’indipendenza di ogni esercizio –  demandano al centro la gestione di una parte degli acquisti, la gestione dell’assortimento, delle offerte commerciali e a volte anche la gestione del magazzino.
L’AD di IMS Health getta uno sguardo anche sulle esperienze di altri Paesi europei, assai diverse fra di loro, “che mostrano che le catene virtuali coesistono con le organizzazioni di proprietà come succede in Polonia, dove la legislazione impone un tetto percentuale alle proprietà di capitale proprio come proposto per l’Italia”.

In quel Paese, osserva Liberatore, “le catene di proprietà riuniscono circa il 38% dei punti vendita e sono parcellizzate (con realtà aggreganti 5-6 farmacie) ma i primi cinque player concentrano molto. Le catene virtuali aggregano comunque il 23% delle farmacie polacche.”

Provando a “traslare” l’esempio in Italia  e considerando quelli che potrebbero essere qui da noi i protagonisti dell’entrata dei capitali,  Liberatore  scrive di attendersi  “iniziative sia dei protagonisti della filiera, in primis i distributori, sia dei gruppi di investimento visto che, nonostante le difficoltà contingenti, il mondo della salute è considerato ancora remunerativo nel nostro scenario di incertezza diffusa.”
Ma, avverte Liberatore, “si tratta tuttavia di un universo con specificità molto spiccate che richiede nel lungo periodo competenze non solo squisitamente finanziarie per consolidarne il successo. Non a caso in un Paese come la Svezia, dove si è passati da un giorno all’altro da un contesto di gestione statalista a una liberalizzazione spinta, le società di investimento che si erano tuffate a capofitto nell’affare stanno progressivamente cedendo a player in qualche modo già parte del sistema e con una visione di maggiore prospettiva (distribuzione del farmaco e Gdo).

Come dire, insomma, che il business farmaceutico non è né può essere per tutti, e la notazione non è certamente priva di significato, come chiarisce il suggerimento (l’indicazione?) con il quale l’Ad di IMS  Health conclude il suo ragionamento.
“Qualunque sarà il dettaglio normativo in Italia riguardo la titolarità di capitale, per poter competere con le catene di proprietà le farmacie associate ai virtual network dovrebbero far loro il modello di business proposto senza eccezioni e titubanze” scrive infatti Liberatore “in modo da trarre il maggior vantaggio dalla forza negoziale della rete e dei servizi offerti a supporto delle attività commerciali”.

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