Disfunzione erettile e antipertensivi, studio conferma (e misura) le “interferenze”

Disfunzione erettile e antipertensivi, studio conferma (e misura) le “interferenze”

Roma, 31 agosto –  Fin qui, nessuno studio aveva espressamente e specificamente indagato le possibili interferenze dei farmaci antipertensivi, in particolare diuretici e beta-bloccanti, sull’emodinamica delle arterie del pene e sulla funzionalità erettile, nonostante i suoi effetti riugardino il 10-20%  degli uomini in trattamento.

Hanno provato ora a farlo, secondo quanto emerso dal Congresso 2016 della Società europea di Cardiologia, appena svoltosi di Roma, i medici dell’Hippokration General Hospital di Atene, che hanno sottoposto 156 pazienti in terapia antipertensiva da almeno 6 mesi, e 47 soggetti con disfunzione erettile che non avevano mai ricevuto trattamenti per l’ipertensione, a un doppler a ultrasuoni del pene dopo un’iniezione intracavernosa di prostaglandine per valutare la funzionalità e la severità della malattia vascolare dei corpi cavernosi.

Una doppler ultramirato e molto “intimo”, insomma, per misurare gli effetti dei farmaci per l’ipertensione. È stato rilevato l’effetto di ogni classe di medicinali sul picco di velocità sistolica (Psv) nei pazienti trattati in monoterapia, e sono stati poi paragonati agli effetti della combinazione di due molecole specifiche sullo stesso parametro. Un basso valore Psv indicava una compromissione del flusso sanguigno al pene, quindi una disfunzione erettile severa.

I risultati hanno mostrato che, rispetto ai soggetti non trattati con terapie per la pressione alta, quelli in terapia mostravano un valore Psv inferiore pari a 31,5 contro 36,3 cm/s. I pazienti che ricevevano un beta-bloccante o un bloccante dei canali del calcio mostravano valori inferiori rispetto a quelli che assumevano un Ace o un farmaco bloccante del recettore dell’angiotensina II.

Lo studio indica dunque che la combinazione di un diuretico con un Arb (inibitori del recettore dell’angiotensina) o con un Ace inibitore ha un importante impatto negativo sull’emodinamica delle arterie peniene.

Due commenti sullo studio sono riportati dalla sezione Medicina e salute del sito Meteoweb. Il primo è di Leonardo Bolognese, direttore di Cardiologia all’Ospedale di Arezzo: “Dal momento che la maggior parte dei pazienti in terapia per ipertensione assume due o più farmaci per controllare meglio il problema, appare di enorme importanza conoscere l’effetto delle differenti combinazioni sulla funzione erettile” spiega l’esperto. “Non dobbiamo dimenticare che l’ipertensione è un problema che interessa anche giovani adulti e che la sessualità è un fattore che contribuisce alla qualità di vita degli individui, quindi come medici dobbiamo prenderci carico anche di aspetti solo apparentemente secondari“.

L’altro commento è di Michele Gulizia, direttore di Cardiologia all’Ospedale Garibaldi di Catania: “Già nel 2013 l’Anmco aveva indicato i problemi di erezione come ‘red flag’ trascurate di rischio cardiovascolare. Se pensiamo che le proiezioni mondiali stimano oltre 320 milioni di uomini affetti da disturbi dell’erezione entro il 2025, ecco come un problema da andrologi chiama in campo anche la comunità cardiologica” afferma Gulizia, sottolineando le ampie implicazioni della questione. “Basti sapere che hanno questo problema il 31% dei soggetti con ipertensione, il 60% di quelli con una storia di ictus, il 40,7% dei pazienti cardiopatici e con vasculopatie periferiche. E l’Omstead County Study ha sottolineato come la disfunzione erettile sia associata a un rischio più alto di circa l’80% di malattia coronarica“.

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