Sanità, nell’agenda del Governo ancora molti i dossier da chiudere

Sanità, nell’agenda del Governo ancora molti i dossier da chiudere

Roma, 7 settembre – Introduzione di nuove cure nei Livelli essenziali di assistenza, nuovo Piano nazionale vaccini, potenziamento delle cure territoriali: in attesa dell’entrata in vigore delle nuove norme per le nomine dei manager sanitari, sono ancora i temi (insieme a molti altri) all’ordine del giorno nell’agenda Sanità del Governo. E ce ne sono poi altri (come la riforma dei ticket, ad esempio)  sui quali, per quanto irrisolti e attualissimi, è calata una poco rassicurante cortina di silenzio assoluto.

Una nota dell’agenzia Ansa prova a fare il punto della situazione sui dossier sanitari ancora aperti ai quali l’esecutivo dovrà prossimamente mettere mano, anche alla luce del fatto che – mentre già si inizia già a parlare di un nuovo Patto per la Salute – restano ancora da portare avanti gli obiettivi di quello 2014-2016.

Le partite chiuse non sono davvero molte: a luglio è stato approvato dalle Regioni il Patto per la Sanità digitale e oggi, in conferenza Stato-Regioni, dovrebbe essere raggiunta l’intesa sui nuovi Lea, che hanno ottenuto il via libera del Mef.

Sempre sul tavolo delle Regioni è arrivato a fine luglio il Piano nazionale Cronicità, nel testo trasmesso dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin (nella foto). Tra i suoi contenuti, l’integrazione dell’assistenza primaria, la continuità assistenziale modulata sulla base dello stadio evolutivo della malattia, il potenziamento delle cure domiciliari, l’attenzione ai bisogni globali dei pazienti, con piani di cura personalizzati e chronic care model.

Continua invece a latitare la riforma dei ticket, con grande disappunto, in particolare, delle associazioni di cittadinanza attiva. “Annunciata due anni fa, avrebbe dovuto prevedere una progressività del contributo in base alle fasce di reddito, per tutelare i meno abbienti”  ricorda ad esempio il coordinatore del Tribunale dei Diritti del Malato Tonino Aceti, sottolineando la necessità di abolire anche il superticket. “Unito alle lunghe liste d’attesa” denuncia il responsabile del TdM “sta rendendo per molte prestazioni il servizio privato più conveniente di quello pubblico”.

Pur prevista dal Patto della salute, procede molto a rilento anche  la rimodulazione delle cure territoriali, anche perché legata a filo doppio al rinnovo delle convenzioni per i medici e i pediatri di famiglia. Rinnovo reso più complicato dal nuovo modello di assistenza proposto (H16 invece che H24, con l’assistenza notturna affidata al Pronto soccorso), che non piace ai sindacati dei camici bianchi.

Sempre in tema di rinnovi, un altro capitolo resta quello dei contratti della sanità pubblica. Quanto alla stabilizzazione del precariato, potrebbe aspirare a una parziale soluzione con le assunzioni tramite concorso previste dalla legge sul giusto orario di lavoro.

Tra le prime sfide, in ogni caso, c’è quella del Fondo sanitario: l’obiettivo della ministra Lorenzin resta quello di confermare, in sede di Legge di Bilancio, i due miliardi in più rispetto ai 111 dello scorso anno. Centrarlo, anche alla luce delle nuove emergenze del Paese (a partire dal sisma) non è certamente essere scontato.

Non va dimenticata, infine, la riforma annunciata dal  sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti (nella foto) alla fine dello scorso anno, quella della governance del settore farmaceutico, chiesta a gran voce da tutti gli attori del sistema e oggetto di un apposito tavolo di lavoro. Le Regioni, come si ricorderà, già nello scorso mese di maggio avanzarono una loro proposta, con un’ipotesi di ridefinizione della governance respinta praticamente in toto da (quasi) tutti i soggetti della filiera farmaceutica..

Il documento regionale, come si ricorderà, prevede contenuti come l’assunzione di misure per aprire il mercato del farmaco alla concorrenza, la ridefinizione dei tetti di spesa (mantenendoli però distinti),  l’introduzione della procedura di prezzo-volume, la sostituibilità automatica dei farmaci biosimilari con gli originator,  la revisione delle cosiddette “liste di trasparenza” per limitare il gap di prezzo tra prodotto brand a carico del cittadino e il prezzo di riferimento del farmaco equivalente, la rivisitazione dei registri Aifa per ridefinire il “risultato terapeutico” e la “fruibilità” da parte delle Regioni dei dati clinici contenuti nei registri stessi. Per finire, l’individuazione di criteri di innovatività per attribuire il requisito su basi oggettive e non discrezionali, in modo i prezzi vengano fissati in modo coerente e conseguente su basi più solide e corrette, e ancora revisione della delibera Cipe 3/2001 sull’individuazione dei criteri per la contrattazione del prezzo dei farmaci, l’apertura di un tavolo per fissare  nuove modalità di valutazione del costo del farmaco e la revisione della normativa relativa ai farmaci classificati come Cnn (ovvero i farmaci in classe C non negoziati).

Proposte che – con accenti diversi –  aziende farmaceutiche, distributori e farmacisti definirono subito “ricette vecchie e inapplicabili”. Il tavolo della riforma della fovernance del farmaco, insomma, ha ancora molto da lavorare e – con ogni probabilità – arrivare a comporre le diverse posizioni in una sintesi quanto più condivisa sarà tutt’altro che semplice.

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