Zingaretti, antimafia e farmacie, gli interrogativi di <i>Sanità24</i>

Zingaretti, antimafia e farmacie, gli interrogativi di Sanità24

Roma, 8 settembre – La preoccupazione espressa dal presidente del Lazio Nicola Zingaretti (nella foto) sul possibile ingresso di interessi malavitosi nelle 274 farmacie di prossima apertura nella Regione per effetto del concorso straordinario, tradottasi nella richiesta alla prefettura – lo scorso agosto – di avviare un protocollo di verifiche antimafia, è il tema di un articolo pubblicato ieri da Sanità24, che solleva qualche interrogativo sulle ragioni dell’iniziativa all’origine di più di  una perplessità e malumore che – a causa del tradiozionale “fermo biologico” dovute alla pausa agostana – non hanno avuto grande eco.

L’articolo ricorda intanto che la sortita di Zingaretti non ha avuto successo: la prefettura ha infatti bocciato la sua richiesta, osservando che  “lo scopo del concorso bandito dalla Regione è quello di formare una graduatoria per l’assegnazione delle sedi farmaceutiche di nuova istituzione e delle sedi vacanti. Vincerlo, dunque, non dà di per sé titolo all’esercizio dell’attività, che è conferito tramite autorizzazione comunale. Pertanto, soltanto in quella fase potranno essere attivate le verifiche antimafia”.

Verifiche che, peraltro, sono obbligatorie da sempre, ricorda Sanità24, dal momento che “nel novero degli adempimenti necessari all’ottenimento dell’autorizzazione per l’apertura di una farmacia, uno riguarda proprio il possesso del certificato antimafia da parte del titolare.”

Lasciando intendere che un amministratore avvertito come Zingaretti non poteva davvero ignorare dati di fatto tanto semplici, il quotidiano si chiede quale possa dunque essere il fondamento delle  preoccupazioni del presidente della Regione: “Ha qualche elemento per ritenere che ambienti e interessi criminali stiano per inserirsi nel circuito delle farmacie? Ha qualche motivo per credere che, complice la crisi, i farmacisti siano una categoria particolarmente esposta alle attenzioni della malavita più o meno organizzata? Ha notizia o anche solo segnali e sospetti che, nelle pochissime Regioni italiane dove il concorso si è concluso con l’assegnazione delle nuove farmacie, si siano palesate pressioni mafiose?” si domanda Sanità24, osservando che – se così fosse – Zingaretti “farebbe bene a dirlo e a chiarire subito questi interrogativi, sollevati proprio dalla sua stessa iniziativa“, che tra i suoi effetti collaterali – anche se Zingaretti, per sua stessa ammissione, non voleva “criminalizzare nessuno” –  ha avuto quello di finire per additare le farmacie alla pubblica opinione “come un bersaglio permeabile per le infiltrazioni criminale”.

E ciò, osserva ancora Sanità24, a dispetto delle “salde e cordiali relazioni” che il presidente della Regione intrattiene con la categoria dei farmacisti e in particolare con Federfarma Roma, per la quale firma ogni mese un suo articolo sulla rivista distribuita al pubblico nelle farmacie della provincia.

“Siccome logica vuole che non si assumano iniziative che possano produrre, sia pure in modo certamente non intenzionale, un vulnus all’immagine di una categoria con la quale si intrattiene un così buon rapporto, non fosse altro che per scongiurare il rischio di sembrare l’ennesimo politico dalle discutibili frequentazioni, la richiesta di verifiche antimafiose nei confronti dei farmacisti vincitori del concorso resta difficile da spiegare” scrive al riguardo Sanità24.

Che una spiegazione, anche piuttosto semplice, in realtà la fornisce: quella per cui Zingaretti avrebbe solo voluto “prendere tempo per attendere la sentenza del Consiglio di Stato in ordine al contenzioso avviato contro la sentenza del Tar di Latina n. 548/2013, che ha obbligato la Regione a sfilare dalla lista delle sedi in via di assegnazione sette farmacie pontine, ritenendo illegittima la revisione straordinaria della pianta organica di quel comune e, dunque, l’inclusione di quelle sedi tra quelle a concorso, scelta rispetto alla quale la Regione ha peraltro ricevuto più di una critica da esperti di diritto e addetti ai lavori.”

Il quotidiano ricorda, al riguardo, che l’udienza di discussione “è fissata per il 20 ottobre e la relativa decisione dovrebbe pertanto essere pubblicata entro novembre. Può essere, appunto,  che la giunta regionale – con l’iniziativa antimafia di cui si è detto – abbia soltanto provato a far scivolare l’assegnazione delle sedi il più vicino possibile a quella data, per poi procedere alla fase conclusiva del concorso in una situazione di maggiore chiarezza”.

“È questa la vera ragione delle verifiche antimafia chieste da Zingaretti?” si chiede Sanità24, osservando che solo il governatore può dare la risposta, “e farebbe bene a farlo subito”.

In questo modo, infatti, fugherebbe l’ipotesi avanzata da qualcuno dei vincitori del concorso, che ritiene che l’iniziativa assunta dalla Regione –  oltre a rinviare ancora l’apertura dei nuovi esercizi, “sicuramente gradita agli interessi consolidati” – sia stata assunta al fine di “spostare i sospetti di malavitosità su un falso bersaglio: le farmacie ancora da aprire, appunto, e soltanto quelle, senza neppure fare cenno, ad esempio, alle molte già sul mercato che sono in grave crisi economica e in non pochi casi sull’orlo del fallimento. E che come tali sono altrettanto se non più esposte al rischio di infiltrazioni criminali.

Tra i vincitori di concorso, però, scrive Sanità24, c’è anche chi fa notare che “la richiesta delle verifiche antimafia della Regione è singolarmente arrivata proprio in concomitanza con i passaggi finali al Senato del Ddl concorrenza. Un provvedimento che tra le sue novità più succose contiene l’apertura alle società di capitale della proprietà delle farmacie.”

Una novità, ricorda ancora il quotidiano, “fortemente voluta dal Governo a maggioranza Pd, la stessa che ha portato Zingaretti alla presidenza del Lazio.”

La coincidenza finisce così per autorizzare i più maliziosi a sospettare che  “parlare di infiltrazioni mafiose riferendosi solo alle farmacie di nuova istituzione sia appunto servito a tenere alla larga il pensiero che gli interessi criminali possano cercare di avvalersi proprio di questa nuova possibilità per sbarcare senza ostacoli nel mercato delle farmacie, in modo pulito e con la benedizione di una legge dello Stato.  Un sospetto che peraltro – ricorda Sanità24 – è avanzato da tempo e a gran voce da molti rappresentanti della categoria dei farmacisti, in particolare al Sud, e che – se mai dovesse estendersi acquistando spazio e visibilità anche mediatici – potrebbe rivelarsi un ostacolo dell’ultima ora nelle battute definitive in Aula della legge sulla concorrenza”.

Secondo questa “ipotesi dietrologica”, dunque, il presidente Zingaretti “si sarebbe in pratica prestato a contribuire a scongiurare un tale rischio, in accordo con la ferma volontà di chi sta “colà dove si puote” di far entrare il capitale nella proprietà delle farmacie, misura i cui contenuti concorrenziali sono peraltro tutti da valutare”.

“Fantasie o, peggio, paranoie prive di fondamento?” si chiede in conclusione Sanità24, per rispondersi che è “probabile che sia così. Ma qualche chiarimento, vista anche la ‘tempistica’ delle verifiche chieste dalla Regione Lazio, sarebbe certamente opportuno, se non qualcosa di più.”

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