Fans e rischio cardiaco, studio italiano conferma la correlazione

Fans e rischio cardiaco, studio italiano conferma la correlazione

 

Roma, 3 ottobre  – Uno studio osservazionale condotto dalla Università Bicocca di Milano pubblicato sul British Medical Journal mette nel mirino alcuni tra gli antinfiammatori più usati (come ibuprofene, diclofenac, indometacina, ketorolac) per la cura di dolori di piccola entità, sospettati di aumentare del 19%  il rischio di scompenso cardiaco.

La ricerca ha analizzato più 92.163 ricoveri ospedalieri in 4 Paesi europei: Italia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, mettendo a fuoco la correlazione tra utilizzo frequente di antinfiammatori e scompenso.

Negli utilizzatori in tempi recenti, cioè da meno di due settimane, di un qualunque farmaco antinfiammatorio non steroideo, è stato riscontrato un rischio di ricovero maggiorato del 19% rispetto a chi aveva utilizzato per l’ultima volta uno di questi farmaci più di 183 giorni prima. Il rischio è in particolare aumentato per 7 principi attivi tradizionali – diclofenac, ibuprofene, indometacina, ketorolac, naprossene, nimesulide e piroxicam – e due inibitori della COX-2, etoricoxib e rofecoxib. Soprattutto per i princìpi tradizionali, il rischio è direttamente proporzionale al dosaggio, arrivando a risultare addirittura raddoppiato alle dosi più elevate sperimentate.

“L’importanza dello studio è che risultati simili sono stati verificati in tutta Europa” afferma Giovanni Corrao, professore di Statistica medica dell’Università di Milano-Bicocca,  coordinatore dello studio “e dunque questi rischi non dipendono dalle abitudini prescrittive o da comportamenti esterni, ma sono direttamente riferibili ai farmaci.”

Commentando lo studio, Alberico Catapano, ordinario di Farmacologia all’Università Statale di Milano ha sottolineato come lo studio rappresenti una nuova conferma del collegamento tra questi farmaci e l’aumento del rischio di problemi cardiaci già rilevato da altri studi. “Trattandosi di uno studio di popolazione, ha il vantaggio dei grandi numeri ma sono inevitabili alcuni errori che possono essere dovuti, per esempio, alla selezione dei pazienti. Tuttavia, le conclusioni sono chiare e riconfermano che esiste una forte relazione tra questi farmaci e lo scompenso cardiaco.”

Francesco Romeo, presidente della Società italiana di Cardiologia, non è però d’accordo con l’opinione del collega: “Lo studio pubblicato dal British Medical journal si basa su un approccio a mio avviso sbagliato, perché si tratta di un’analisi statistica ma non prova l’esistenza di alcun nesso fisiopatologico” sostiene il presidente dei cardiologi. “È vero che alcuni Fans e Coxib possono influire, per esempio, nel gioco tra prostaglandine e ciclossigenasi peggiorando il meccanismo di formazione della placca e la capacità di autoregolazione della vasodilatazione, ma non per questo si può concludere che questa classe di farmaci provochi lo scompenso cardiaco.”

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