Ghiani insiste: “Credifarma, ecco come e perché nascono le calunnie contro di me”

Ghiani insiste: “Credifarma, ecco come e perché nascono le calunnie contro di me”

Roma, 25 ottobre –  Le prospettive di Credifarma? Hanno fiato corto, anzi cortissimo. Nelle condizioni in cui si trova, la società finanziaria di categoria potrebbe avere vita molto breve, tanto che le due banche socie di minoranza, la Bnl del Gruppo Paribas e Unicredit, starebbero seriamente prendendo in considerazione la decisione di lasciare la compagine societaria.

A quel punto, per la società sopravvivere sul mercato sarà, se non una mission impossible, certamente una sfida difficilissima, per vincere la quale si finirebbe per pagare un prezzo che – comunque – non varrebbe con ogni probabilità la candela. Un prezzo che qualcuno dovrà inevitabilmente pagare.

Quel qualcuno sarebbe inevitabilmente Federfarma, e dunque i titolari di farmacia italiani. Che, in un momento di crisi qual è l’attuale, di tutto hanno bisogno fuorché del tracollo di quello che è stato a lungo il loro polmone finanziario” spiega Carlo Ghiani, presidente di Federfarma Nuoro, alla ribalta delle cronache di settore dopo la lettera con la quale, sabato scorso, ha reagito alle voci (nient’altro che calunnie diffamanti e prive di fondamento, a suo giudizio) che imputano la crisi profonda di Credifarma proprio alla gestione della società nel periodo in cui lo stesso Ghiani ne è stato presidente.

Voci che – il presidente di Federfarma Nuoro ne è convinto – nascono e sono accreditate dagli stessi vertici del sindacato nazionale, azionisti di maggioranza della società e – in realtà – primi e veri responsabili della sua situazione ormai drammatica.

“Era chiaro a tutti che, per effetto della gravissima crisi finanziaria che ha fatto saltare fior di banche e società operanti nei settori finanziario e creditizio, anche in Credifarma bisognasse operare subito decise correzioni di rotta del modello di business” spiega Ghiani. “Cosa che, pienamente consapevole del mio ruolo, ho rappresentato all’azionista di maggioranza, il Consiglio di presidenza Federfarma, lanciando l’allarme rosso e provando intanto a gestire comunque l’emergenza che si andava profilando. Chi ha buona memoria, ricorderà certamente anche le interviste che all’epoca rilasciai ai giornali di settore, nel tentativo di denunciare una situazione della quale la categoria doveva essere responsabilmente informata e messa a parte”.

“I vertici federali, però, non hanno gradito per niente le mie denunce di una realtà difficile, ma ancora affrontabile, ritenendole incompatibili con la loro narrazione di un sindacato che, sotto la loro guida, procedeva verso chissà quale luminoso destino” racconta ancora Ghiani. “E a quel punto, com’era inevitabile, hanno proceduto a rimuovermi dalla guida di Credifarma, con il pensiero illusorio di avere un capro espiatorio sul quale addossare la piega negativa degli eventi. Disegno, quest’ultimo che – carte e conti alla mano – non hanno però potuto perseguire, per evidentemente mancanza dell’ubi consistam. Così, in vista delle prossime elezioni, ci hanno provato usando altri metodi, più spicci e miserabili, come quello sciacallesco delle voci diffamatorie”.

“A quel punto era inevitabile che reagissi” racconta ancora Ghiani “anche perché sentire la presidente Racca annunciare, con improntitudine degna di miglior causa, che ‘Credifarma sta faticosamente rimettendosi in carreggiata e risalendo la china in cui era precipitata a causa degli errori della gestione precedente’ è una bestialità e configura un vergognoso attacco al mio operato e quindi alla mia persona, del quale la presidente Racca – se non sarà capace di spiegare nei dettagli la sua accusa generica – risponderà in altre sedi”.

“Ma l’affermazione della presidente del sindacato” insiste Ghiani “è anche e soprattutto, prima di ogni altra cosa, una clamorosa balla: basti pensare che il piano industriale annunciato da Racca per risanare Credifarma era fondato sull’acquisizione in tempi brevi di 500 nuovi clienti. Per vedere i quali, probabilmente, potrebbe fare poco anche Federica Sciarelli di Chi l’ha visto. La verità è che, dagli annunci baldanzosi di risanamento lanciati appena un anno fa dalla Racca fino a oggi, di clienti ne sono stati persi in realtà circa 300, nonostante tutti gli sforzi posti in essere dall’attuale amministratore delegato della società, evidentemente molto poco assistito – come del resto è sempre accaduto – dal suo azionista di maggioranza. E senza clienti il destino di una società finanziaria è uno solo: chiudere”.

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