UK, colpi di forbice alle farmacie, rischiano di chiudere 1600 esercizi

UK, colpi di forbice alle farmacie, rischiano di chiudere 1600 esercizi

Roma, 26 ottobre – Il taglio dei sussidi potrebbe portare alla chiusura di ben 1600 “pharmacies in rural areas” nel Regno Unito. La notizia, paventata da mesi, si è materializzata nei giorni scorsi in un circostanziato articolo pubblicato dal quotidiano Telegraph, che riferisce appunto dell’intenzione del governo britannico di tagliare il numero degli esercizi farmaceutici per ridurre i costi del servizio pubblico, A soccombere sarebbero proprio le farmacie più piccole e che operano nelle località più periferiche e disagiate.

Inevitabili e massicce le proteste dei cittadini, espresse con una raccolta di firma sottoscritta da ben 2,2 milioni di cittadini, ovvero un inglese su 30, grazie anche alla mobilitazione subito promossa, nello scorso mese di maggio (quando appunto si profilarono i tagli)  dalla Npa, la National pharmacies association, il sindacato delle farmacie indipendenti del Regno Unito.

Almeno al momento, però, il governo inglese guidato da Theresa May sembra fermamente intenzionato a continuare per la sua strada, tagliando di oltre il 7% per cento i finanziamenti destinati a retribuire le farmacie per l’assistenza erogata sul territorio. Si tratta di circa 5 miliardi di sterline in meno (più o meno 6 miliardi di euro), divise in due tranche: la prima  di 2,6 miliardi di pounds scatterà subito, già a dicembre; la seconda di 2,5 miliardi scatterà invece a fine 2017. Un taglio drastico, che potrebbe appunto significare la chiusura di centinaia e centinaia di farmacie nel Paese.

Ma  il governo esclude che ciò possa avvenire, in particolare nelle piccole località, per le quali sono previste misure di tutela ad hoc: il ministero della Salute avrebbe infatti già stilato una lista di più di 1330 farmacie che operano nelle aree economicamente più depresse del Paese o comunque più disagiate a causa della rarefazione dei servizi, alle quali saranno corrisposti appositi finanziamenti per garantire un volume di entrate pari a quello in regime di Nhs percepito quest’anno (meno uno sconto al servizio pubblico pari all’1%).

Per rientrare nella lista, le farmacie debbono possedere tre requisiti: essere distanti almeno un miglio (1609 metri) da un’altra farmacia, risultare già in attività a partire dal 1° settembre 2016 e avere un fatturato di ricette Nhs al di sotto di un certo limite.

L’intervento sulle farmacie nasce dalla necessità del governo inglese di recuperare 22 miliardi di  sterline dalle spese per la sanità, impresa complicata che ha costretto il nuovo ministro della Salute (David Mowat, in sella da luglio)  a operare interventi su tutte le poste di spesa, farmacie comprese, i cui attuali meccanismi di remunerazione  (della quale è parte integrante il cosiddetto Establishment fee, ovvero l’indennità di 25 mila sterline che la maggior parte delle farmacie inglesi riceve dal Nhs e che prescinde dalle dimensioni dell’esercizio e dalla quantità e qualità del servizio erogato) sono ritenuti dal titolare della salute “un modo inefficiente di spendere risorse pubbliche”.
Il problema, per il governo, è l’aumento della spesa per l’assistenza farmaceutica, arrivata a 2,8 miliardi l’anno e cresciuta sensibilmente negli ultimi dieci anni, anche (si pensa) per effetto dell’aumento nello stesso arco temporale del numero delle farmacie (18% in più).

Per Mowat l’attuale remunerazione delle farmacie, come peraltro riconoscono gli stessi farmacisti, è del tutto inadeguata, anche perché non favorirebbe l’integrazione di questi presidi nel tessuto sanitario pubblico né la collaborazione con i medici e gli altri professionisti sanitari.

Resta da vedere se il superamento di questa “inadeguatezza” possa avvenire a colpi di scure ai finanziamenti, ipotesi alla quale i farmacisti inglesi non sono ovviamente disposti a credere, preoccupati anche dalle voci relative alle “strategie” alle quali l’Undresecretary of State for Care and Support Mowat starebbe pensando. Una di queste sarebbe quella di “sistemare” i farmacisti eventualmente costretti a chiudere le loro farmacie nelle surgery del territorio, gli studi medici associati ai quali da tempo i cittadini fanno riferimento per ogni esigenza, dalle prescrizioni alle visite mediche.

Un’altra ipotesi sarebbe legata all’esito di una sperimentazione avviata in Scozia, dove mesi fa è stato aperto il primo sportello farmaceutico robotizzato in un’area rurale. Si tratta di uno sportello automatizzato, uno specie di bancomat, per intendersi, che può consegnare le medicine dopo aver esaminato le ricette, grazie a un lettore collegato al sistema centrale dei servizio sanitario. Per “umanizzare” la pratica e rassicurare i pazienti, il progetto prevede che lo sportello disponga di una webcam con il contatto attivo con la più vicina farmacia. In questo modo i pazienti potranno chiamare il farmacista per chiedere chiarimenti o suggerimenti relativa alla terapia prescritta, ma anche per chiedere consigli in caso di malesseri o piccoli problemi che non hanno bisogno del ricorso immediato al medico, allo stesso modo di quanto avviene al bancone di una farmacia. I risultati della sperimentazione – condotta in collaborazione con l’università di Aberdeen – sarebbero fin qui positivi e secondo i ricercatori dell’ateneo scozzese potrebbe essere la risposta per risolvere i problemi di quelle località rurali dove, per effetto della decurtazione dei finanziamenti del Nhs, le piccole farmacie oggi operanti dovessero essere costrette a chiudere.  Inutile dire che il giudizio dei farmacisti e delle loro associazioni è del tutto opposto: alla presenza della farmacia e del farmacista non può davvero sopperire una macchina, per sofisticata ed efficiente che sia, soprattutto nelle aree rurali, lontane da ospedali e case di cura, dove il ruolo del farmacista è fondamentale già in termini di “rassicurazione” ed è spesso decisivo in termini strettamente sanitari per contribuire a risolvere problemi e/o evitare che essi si aggravino, con maggiori  sofferenze per i pazienti e costi infinitamente più alti per il sistema sanitario.

A quanto sta avvenendo in UK in materia di farmacie, dedica in ogni caso ampio spazio e attenzione il Pharmaceutical Journal della Royal Phamraceutical Association: qui tutti i link per accedere agli articoli dedicati ai community pharmacy cuts.

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