Dal MIT la capsula intelligente in grado di vincere la sfida dell’aderenza terapeutica

Dal MIT la capsula intelligente in grado di vincere la sfida dell’aderenza terapeutica

Roma, 22 novembre – Potrebbe rivelarsi un’arma formidabile per dare impulso all’aderenza terapeutica, soprattutto nelle cronicità, la capsula “intelligente” messa a punto da ricercatori del prestigiosio MIT, il Massachusetts Institute of Technology e oggetto di uno studio pubblicato sul numero del 16 novembre di  Science Translational Medicine.

Quello della mancata aderenza farmaceutica è notoriamente un problema di enorme rilevanza non solo sanitaria ma anche economica: secondo l’Oms, solo il 50% delle persone nei Paesi sviluppati e il 30% in quelli in via di sviluppo prende i farmaci a lungo termine secondo quanto prescritto dal medico, con le conseguenze facilmente immaginabili.

Evidente, dunque, che disporre di farmaci “facili” da assumere, con schemi posologici semplici e sottratti il più possibile a scadenze orarie reiterate e complicate da rispettare, rappresenta un passo avanti molto importante per migliorare l’aderenza alle terapie e per conseguenza migliorarne l’efficacia.

In questa direzione va appunto la capsula “inventata” dal team di  ricercatori del MIT, che una volta ingerita rimane nello stomaco e rilascia il principio attivo per settimane, grazie alle sue particolari caratteristiche. Anche se confezionata come tutte le capsule in un involucro di gelatina di facile assunzione per os,  la capsula “intelligente”, una volta arrivata nell’ambiente acido dello stomaco, si espande, assumendo la forma di una stella a sei braccia.

Proprio grazie a questa particolare  conformazione può restare “aggrappata” alle pareti dello stomaco, continuando gradualmente a rilasciare farmaci per giorni e settimane,  senza alcuna interferenza col passaggio di cibo e senza produrre lesioni o danni di aclun genere alla mucosa gastrica.

I principi attivi sono inseriti proprio all’interno delle braccia della stella, costituiti da un polimero biodegradabile e ovviamente connessi al corpo centrale, dal quale si distaccano dopo un  periodo (programmato) di tempo: dopo essere rimasta per giorni nell’ambiente acido dello stomaco, la capsula, infatti, si rompe e viene quindi eliminata attraverso il normale transito intestinale.

La capsula si è mostrata efficace nelle sperimentazioni fin qui condotte nei maiali: “caricate” le braccia della stella di un antielmintico, ivermectina, efficace anche contro la malaria (uccide infatti tutte le zanzare che pungono chi prende il farmaco), i ricercatori hanno osservato che il principio attivo veniva gradualmente rilasciato per due settimane.

Se utilizzata negli esseri umani, la ultra long-acting oral drug messa a punto dal team del MIT potrebbe consentire la somministrazione di massa dell’ivermectina in una popolazione di un’area a rischio malaria, anche in abbinamento a trattamenti antimalarici come l’artemisinina, assicurando un contributo formidabile all’eliminazione della malattia, contro la quale le campagne di massa si scontrano contro la difficoltà di costringere le persone ad assumere tutti i farmaci tutti i giorni.

Ma la capsula del MIT può tornare utile contro molte altre malattie (come Hiv, patologie neuropsichiatrice o epilessia, solo per fare qualche esempio), essendo in realtà una piattaforma di rilascio nella quale può essere “caricato” qualsiasi tipo di principio attivo, che permette di utilizzarla, come precisano gli stessi ricercatori, con tutti i farmaci che richiedono una somministrazione frequente,  rimpiazzata da una sola con intubili vantaggi.

La capsula “intelligente”, però, si presta anche a dare un grande impulso ai trial clinici, dove l’aderenza alle terapie è un fattore decisivo per la valutazione dell’efficacia dei farmaci in sperimentazione: la ultra long-acting oral drug delivery platform consentirebbe non solo di risolvere in radice il problema, ma anche di avere livelli sierici del farmaco meno fluttuanti, riducendo al tempo stesso, potenzialmente, gli effetti collaterali, dal momento che diminuisce la variabilità di concentrazione del medicinale.

Il frutto delle ricerche del team del MIT, intanto, è già patrimonio di una azienda, la Lyndra, una start up  costituita per iniziativa di uno degli stessi ricercatori, Andrew Bellinger (nella foto), con l’obiettivo di sviluppare sistemi di rilascio farmaci a lunga azione. I primi trial clinici sulla “capsula intelligente” sono attesi per la metà del 2017.

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