Farmacie-grossiste, Federfarma Servizi prende posizione su sentenza Tar Lazio

Farmacie-grossiste, Federfarma Servizi prende posizione su sentenza Tar Lazio

Roma, 23 novembre – Torna a far discutere la sentenza del Tar Lazio n.11241/16 pubblicato lo scorso 11 novembre che ha dichiarato inammissibile il ricorso che alcuni titolari campani che esercitano anche l’attività di grossista hanno opposto contro la nota del ministero della Salute nella quale, a seguito di una richiesta di chiarimenti avanzata da Federfarma Servizi, si ricordava che distribuzione all’ingrosso e vendita dei medicinali sono due attività da tenere “assolutamente separate tra loro, anche se svolte dalla medesima persona”.

Osservando che quella nota non ha alcuna consistenza provvedimentale né efficacia vincolante o prescrittiva, i giudici amministrativi hanno respinto la richiesta di annullamento avanzata dai farmacisti grossisti partenopei, ritenendo che il parere del ministero – proprio per la sua natura non vincolante né obbligatoria –  non produce effetti  “immediatamente lesivi” nei confronti dei ricorrenti.

Sul tema, con una lunga nota sulla sua newsletter F-online, è tornata ieri proprio Federfarma Servizi, per cercare di fare luce sui numerosi interrogativi sollevati dai giudici amministrativi e provare a comprendere le implicazioni che ne scaturiscono per la filiera e per il cittadino.

“Al Tar era stato chiesto l’annullamento di una nota della Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del ministero della Salute – relativa al rapporto tra farmacia e grossista e al divieto di passaggi interni di farmaci – e delle conseguenti note della Regione Campania e del Dipartimento Farmaceutico di alcune Asl della stessa Regione” ricorda Federfarma Servizi, che poi entra subito nel merito squisitamente tecnico della questione, partendo dalla motivazione che ha spinto alcuni farmacisti partenopei che svolgono parallelamente anche l’attività di grossisti a rivolgersi a un’autorità giudiziaria.

“A quanto pare” si legge sulla nota di F-online, “l’interesse che i farmacisti-grossisti considerano leso è di natura squisitamente economica”. I ricorrenti hanno infatti lamentato “un atteggiamento distorsivo della concorrenza serbato dalle industrie farmaceutiche, ostili ai farmacisti grossisti cui fornirebbero i medicinali senza continuità e con prezzi maggiori di quelli praticati alle farmacie”.  Per questa ragione, sarebbero costretti  “ad acquistare col codice univoco della farmacia i medicinali per poi trasferirli, con un documento di trasporto interno (DDT), dal magazzino della farmacia a quello separato di grossista per la successiva vendita ad altre farmacie o ad altro grossista”.

Ed è proprio sulla prassi dei “trasferimenti interni” tra farmacia e deposito del grossista che il ministero della Salute, e a seguire la Regione Campania e Asl citate in giudizio dai ricorrenti, hanno emanato le loro note per chiarire e affermare che “in nessun caso il deposito può approvvigionarsi di medicinali dalla farmacia e l’unico movimento previsto dalla farmacia al grossista è la restituzione, che avviene a fronte di errori di fornitura o rientri dal cliente”.

La prima riflessione che ne consegue è la volontà dei farmacisti-grossisti di annullare le indicazioni ministeriali in merito all’inammissibilità di passaggi ‘interni’ per dare priorità al proprio personale vantaggio economico invece che alle linee direttrici ministeriali per un comportamento corretto sul piano della tutela della salute” commenta la sigla di rappresentanza delle società di distribuzione intermedia dei farmacisti. “Nondimeno, questa vicenda giudiziaria conferma quanto Federfarma Servizi sostiene da tempo, ovverossia l’esistenza di una terza categoria di grossisti che non rientra né nella propria compagine associativa, né in quella dalla distribuzione privata. Si tratta di una categoria di grossisti terza anche e soprattutto perché utilizza dinamiche di approvvigionamento che non solo non sono quelle usate dal resto della distribuzione intermedia – utilizzando la farmacia come ponte – ma che tantomeno sono quelle auspicate dal ministero della Salute nella distribuzione farmaceutica”.

Federfarma Servizi evidenzia anche come questa nuova categoria terza e “spuria” di distributori lamenti da un lato “una disparità di condizioni di acquisto da ‘combattere’ con l’uso della doppia veste farmacista-grossista” e, dall’altro lato, invochi contemporaneamente  “la lesione dei principi di concorrenza del mercato. Il risultato di tale ambivalente approccio è che non si comprende bene se i farmacisti-grossisti desiderino anche un terzo tipo di mercato, che sia cioè basato sulla libera concorrenza, ma in un mercato che non sia anche libero di fissare le proprie condizioni contrattuali”.

Sulla natura delle note dirigenziali impugnate davanti al giudice amministrativo, Federfarma Servizi ricorda che lo stesso Ministero aveva fin da subito chiarito che il suo chiarimento non era vincolante né prescrittivo, Ciò non di meno, il dicastero ha  poi ritenuto opportuno intervenire in giudizio per  chiedere il rigetto della richiesta di impugnativa presentata dai farmacisti-grossisti, nella consapevolezza che – laddove le loro argomentazioni avessero trovato sponda – il rischio concreto avrebbe potuto essere quello di  “invertire le fasi della distribuzione e della vendita al dettaglio dei farmaci, creando di fatto il tertium genus di una figura unitaria di farmacista/grossista, con impatto negativo sulla filiera del farmaco e sulle esigenze di tracciatura, poste in funzione di garanzia della immediata e completa disponibilità dei farmaci e della loro immunità da possibili frodi a danno della salute pubblica“.

Un altro dato che Federfarma Servizi sottolinea è il nuovo, inequivocabile allarme lanciato in occasione del contenzioso dal Ministero della Salute sulla pericolosità dell’attività del farmacista-grossista in termini di tracciatura, trasparenza e quindi anche di tutela della salute. “Il Tar del Lazio, pur non condividendo la preoccupazione del Ministero, ha posto un esplicito limite alla legittimità dei passaggi ‘interni’ tra il magazzino della farmacia e quello del grossista entrambi gestiti dallo stesso professionista: si deve trattare di passaggi c.d. “logistici’, ossia gratuiti e non riconducibili a ipotesi di compravendita e tracciati tramite DDT” scrive F-online. “Per tutti gli altri passaggi ‘di compravendita’, quindi, il Tar condivide la linea adottata dal Ministero in merito all’inammissibilità di passaggi interni. Si tratta di un passaggio cruciale della sentenza, che lascia aperto un interrogativo molto delicato, ossia quanti casi di ‘passaggi logistici’ da parte di farmacisti-grossisti siano stati riscontrati finora dagli organi ispettivi e quindi rilevati dal Ministero o dall’Aifa”.
Chiarito che non può essere considerato ‘logistico’ il passaggio di una referenza dalla farmacia al grossista e viceversa quando lo scopo di tale passaggio è giustappunto la vendita di quella referenza, Federfarma Servizi  prefigura  il rischio  che questa  “finestra” lasciata aperta dal Tar Lazio “possa diventare un pericoloso cavallo di Troia che esoneri i ‘passaggi’ di farmaci dall’obbligo di trasparenza e tracciabilità in una fase delicata della distribuzione”.

Rischio molto grave, secondo la sigla delle società di distribuzione, anche perché “questo orientamento è in netto contrasto con la volontà del legislatore europeo di disciplinare sempre più severamente la tracciatura dei farmaci, come dimostra anche la recente introduzione del codice univoco europeo. La salute del cittadino deve essere la priorità per chi opera nella distribuzione farmaceutica e se c’è qualcuno che intende anteporvi interessi economici e personalismi, forse è arrivato il momento di intervenire con una normativa che non lasci spazio a interpretazioni e dubbi”.

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