Efficacia e sicurezza dei prazoli, li spiega un position paper italiano

Efficacia e sicurezza dei prazoli, li spiega un position paper italiano

Roma, 13 dicembre – La rivista BMC Medicine ha accolto e pubblicato il mese scorso un position paper congiunto di Società italiana di Farmacologia (Sif), Associazione italiana Gastroenterologi ospedalieri (Aigo) e Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg) sul tema dellappropriatezza d’uso degli inibitori di pompa protonica (Ppi), noti anche come prazoli, classe di farmaci spesso al centro delle cronache anche in ragione del larghissimo uso che se fa, considerato da molti eccessivo e non appropriato. Basterà ricordare, al riguardo, che in Italia ben tre Ppi sono nella top ten dei farmaci più venduti.

A un quarto di secolo dal loro arrivo sul mercato, i prazoli rimangono il trattamento cardine delle malattie acido-correlate, nella malattia da reflusso gastro-esofageo, esofagite eosinofila, infezione da Helicobacter pylori, ulcera peptica, nonché nella sindrome di Zollinger-Ellison.

Ma assumerli a lungo e magari a elevati dosaggi non è privo di conseguenze: oltre a rappresentare uno spreco poco compatibile con la necessità di impiegare al meglio le risorse per garantire la sostenibilità dell’assistenza farmaceutica, usare troppo e male i Ppi comporta infatti seri rischi e concreti pericoli per la salute, come attestato – tra gli altri studi – da un’ampia review pubblicata lo scorso anno da Cmaj, il Canadian Medical Association Journal, che ha rilevato e distinto tre diverse categorie di possibili eventi indesiderati: interazioni farmacologiche, complicanze non infettive e complicanze infettive

Da qui la necessità – evidenziata dal position paper italiano – di aderire alle linee guida evidence-based per l’impiego dei Ppi, unico approccio razionale, efficace e sicuro alla terapia con questi farmaci, che sono molto preziosi soltanto se usati correttamente, al dosaggio più basso e per il periodo di tempo più breve possibile. E con l’accortezza di sottoporre i pazienti che li assumono cronicamente a unarivalutazione periodica per cogliere eventuali stati carenziali o effetti indesiderati da trattamento prolungato. Nel complesso, i Ppi sono farmaci insostituibili nella gestione delle patologie acido-correlate” conclude infatto il position paper italiano, coordinato da Carmelo Scapignato (nella foto), docente di Farmacologia clinica dell’Università di Parma. “Tuttavia, il trattamento con Ppi – come qualsiasi tipo di terapia farmacologica – non è senza rischi di effetti negativi. I benefici complessivi di terapia e miglioramento della qualità della vita superano in modo significativo i rischi potenziali nella maggior parte dei pazienti, ma quelli senza indicazione clinica chiara sono esposti solo per i rischi correlati alla prescrizione di Ppi. Aderire alle linee guida evidence-based rappresenta l’unico approccio razionale per una terapia con Ppi efficace e sicura”.

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