Federfarma Campania, Dpc galeotta:  Di Iorio lascia la presidenza

Federfarma Campania, Dpc galeotta: Di Iorio lascia la presidenza

 

Roma, 13 gennaio – Inizia in salita, il 2017 della farmacia campana, dove sembrano essere giunte a un inevitabile punto di caduta, all’interno delle sigle di rappresentanza di categoria,  le fibrillazioni dell’ultimo scorcio del 2016 per le vicende connesse alla disciplina sulla Dpc, oggetto di un’intesa sottoscritta dal presidente del sindacato regionale dei titolari Michele Di Iorio (nella foto) con la Regione, in occasione del decreto commissariale n. 97 del settembre 2016.

Scopo di quello che lo stesso Di Iorio aveva a suo tempo definito “non proprio un accordo regionale, ma  poco ci manca”, era essenzialmente quello di mettere riparo ai meccanismi di compensazione regionale previsti da un altro decreto commissariale (il n. 66 dell’agosto 2016), che autorizzava le farmacie campane a spedire ricette provenienti da altre Asl con le regole della Dpc vigenti nel proprio territorio, riconoscendo di fatto e lasciandole del tutto impregiudicate le differenze distributive tra le diverse province della Regione.

Per uscirne, le misure del decreto 97 prevedono il conferimento ai DG delle sette Asl campane, da parte della Regione, di un mandato per adeguare i rispettivi accordi per la Dpc su almeno tre punti: riferirli a un elenco più largo di farmaci del Pht, comprensivo degli ex Osp-2; prevedere un fee a compenso della distribuzione per le farmacie non superiore a 6 euro (elevato a 7,50 per le farmacie rurali); ridurre modulistica e burocrazia, mediante l’uso di piattaforme web, anche ai fini del monitoraggio e della verifica della mancanza di referenze nel circuito distributivo.

Disposizioni che, nel merito – secondo Di Iorio – andavano oggettivamente  considerate “più che soddisfacenti”, anche in ragione dell’inserimento nel “pacchetto” della Dpc dei farmaci ex Osp2, finalmente restituiti alla farmacia, con gli intuitivi benefici in termini di aumento delle referenze trattate in farmacia.

Ma il merito, si sa, non è tutto: c’è anche il metodo, e quello adottato dalla Regione con il decreto commissariale n. 97 alle associazioni dei titolari di farmacia della Campania non è davvero piaciuto. Le nuove misure, calate di fatto dall’alto, saltando a pie’ pari  gli accordi preventivi che in questi casi vanno stabiliti con i farmacisti e le loro organizzazioni, sono state di fatto equiparate a un vero e proprio colpo di mano meritevole di una risposta forte e immediata. Che si è materializzata a fine 2016 sotto forma di un ricorso che le associazioni provinciali di Benevento, Avellino e Caserta, supportate da Federfarma nazionale e dalla stessa Federfarma Campania  (con il suo presidente Di Iorio, dunque, nella singolare condizione di ricorrere contro un provvedimento da lui sostenuto e pubblicamente ritenuto foriero di effetti positivi) hanno presentato davanti al Tar per chiedere l’annullamento, previa sospensione cautelare, del decreto  97.

Secondo i ricorrenti, l’atto va infatti ritenuto gravemente lesivo di diritti e interessi già riconosciuti e sanciti in altre sedi: esemplificativo, al riguardo, il riferimento agli accordi sottoscritti dalle associazioni di Avellino, Benevento e Caserta con le rispettive Asl per disciplinare la Dpc, accordi – scrivono i ricorrenti – “illegittimamente resi vani dal decreto 97“.

Ma la contestazione è più larga e fondata e chiama in causa il decreto legislativo n. 153 del 2009 sulla cosiddetta “farmacia dei servizi”,  laddove  stabilisce, tra le altre cose, che “i nuovi servizi assicurati dalle farmacie nell’ambito del Ssn, nel rispetto di quanto previsto dai Piani socio-sanitari regionali, e previa adesione del titolare della farmacia concernono (…) la dispensazione per conto delle strutture sanitarie dei farmaci a distribuzione diretta“.

Secondo i ricorrenti, dunque, la “previa adesione del titolare  è una condizione essenziale affinché tale servizio sia svolto dalla farmacia“:  è dunque del tutto evidente la violazione della legge da parte del decreto impugnato, che  “ha deliberatamente omesso il previo accordo con i farmacisti“.

Ma non basta: viene anche ritenuta “una mera elaborazione unilaterale… l’elenco unico regionale dei farmaci da erogare in Dpc” al quale fa riferimento il decreto 97, spiegando che esso è stato elaborato dal Centro interdipartimentale di ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione dell’Università degli studi di Napoli Federico II, senza però che “la Regione abbia avvertito la benché minima esigenza di prevedere un contraddittorio con i rappresentanti delle associazioni sindacali”.

Analoghe contestazioni riguardano le tariffe di remunerazione della Dpc, fissate di imperio, quando invece sarebbe stato necessario “coinvolgere le associazioni sindacali”, tanto più che è lo stesso decreto commissariale ad ammettere che “i contratti di Dpc vigenti a livello di singola Asl con le associazioni provinciali di Federfarma e con Assofarm sono eterogenei relativamente all’elenco dei farmaci oggetto dell’accordo, nonché per le modalità e l’ammontare della remunerazione dei servizi”.

Come è del tutto evidente, l’iniziativa giudiziaria contro il decreto n. 97 (che, alla fine, lo stesso Di Iorio ha dovuto sottoscrivere) ha fatto scattare in casa Federfarma un cortocircuito che non poteva restare senza conseguenze. Che, puntualmente, sono arrivate in occasione di un comitato esecutivo del sindacato regionale subitaneamente convocato ad Avellino il 2 gennaio, nel corso del quale al presidente di Federfarma Campania non sarebbe rimasta altra scelta che quella di rassegnare le dimissioni e passare la mano al vicepresidente Mario Flovilla, presidente dell’associazione dei titolari irpini.

Sarà lui a gestire la transizione che porterà, presumibilmente già alla fine del prossimo mese di febbraio, alla convocazione dell’assemblea per l’elezione del nuovo presidente, che arriverà praticamente a ridosso della consultazione per la nomina del presidente nazionale di Federfarma.

 

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