Campania, Di Iorio: “Macché dimissioni, ho soltanto deciso di non ricandidarmi”

Campania, Di Iorio: “Macché dimissioni, ho soltanto deciso di non ricandidarmi”

Roma, 16 gennaio – Non dimissioni, ma semplice rinuncia a ripresentare la candidatura alla scadenza del mandato, nel prossimo mese di febbraio. Decisione che, peraltro, sarebbe stata presa da tempo, in presenza di un cumulo di cariche (presidenza di Federfarma Napoli, presidenza di Credifarma e incarico nel Consiglio di presidenza di Federfarma nazionale) troppo impegnative e onerose per farsi ancora carico anche del sindacato regionale.
A precisarlo, con un’intervista alla newsletter del sindacato nazionale, è il presidente di Federfarma Campania Michele Di Iorio (nella foto), dopo la notizia rimbalzata su alcuni giornali di categoria venerdì scorso relativa a un suo passo indietro dalla presidenza di Federfarma Campania, con il passaggio pro-tempore della guida di Federfarma Campania a uno dei vicepresidenti,  Mario Flovilla, presidente di Avellino.
“Ho soltanto ufficializzato la decisione di non ricandidarmi quando il mio mandato scadrà, nel prossimo mese di febbraio” spiega Di Iorio, precisando il senso di quanto comunicato in occasione della riunione del Consiglio di Federfarma Campania il 2 gennaio (data peraltro insolita, per una convocazione sindacale, a meno di non dover discutere questioni straordinarie e urgenti) e informando di aver concordato “una transizione collegiale” con le altre province.

“Entro fine mese convocherò il direttivo, con il quale condividerò l’individuazione della data per le elezioni delle nuove cariche” ha precisato Di Iorio a filodiretto, escludendo che la decisione di non ricandidarsi sia legata alle recenti polemiche  sull’accordo per la Dpc regionale, varato lo scorso settembre con un decreto commissariale (il n. 97) calato dall’alto, senza alcuna negoziazione con le associazioni della farmacia, che per questo hanno opposto un ricorso davanti al Tar, supportate da Federfarma nazionale.

Ma Di Iorio non ci sta a sentire parlare di “fallimento” della nuova Dpc, circostanza che sarebbe peraltro smentita dal fatto che  “tutte le associazioni provinciali stanno aggiornando gli accordi con le Asl alle condizioni previste dal decreto,  condizioni che, tra le varie cose, prevedono una remunerazione di 6 euro al pezzo, che diventano 7,50 per le rurali; in altre Regioni farebbero carte false per avere queste tariffe”, ricorda Di Iorio, sottolineando tra le positività del nuovo anche l’allargamento della Dpc ai medicinali ex-Osp 2.

La questione del decreto commissariale, insomma, non riguarderebbe i contenuti del provvedimento, ma semmai la forma, che Di Iorio definisce  “inopportuna”. In realtà, nei ricorsi delle sigle sindacali il decreto 97 è definito con toni e aggettivi decisamente molto più urticanti: un atto dove lo stesso elenco unico regionale dei farmaci da erogare in Dpc viene bollato come “una mera elaborazione unilaterale“, colpevole di  aver “deliberatamente omesso il previo accordo con i farmacisti“ e di essere “gravemente lesivo di diritti e interessi già riconosciuti e sanciti in altre sedi”.

Un’inaccettabile espressione autoritaria, per dirla in altri termini, in grado di rappresentare – laddove accolta con acquiescenza e senza reazioni – un pericoloso precedente nel rapporto di interlocuzione tra amministrazioni regionali e servizio farmaceutico.  In ogni caso, una decisione difficile da rubricare come un semplice “infortunio” dovuto a un eccesso di disinvoltura formale da parte della Regione Campania e tale invece da investire questioni di decisiva sostanza.

In questa differenza di lettura risiede appunto il cortocircuito di Federfarma Campania che ha portato allo show down del 2 gennaio e al suo esito, che se non è zuppa è in ogni caso pan bagnato: Di Iorio passa la mano.

Se lo abbia fatto perché indotto alle dimissioni dal clima di sfiducia maturato nei confronti del suo operato, rappresentato formalmente (pare) da tre associazioni provinciali campane con la richiesta, sotto Natale, di convocazione dell’Assemblea regionale del sindacato per deliberare al riguardo, oppure in ragione della sopraddetta autonoma scelta dettata da ragioni di opportunità di fronte all’eccesso di impegni dovuto al cumulo di cariche, a questo punto è questione (essa sì) che attiene più alla forma che non alla sostanza dei fatti. Anzi, del fatto. Che alla fine è uno: Di Iorio non è più il presidente di Federfarma Campania. Tutto il resto diventa poco rilevante prima e più ancora che poco appassionante.

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