Farmaceutica, cresce a 3,4 miliardi il fatturato 2016 del Gruppo Menarini

Farmaceutica, cresce a 3,4 miliardi il fatturato 2016 del Gruppo Menarini

 

Roma, 3 febbraio – Ancora in crescita il 2016 per il Gruppo Menarini. Lo scorso anno, infatti, il fatturato consolidato si è attestato a 3,46 miliardi di euro contro i 3,32 miliardi dell’anno precedente.

Menarini, che ha presentato gli ultimi dati a Firenze in occasione di un incontro per fare il punto sulle strategie del gruppo, ha escluso ipotesi di quotazioni in borsa.

”Preferiamo investire in azienda per la nostra ricerca”  ha detto la presidente Lucia Aleotti (nella foto), che – riferisce una nota Ansa – ha fatto un bilancio degli ultimi anni insieme a Domenico Simone, componente del CdA del gruppo.

Che conta oggi 16.686 dipendenti, 500 dei quali  assunti nel 2016 (la metà in Italia). In tutto sono 15 gli stabilimenti produttivi nei quali lo scorso anno sono state prodotte 570 milioni di confezioni.  Dal 2000 al 2016 il gruppo ha pagato stipendi per 10,2 miliardi e imposte per 2 miliardi.

L’Italia rappresenta il 27% del fatturato globale, ma, come ha sottolineato Simone, ”è proprio in Italia che l’azienda versa il 61% del totale delle imposte”.

Menarini continua nella sua metamorfosi, da azienda tradizionalmente farmaceutica a polo per la ricerca di nuove diagnostiche, in particolare per i tumori, e per lo sviluppo di una tecnologia in grado di produrre vaccini più velocemente di quanto si faccia ora.

Nella strategia del gruppo – tratteggiata a Firenze dalla presidente Aleotti – emergono due capisaldi che sembrano diventare, nelle speranze del management, le rampe di lancio di una evoluzione in linea con quanto sta accadendo anche mondo della medicina. Nel 2016 si è infatti realizzata una joint venture, la VaxYnethic, a Rapolano vicino Siena (area che vede la presenza di altri gruppi impegnati in questa aera terapeutica) per lo studio di tecnologie innovative per la produzione di vaccini.

È la nostra ultima scommessa – ha detto Aleotti – quella di un nuovo metodo di produzione dei vaccini. Sono procedure che necessitano di tempi lunghi. L’obiettivo è  quello di poterli realizzare in futuro con piu’ immediatezza”. Con tempi che potrebbero, secondo le speranze dei ricercatori, ridursi di circa il 40%, garantendo l’arrivo sul mercato di maggiori quantitativi di vaccino in caso, ad esempio, di emergenze sanitarie.

Intanto, nel processo di internazionalizzazione dell’azienda si aggiunge il tassello degli Stati Uniti, dopo l’acquisizione, dell’americana CellSearch Ctc, leader nell’individuazione delle tecnologie tumorali che circolano in alcune neoplasie, con l’obiettivo di integrarla con un’altra tecnologia già di proprietà dell’azienda, la DepAray.

”Lo sbarco negli USA è un sogno coltivato da molti anni” ha concluso Aleotti “che serve a comprendere qual è la nostra visione del futuro”.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi