Assofarm: “Dpc, superare diversità  e disuguaglianze con modello nazionale”

Assofarm: “Dpc, superare diversità e disuguaglianze con modello nazionale”

Roma, 11 aprile – Un centinaio di “addetti ai lavori” tra farmacisti pubblici, privati e ospedalieri, rappresentanti di industrie farmaceutiche, dirigenti dei Servizi farmaceutici delle Asl e amministratori provenienti da tutta Italia, hanno raggiunto Bologna, sabato scorso, per rispondere all’invito di Assofarm a ragionare pubblicamente,in un convegno appositamente organizzato, su come ripensare i canali distributivi dei farmaci Ssn al fine di riequilibrarli. E il confronto è stato sicuramente fruttuoso, visto che ne è scaturito un impegno concreto, quello di realizzare un tavolo regionale per affrontare i temi della distribuzione dei farmaci e della presa in carico dei pazienti cronici da parte delle farmacie territoriali.

I lavori, dei quali riferisce un’ampia nota dell’agenzia Agenparl, sono stati introdotti dal coordinatore regionale Assofarm Emilia Romagna, Ernesto Toschi, che ha sottolineato “la necessità di ripensare le modalità di distribuzione dei farmaci SSN per superare le diversità e le disuguaglianze esistenti, di ridurre gradualmente la distribuzione diretta a favore della Dpc e della convenzionata e di concentrare gli sforzi sulla medication review proposta da Assofarm perché rappresenta il futuro della farmacia, ma anche una forma sostenibile del servizio sanitario di domani”.
La riflessione è partita dalla ricerca “La spesa farmaceutica a carico del SSN. Comparazione tra accordi regionali e modalità di distribuzione” elaborata dalla Studio Antares di Forlì e illustrata nel corso dell’appuntamento bolognese di sabato da Annalisa Campana.

“L’indagine ha messo a confronto tutti gli accordi regionali, aggiornati ad ottobre 2016 – ha spiegato la ricercatrice – facendo emergere 21 realtà sanitarie molto differenziate. In particolare, il compenso per la remunerazione della Dpc è solo uno degli elementi di diversità degli accordi che sono un equilibrio complesso tra servizi e compensi”.

“In alcuni casi questo equilibrio è a detrimento della sostenibilità delle farmacie” ha sottolineato Campana. “La distribuzione della spesa convenzionata netta pro capite dal 2012 al 2015 è diminuita dell’8% mentre la spesa pubblica, di cui la convenzionata fa parte, è aumentata del 14%. La mancanza di un modello comune di riferimento per la distribuzione diretta accentua le diversità di trattamento tra i cittadini che dovrebbero avere uguale diritto alla salute”.

“L’Emilia Romagna, una tra le Regioni italiane più virtuose, in termini di spesa convenzionata pro capite, ad esempio, vede una maggiore difficoltà per la sostenibilità delle farmacie che registrano una quota di mortalità al di sopra della media nazionale”.

Gli effetti sperequativi prodotti da 21 Dpc di fatto differenti sul territorio nazionale sono uno dei punti di maggiore attenzione della ricerca: “È stato verificato che le Regioni con una incidenza maggiore di spesa farmaceutica imputabile alla Dpc rispetto al totale della diretta di classe A – in ragione di farmaci a più alto costo – stabiliscono compensi per le farmacie più elevati” si legge al riguardo in una sintesi dell’indagine Antares. Da questo fattore, dipenderebbe  qualcosa come “il 28% della remunerazione per la Dpc”. Così, “se aumenta di un 1% l’incidenza della Dpc sulla diretta di classe A la fee del farmacista aumenta di 4 centesimi”. Ma quello che risulta evidente è che “la remunerazione”, così come i contenuti degli accordi, “dipendono solo in piccola parte dai dati empirici mentre la condizionano soprattutto fattori politici locali”.
Nello Martini, direttore generale di Drugs & Health Srl, è tornato a proporre la sua “ricetta” per disegnare un nuovo modello di remunerazione del farmaco, capace di dare una prospettiva e futuro economico allo farmacie territoriali. Secondo l’esperto, per le farmacie sarà fondamentale “mettere in campo un disegno coerente con la riorganizzazione dell’assistenza primaria, sganciare la professione dal prezzo dei farmaci e produrre salute, non limitandosi a dare consigli, ma sperimentando forme di presa in carico di pazienti cronici complessi in una rete integrata con le Case della Salute”.

“Se la farmacia non va in questa direzione – ha concluso Martini – rischia di diventare sempre più marginale anche perché, dopo Pasqua, sarà all’esame del Parlamento il Ddl concorrenza che introdurrà in Italia le catene delle farmacie: avranno l’effetto che gli ipermercati hanno avuto sui piccoli esercizi”.

Alla presentazione di analisi e proposte è seguito il dibattito con gli attori della filiera: Annarosa Racca, presidente Federfarma, Mauro Mancini, segretario Sifo Emilia Romagna, Salvatore Butti, dirigente di Teva Italia, Antonio Brambilla, responsabile assistenza territoriale Regione Emilia Romagna ed Egidio Campari, direttore delle Farmacie Comunali Riunite di Reggio Emilia e componente della giunta Assofarm.

Tutti hanno concordato sul fatto che bisogna uniformare il sistema sulla distribuzione dei farmaci anche perché finora, con la preoccupazione di contenere la spesa pubblica, non sono mancati gli sprechi, ma senza ottenere risultati certi sui pazienti. Proprio sui pazienti cronici, invece, coinvolgendo le farmacie, si potrebbe risparmiare e guadagnare in salute.

La parola è poi passata alla politica con Giuseppe Paruolo, consigliere regionale Emilia Romagna, e Umberto di Primio, sindaco di Chieti, vicepresidente dell’Anci, prima delle conclusioni affidate a Venanzio Gizzi (nella foto). Il presidente di Assofarm e dell’Unione europea delle Farmacie sociali ha auspicato che la Regione Emilia Romagna faccia da apripista per dare futuro e ridisegnare il ruolo del “farmacista di famiglia” con l’introduzione della presa in carico dei pazienti cronici.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi