Studio Antares: “Dpc, la variabilità degli accordi dipende dalla politica”

Studio Antares: “Dpc, la variabilità degli accordi dipende dalla politica”

Roma, 12 aprile – La variabilità degli accordi sulla Dpc a livello regionale? Non dipende da fattori ed elementi oggettivi e misurabili, di natura economica, strutturale o logistica, ma semplicemente da considerazioni (e quindi scelte)  influenzate dalla politica.

È la conclusione che emerge dallo studio La spesa farmaceutica a carico del Ssn. Comparazione tra accordi regionali e modalità di distribuzione condotto dal centro di studi e di ricerche Antares, specializzato nell’analisi economica applicata, per conto di Assofarm Emilia Romagna e presentato sabato scorso in occasione del convegno che la sigla nazionale delle farmacie comunali presieduta da Venanzio Gizzi ha organizzato a Bologna sul tema della ridefinizione dei “pesi” dei canali di distribuzione dei farmaci in regime di Ssn (cfr. RIFday di ieri).

Lo studio, illustrato a Bologna da Annalisa Campana (nella foto) ha valutato tutti gli accordi sulla Dpc in vigore nelle Regioni italiane, comparandoli sulla base di parametri come la remunerazione e l’incidenza della distribuzione diretta sulla spesa farmaceutica territoriale, ma considerando più in generale gli altri contenuti oggetto delle intese Che – e questa è una delle prime evidenze sottolineate da Antares – non soltanto sono molti, ma anche molto diversi tra le varie Regioni. In tre quarti delle quali, si legge nella ricerca, parte dei farmaci ex Osp2passano” anche attraverso le farmacie territoriali convenzionate, “anche se in alcuni casi in via sperimentale e/o senza aggravio di costi per il Servizio sanitario; più della metà degli accordi tratta direttamente l’assistenza integrativa, in particolare gli ausili per diabetici e per incontinenza, ma anche la dispensazione di prodotti per colostomia e dell’ossigeno; i due terzi degli accordi prevede l’erogazione remunerata di servizi per il cittadino – tra i più attuati Cup, promozione e prevenzione della salute, pharmaceutical care per l’aderenza alla terapia in particolari ambiti terapeutici, monitoraggio tramite il sistema del piano terapeutico On Line e sui farmaci ex Osp2“.

Le differenze, però, non sono soltanto tra Regione e Regione ma in non pochi casi si registrano anche tra le Asl di una stessa Regione, ad eccezione di quelle che “sono riuscite a orientarsi verso una maggiore uniformità di trattamento come nel caso di Lombardia, Liguria, Toscana, Piemonte e Umbria, in cui tutte le farmacie territoriali distribuiscono in Dpc gli stessi farmaci. All’estremo opposto si trovano invece Campania ed Emilia Romagna in cui ogni Asl si comporta in modo indipendente”.

Analizzando i nuovi accordi, sottoscritti lo scorso anno, Antares rileva la generale tendenza ad ampliare “il campo d’azione della Dpc”, ma anche quella a rivederne al ribasso la remunerazione, cercando al contempo una compensazione “con un ampliamento della parte sui servizi”.

E a proposito di remunerazione, la variabilità delle fattispecie è davvero alta: per Lombardia, Lazio e Sardegna, annota Antares, “si stabilisce una remunerazione che varia in base alle fasce di prezzo del farmaco e al tipo di farmacia considerata. Solo Toscana, Liguria, Calabria e Trento hanno una remunerazione fissa”.

La ricerca “tira” anche una media, a livello nazionale, dei compensi riconosciuti per la Dpc: “Per le farmacie urbane non sussidiate e considerando la prima fascia di prezzo, che si attesta intorno a 50 euro a eccezione della Lombardia, che ha 150 euro, c’è un compenso riconosciuto al farmacista di poco superiore ai 5,9 euro a pezzo (al netto dell’IVA e compresa la distribuzione intermedia)” scrive Antares “mentre per le Regioni che prevedono una remunerazione più vantaggiosa per le farmacie rurali e/o sussidiate (considerando sempre la prima fascia di prezzo) si arriva a 7,6 euro a pezzo”.
Differenza non proprio da poco, che secondo le rilevazioni del centro di ricerca convenzionato con il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bologna è da porre in relazione con la variabilità del gradiente di incidenza sulla spesa farmaceutica complessiva della distribuzione diretta e di quella per conto: “È stato verificato che le Regioni con una incidenza maggiore di spesa farmaceutica imputabile alla Dpc rispetto al totale della diretta di classe A – in ragione di farmaci a più alto costo – stabiliscono compensi per le farmacie più elevati” spiega al riguardo Antares, precisando, in particolare, che dipende da questo fattore il 28% della remunerazione per la distribuzione per conto. Così, “se aumenta di un 1% l’incidenza della Dpc sulla diretta di classe A, la fee del farmacista aumenta di 4 centesimi”.

Ma, al di là di questa correlazione, il dato di maggiore rilevanza è quello già anticipato in premessa, ovvero l’evidenza che  “la remunerazione dipende solo in piccola parte dai dati empirici mentre la condizionano soprattutto fattori politici locali”. Il che vuol dire anche, traducendo e calando l’evidenza in corpore vili, che una rilevante quota parte dei contenuti degli accordi Dpc si gioca, più ancora che sulla valutazione e misurazione oggettiva dei dati, sulla capacità di relazione e interlocuzione di chi quegli accordi va a trattarli con le Regioni.
Antares effettua anche un’analisi del “peso” dei singoli canali distributivi, dalla quale emerge che  la distribuzione diretta dei farmaci di fascia A (Dpc inclusa) dispensati dalle strutture pubbliche e private territoriali vale il 39% della spesa farmaceutica territoriale. Il valore dei farmaci distribuiti per conto delle strutture pubbliche dalle farmacie territoriali, precisa il centro di ricerca, è in crescita ed è passato dai 17 euro pro capite del 2013 ai 23 euro  del 2015. I valori più elevati (tra i 31 e i 28 euro) si registrano nelle Regioni del Centro e del Meridione, mentre quelle del Nord “marcano” valori sensibilmente più contenuti, che vanno dai 18 euro del Nord Ovest ai 14 del Nord Est.

Confermata, e non poteva essere altrimenti, la grande variabilità delle scelte regionali: in Calabria passa ancora nel canale delle farmacie territoriali il 54% della spesa farmaceutica, mentre in Emilia  Romagna il ruolo di questi presidi è (per usare un eufemismo) molto marginalizzato, dal momento che  “movimentano” soltanto il 10% della spesa, mentre il restante 90% è appannaggio dei punti distributivi delle strutture pubbliche.

La ricerca Antares chiude registrando l’andamento generale della spesa farmaceutica Ssn, aumentata di circa 2 miliardi di euro nel 2015. Incremento imputabile quasi per intero alla distribuzione diretta di Asl e ospedali, cresciuta del 42%, contro il 9% (in valori assoluti 119 milioni) della distribuzione per conto affidata alle farmacie territoriali. Un aumento, quello dei valori della Dpc, che arriva appena a coprire, e nemmeno del tutto, la diminuzione di 121 milioni (- 1%) della spesa convenzionata netta che passa nelle farmacie di comunità.

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