Autodiagnosi in farmacia, nel mirino dei Nas gli esami non consentiti

Autodiagnosi in farmacia, nel mirino dei Nas gli esami non consentiti

Roma, 11 maggio – Occhio alle apparecchiature di autodiagnostica in farmacia, soprattutto se consentono esami non contemplati nei decreti ministeriali di attuazione del decreto legislativo sui nuovi servizi in farmacia. A lanciare il warning è una nota diffusa ieri dallo studio Sediva di Roma, che riferisce di verifiche in corso da parte dei Carabinieri dei Nas quando, evidentemente, risulti loro l’acquisto da parte di una farmacia di un’apparecchiatura per autoanalisi che consenta anche, ad esempio, un“emocromo a 18 parametri”.

Facendo riferimento a un caso reale (del quale cui lo studio si sta appunto occupando), Sediva riferisce che, specie quando nel corso dell’ispezione i Nas rilevino dalla “memoria” dell’apparecchiatura l’avvenuta effettuazione nel concreto di tale esame in autodiagnosi, può conseguirne una denuncia all’autorità giudiziaria per esercizio abusivo della professione medica, non essendo l’esame in questione contemplato nel novero di quelli della “Farmacia dei servizi”.

“Non possiamo naturalmente giurare su quello che potrà essere l’orientamento dei giudici, se pure la questione avrà un seguito in quella sede, del che c’è peraltro da dubitare” scrive Stefano Lucidi di Sediva “ma crediamo utile riferire la giurisprudenza formatasi in un periodo in cui ancora la materia non era stata neppure abbozzata dal legislatore e alcune farmacie, per così dire ‘pioniere’, avevano già iniziato a offrire alla clientela alcuni di questi servizi di autoanalisi. In quelle fattispecie la Cassazione ha concluso per l’insussistenza del reato di esercizio abusivo della professione, affermando in particolare che l’analisi era stata effettuata integralmente da una ‘macchina’, senza perciò alcun intervento ‘umano'”.

Analogo orientamento, rassicura Lucidi, potrebbe e dovrebbe essere seguito anche in evenienze come questa, per quanto resti “ancora in gran parte da definire anche sul piano strettamente giuridico l’intricata vicenda dei ‘nuovi servizi’ e ancor più la sfera delle attività che è lecito ritenere ad essi connesse”-

Da qui la raccomandazione finale di verificare le caratteristiche delle apparecchiature di autodiagnosi di cui dispone la farmacia, che – in attesa che qualcuno chiarisca meglio cosa sia lecito o meno fare – sarebbe in ogni caso opportuno circoscrivere  “alle sole autoanalisi previste dai decreti attuativi”.

Nel caso la macchina ne prevedesse altre, il suggerimento di Sediva è quello di un intervento sull’apparecchiatura, “magari a cura e spese della stessa industria fornitrice”, per impedirle “meccanicamente”.

Sul fatto che i fornitori delle apparecchiature possano farlo, soprattutto gratis, lo studio di consulenza nutre però più di un dubbio, osservando che la preoccupazione delle aziende che producono e commercializzano queste macchine “è più che altro di ‘venderle’, lasciandone l’utilizzo al farmacista, quali che siano le conseguenze che possano derivarne“.

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