Scoperto nuovo promettente antibiotico efficace anche contro i batteri resistenti

Scoperto nuovo promettente antibiotico efficace anche contro i batteri resistenti

 

Roma, 19 giugno – Si chiama pseudouridimicina, è stato  scoperto in un campione di suolo raccolto in Italia e potrebbe diventare il principio attivo di nuovi antibiotici efficaci anche contro i superbatteri resistenti ai farmaci oggi in uso.

Il nuovo, promettente farmaco è stato scoperto da uno studio condotto da un team di ricercatori statunitensi della Rutgers University del New Jersey, guidati da Richard H. Ebright, e italiani della Naicons, azienda biotecnologica nata nel 2006 e specializzata nella scoperta di prodotti naturali bioattivi, in particolare  nuovi agenti antinfettivi e antimicrobici, in collaborazione con il dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano.

La pseudouridimicina (in sigla Pum) e la sua scoperta e il suo meccanismo d’azione sono stati descritti in un articolo sulla rivista Cell. Prodotta naturalmente da un batterio, Pum è stata individuata dal gruppo di ricerca italo-americano (coordinato per il nostro Paese da Stefano Donadio, CEO di Naicons) analizzando i microbi presenti in oltre tremila campioni di terreno raccolti in Italia.

Secondo test condotti in laboratorio, la molecola è in grado di inibire la crescita di diversi batteri gram-positivi e gram-negativi in coltura e, nei topi, di contrastare le infezioni di un tipo di streptococco. Pseudouridimicina avrebbe dimostrato  proprietà molto interessanti, risultando attiva contro un ampio spettro di batteri e, soprattutto, inducendo una bassissima insorgenza di resistenza spontanea nei batteri esposti alla sostanza.

Il bersaglio della pseudouridimicina è l’Rna polimerasi, l’enzima che catalizza la sintesi di filamenti di Rna. Con una fondamentale differenza m ben sintetizzata dal giornale di scienza Galileo: il sito sul quale Pum va a legarsi è quello che nella normale catalisi dell’Rna batterico deve essere occupato da un nucleoside trifosfato (Ntp), uno dei mattoni a partire dai quali l’Rna polimerasi costruisce filamenti di Rna. In questo modo l’Ntp non può legarsi alla Rna polimerasi e la sintesi non può avvenire.

Il modo in cui Pum si lega all’Rna polimerasi è così specifico che i ricercatori hanno osservato un tasso di resistenza spontanea 10 volte inferiore a quello delle rifamicine: qualsiasi modificazione del sito di legame dell’Rna polimerasi comprometterebbe anche la possibilità di legare su di esso l’Ntp e dunque annullerebbe la funzionalità dell’enzima nella catalisi dell’Rna, portando il batterio alla morte.

Pum è dunque un potente inibitore dell’Rna polimerasi, e solo di quello batterico: non ha infatti effetto sull’Rna polimerasi umano, anche se il sito di legame del nucleoside trifosfato nei due enzimi – batterico e umano – è quasi identico. Osservando la struttura di Pum i ricercatori hanno scoperto che la ragione della sua selettività risiede nella conformazione assunta da una catena laterale dopo il legame con l’Rna polimerasi: la catena infatti va a toccare un sito adiacente a quello di legame, presente solo nella polimerasi batterica, ancorando Pum più saldamente ad essa.

La nuova sostanza e forse altri inibitori analoghi di nucleoside (Nia) sembrano dunque estremamente promettenti per lo sviluppo di nuovi antibiotici a largo spettro, sicuri e con bassa resistenza: del resto – osservano gli autori della ricerca – i Nia che hanno rivoluzionato anche il trattamento di infezioni virali come quelle da Hiv o dell’epatite C.

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