Studio di coorte USA, gli inibitori di pompa aumentano del 25% il rischio di morte

Studio di coorte USA, gli inibitori di pompa aumentano del 25% il rischio di morte

Roma, 6 luglio – L’uso a lungo termine di comuni farmaci antigastrite potrebbe essere collegato a un aumento del 25% del rischio di morte.

A rivelarlo è il British Medical Journal Open, facendo riferimento a diversi studi (in particolare uno studio osservazionale di coorte condotto sui dati dell’US Department of Veterans Affairs), dai quali emerge l’indicazione ai medici di limitarne uso e durata del trattamento.

Gli inibitori di pompa protonica (Ppi) sono una classe di farmaci progettati per inibire la secrezione dell’acido gastrico e sono comunemente prescritti per trattare bruciori di stomaco, ulcere e altri problemi gastrointestinali.

Attraverso la banca dati nazionale dell’US Department of Veterans Affairs, relativa a più di sei milioni di persone, i ricercatori hanno esaminato i dati disponibili per 349.312 persone che tra il 2006 e il 2008 avevano assunto Ppi oppure farmaci H2 antagonisti.

Ne è emerso che, rispetto all’uso di H2 antagonisti, l’uso degli inibitori è stato associato a un aumento del rischio di morte del 25% per tutte le cause, e questa percentuale aumentava in chi li utilizzava per più tempo.

I risultati si aggiungono a un crescente numero di prove che legano l’uso di questi farmaci a una serie di problemi di salute, tra cui danno renale, frattura ossea e demenza.

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