Rapporto Oms su resistenza  batterica, 500 mila casi in 22 Paesi

Rapporto Oms su resistenza batterica, 500 mila casi in 22 Paesi

Roma, 30 gennaio – Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae: sono questi, seguiti a ruota dalla Salmonella, i batteri che più preoccupano le autorità sanitarie e i medici di tutto il mondo.

I primi dati pubblicati dal Global Antimicrobial Surveillance System (Glass) dell’Oms, lanciato nell’autunno del 2015 per acquisire dati utili a constrastare  l’emergenza planetaria dei super batteri che non rispondono agli antimicrobici normalmente utilizzati per debellarli, parlano infatti di 500 mila casi di antibioticoresistenza in 22 Paesi, anche se va precisato che il sistema di rilevazione non include i dati sulla resistenza del Mycobacterium tuberculosis, dal momento che l’Oms lo monitora separatamente dal 1994, fornendo aggiornamenti annuali nel rapporto globale sulla Tbc.

Le rilevazioni, inoltre, non comprendono  Paesi come Cina, India, USA e America Latina, e dunque i numeri resi noti dall’Oms debbono essere presi con beneficio di inventario, perché sono con ogni probabilità  ancora più alti.

La percentuale di batteri resistenti ad almeno uno degli antibiotici più comunemente utilizzati varia enormemente tra i diversi Paesi, da zero all’82%. La resistenza alla penicillina – usata per decenni in tutto il mondo per trattare la polmonite – arriva fino al 51%. E tra l’8% e il 65% dei batteri Escherichia coli associati a infezioni del tratto urinario presenta resistenza alla ciprofloxacina, antibiotico comunemente usato per trattare questa condizione.

“Il rapporto conferma la grave situazione di resistenza agli antibiotici in tutto il mondo” afferma Marc Sprenger, direttore del Segretariato della resistenza antimicrobica dell’Oms. “Alcune delle infezioni più comuni del mondo potenzialmente pericolose si stanno dimostrando resistenti ai medicinali. E, cosa ancora più preoccupante, i patogeni non rispettano i confini nazionali. Ecco perché l’Oms sta incoraggiando tutti i Paesi a istituire buoni sistemi di sorveglianza in grado di fornire dati”.

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