Roma, 21 marzo – Tiene, nonostante la drastica riduzione delle risorse per la sanità pubblica, l’assistenza ai celiaci, grazie anche al fatto che la dieta senza glutine oggi costa meno.
La riduzione media del 19%, con un risparmio stimato in oltre 30 milioni di euro, del tetto di spesa per l’acquisto dei prodotti senza glutine, disposta dal decreto che sarà oggi all’ordine del giorno della Conferenza Stato-Regioni per il prescritto parere (si veda l’anteprima nazionale del nostro giornale di lunedì 19 marzo), non rappresenterebbe dunque la solita sforbiciata potenzialmente in grado di compromettere l’assistenza ai pazienti italiani, ma una revisione razionale, che tiene conto appunto della riduzione dei costi degli alimenti senza glutine e dei fabbisogni energetici della popolazione definiti dalle più recenti evidenze scientifiche, che la Società italiana di Nutrizione umana (Sin) ha evidenziato nel 2014 con la pubblicazione dei Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia (Larn).
A sottolinearlo è l’Associazione italiana celiachia (Aic), che ha collaborato con il ministero della Salute perché i tagli fossero in linea con le reali esigenze dei celiaci e perché non venisse meno la garanzia della copertura del 35% dell’apporto calorico giornaliero da carboidrati privi di glutine.
“Anche grazie al lavoro di Aic, la bozza del decreto salvaguarda una corretta terapia e assistenza ai pazienti, pur prevedendo un risparmio per lo Stato stimato in oltre 30 milioni di euro, che garantisce la sostenibilità della spesa per l’assistenza ai celiaci” spiega Giuseppe Di Fabio, presidente Aic (nella foto). “Questo risparmio, infatti, costituirà un’importante riserva di risorse per venire incontro ai bisogni terapeutici dei pazienti che saranno diagnosticati nel prossimo futuro, in crescita al ritmo del 10% annuo, con 400mila nuove diagnosi attese. Il nostro obiettivo è un modello di assistenza più efficiente, più moderno: dobbiamo arrivare ad avere buoni digitali spendibili ovunque, anche nelle Regioni diverse dalla residenza dei pazienti. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto la costituzione di un tavolo interministeriale (ministero della Salute insieme al ministero della Funzione pubblica) per trovare le migliori modalità per raggiungere lo scopo”.
I tetti di spesa per l’acquisto dei prodotti senza glutine attraverso i buoni erogati dal Servizio Sanitario Nazionale sono strettamente correlati ai Larn: definiti dalla Sinu e aggiornati nel 2014, sono il punto di riferimento per definire il fabbisogno energetico della popolazione tenendo conto dei più diffusi stili di vita, dell’età, del sesso.
“I nuovi Larn del 2014, più sofisticati e maggiormente aderenti agli stili di vita più diffusi, vedono ridotti i fabbisogni energetici medi rispetto ai riferimenti utilizzati nel 2001″ afferma Caterina Pilo, direttore generale di Aic. “Il calo dei tetti dipende da questo e dalla riduzione dei prezzi dei prodotti senza glutine visto che rispetto al 2006 il costo di pane, pasta e farina ha registrato un calo del 7% nel prezzo medio globale in farmacia e fino al 33% nella grande distribuzione. Aic ha tuttavia insistito perché fossero utilizzati i prezzi applicati in farmacia, canale ancora prevalente e disponibile a tutti i celiaci ovunque, in tutta Italia. I tetti attuali lasciano quindi sostanzialmente invariato il potere di acquisto del 2001, quando il decreto Veronesi introdusse per la prima volta, dopo venti anni, il tetto di spesa in base all’età, genere e relativi fabbisogni energetici”.
I tetti di spesa devono coprire il fabbisogno energetico derivante da carboidrati senza glutine. Il celiaco, infatti, deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati di almeno il 55%: circa il 35% dell’apporto energetico totale deve derivare da alimenti senza glutine, il restante 20% da alimenti naturalmente privi di glutine come riso, mais, patate e legumi. I nuovi tetti di spesa garantiranno ancora la copertura di questo fabbisogno, suddividendo con più precisione le fasce di età e relativi fabbisogni energetici e considerando anche medi livelli di attività fisica.
“Dal 2013, con la profonda revisione della normativa europea che ha abolito i prodotti dietetici in Europa, abbiamo temuto che l’assistenza integrativa riconosciuta in Italia ai celiaci fosse a rischio” osserva ancora Di Fabio. “Una continua collaborazione con le istituzioni pubbliche lo ha scongiurato, costruendo un nuovo modello di assistenza che coniuga le nuove evidenze scientifiche sui fabbisogni energetici della popolazione con il diritto alla salute dei celiaci: il decreto infatti consente un risparmio della spesa pubblica ma mantiene buona parte delle categorie dei prodotti erogabili elencati nel Registro nazionale, compresi i cosiddetti prodotti ‘ad alto contenuto di servizio’ (preparati, basi pronte, piatti pronti) che consentono ai celiaci di aderire ai più diffusi stili di vita”.
Ma, aggiunge il presidente dell’associazione, la revisione dei tetti è solo una parte dei cambiamenti dell’assistenza ai celiaci: “Il nuovo modello organizzativo voluto da Aic prevede un’assistenza più razionale, trasparente e semplice attraverso buoni digitali che possano essere spesi anche fuori dalla Regione di residenza” spiega infatti Di Fabio, evidenziando che non si tratta soltanto di parole: “Già in quattro Regioni particolarmente sensibili al cambiamento i buoni sono digitali, in mezza Italia l’accesso alla terapia senza glutine è possibile nelle farmacie ma anche al supermercato e nei negozi specializzati. E Il 22 novembre dello scorso anno è stato istituito un tavolo di lavoro fra i ministero della Salute e della Funzione Pubblica per favorire la spendibilità dei buoni in tutte le Regioni. Ancora, è allo studio una campagna di informazione sull’educazione alimentare senza glutine e infine” conclude Di Fabio “continua l’impegno del ministero per la qualità degli alimenti senza glutine, come dimostra la disponibilità dell’industria per migliorare i profili nutrizionali dei prodotti”.


