Medici, Grillo dà per firmato dal precedente governo un contratto che non c’è

Medici, Grillo dà per firmato dal precedente governo un contratto che non c’è

Roma, 18 ottobre – Un semplice lapsus? O una sorta di effetto overdrive scaturito dagli automatismi comunicativi del “governo del cambiamento”, quasi ossessivo nell’attribuire tutte le colpe di ogni problema del Paese ai governi precedenti, incluse l’epidemia di spagnola del 1918 e la mancata qualificazione ai mondiali di calcio in Russia?

Ciascuno – in attesa delle spiegazioni, si spera convincenti, che arriveranno dal ministero della Salute – risponderà all’interrogativo come meglio crede, ma intanto è fuori discussione che ieri la ministra della Salute Giulia Grillo (nella foto) è incappata in un “incidente” a dir poco imbarazzante.

Parlando con i giornalisti a margine della conferenza stampa sull’attività dei Nas (che ieri hanno riferito nella sede del ministero della loro operazione “Estate tranquilla”), la titolare della Salute, a proposito delle proteste dei medici scesi in piazza a Montecitorio contro la mancanza di certezze in ordine al rinnovo contrattuale, ha infatti affermato che “il contratto dei medici è stato stipulato dal precedente Governo, e io non c’ero. Si pensava evidentemente che  ci fossero le coperture, ma ora si scopre invece che sulle coperture ci sono problemi. Vediamo cosa possiamo fare, è un problema creato dai predecessori, chi ha stipulato quel contratto doveva esserne consapevole, ma siamo pronti a interagire per trovare una soluzione. I medici sanno benissimo che questo è un Governo dalla loro parte” ha concluso sul punto Grillo “tanto che il primo atto del mio mandato è stato un ddl contro la violenza sugli operatori sanitari che nessuno aveva fatto prima”.

Il riflesso pavloviano di attribuire le responsabilità della qualunque agli esecrati predecessori, però, questa volta è andato a sbattere contro il muro di un’inequivocabile evidenza:  il “governo precedente” non ha infatti  rinnovato alcun contratto della dirigenza medica e sanitaria. Un “dettaglio” non da poco, che ha innescato reazioni furiose da parte dei sindacati dei camici bianchi: “È francamente inaccettabile e vergognoso che il ministro della Salute non sappia che il contratto nazionale della dirigenza medica e sanitaria non sia stato rinnovato col passato governo” tuonano in un comunicato stampa Serena Sorrentino, segretaria generale della Fp Cgil e Andrea Filippi,  segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn.  “Visto che da giorni il ministro sostiene questa che è a tutti gli effetti una falsità, per altro detta da lei che è medico e che dovrebbe sapere per quale ragione i medici sono in mobilitazione” scrivono i due sindacalisti “vorremmo chiederle quale contratto dei medici sarebbe stato firmato e soprattutto da chi e, nel caso, di mostrarcene una copia.”

“Per quanto ci riguarda”  concludono Sorrentino e Filippi “continueremo a rivendicare il rinnovo di un contratto che, a quanto ci risulta, è scaduto da oltre dieci anni e che, per il rispetto che si deve ai cittadini e ai lavoratori coinvolti, andrebbe rinnovato, per davvero, subito.”

Può essere, a voler ipotizzare un’esimente, che la ministra abbia fatto confusione tra il contratto dei medici e l’accordo di comparto ottenuto dai sindacati confederali il 30 novembre 2016 per garantire l’aumento del 3,48% per tutti i dipendenti pubblici  (l’unico siglato dal precedente Governo), ma resta il fatto che la titolare della Salute – per giunta medico –  dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che le trattative per il rinnovo del contratto di medici e dirigenti sono più bloccate delle articolazioni di un ottuagenario affetto da miosite ossificante. E del resto a rendere impossibile ogni  dimenticanza al riguardo, ci sono in nuovi scioperi proclamati dai camici bianchi per il prossimo mese di novembre, dopo quelli già  effettuati l’anno scorso.
Confidando che la ministra o i suoi uffici possano chiarire quella che, al momento, appare come una topica imbarazzante, vanno anche riferiti i chiarimenti che Grillo ha fornito a proposito di un altro freschissimo caso di misunderstanding prodotto dalle comunicazioni governative, quello sull’abolizione del numero chiuso a Medicina, prima annunciata in un comunicato stampa ufficiale del Governo e poche ore dopo derubricata al rango da ipotesi da perseguire con gradualità, anche a seguito delle precisazioni della stessa Grillo e del ministro dell’Università Marco Bussetti, ignari e spiazzati dall’annuncio della Presidenza del Consiglio.

“Prima di quello del numero chiuso c’è il problema delle scuole di specializzazione” ha detto la ministra della Salute al riguardo. “Abbiamo una grandissima carenza di alcune specializzazioni, e questo è il primo problema al quale dobbiamo rispondere. Sto lavorando a un provvedimento d’urgenza, con grandi difficoltà, ma tutti sollevano ostacoli senza dare soluzioni. Ma devo dare servizi ai cittadini e dovrò trovare delle soluzioni. Sono d’accordo con la proposta delle Regioni di utilizzare i medici già dall’ultimo anno di specializzazione, ci sono abiezioni arrivate dal Miur, ma non è con le obiezioni che assicuro le 24 ore in un reparto di anestesia. Quindi bisogna trovare una soluzione. E quella delle Regioni è una delle tante percorribili, dobbiamo tenere in piedi la sanità pubblica”. Il processo verso l’abolizione del numero chiuso, ha in ogni caso confermato la ministra, “sarà comunque  graduale”.

Grillo ha toccato anche il tema della cancellazione del superticket sanitario: nonostante le reiterate promesse e la volontà manifestata fin dal suo insediamento al ministero di abolire la quota di partecipazione alla spesa sulle prestazioni di diagnostica e specialistica del Ssn, la misura non ha trovato capienza nella legge di bilancio ed è dunque saltata. Un’altra non brillantissima figura, insomma, anche se la ministra dichiara di non volersi arrendere:  “Cercherò di trovare altre coperture al di fuori del Fondo sanitario nazionale” ha detto ieri ai giornalisti “per realizzare l’abolizione del superticket, obiettivo che mi è caro e che non credo sia impossibile raggiungere. Quando lo saprò ve lo dirò, al massimo entro un mese. Se non si arriva all’abolizione totale, sicuramente riusciremo a trovare qualcosa di più dei 60 milioni di euro di fondi previsti ma ancora fermi della vecchia legge di bilancio”.

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