Giappone, epidemia record di morbillo, allarme dell’Oms

Giappone, epidemia record di morbillo, allarme dell’Oms

Roma, 26 febbraio – Giappone in allarme per un’importante epidemia registratasi nel Paese, una delle più grave degli ultimi dieci anni. Dall’inizio dell’anno, infatti, sono stati già registrati 167 casi, concentrati in venti delle quarantasette prefetture presenti su tutto il territorio nazionale. Preoccupante, in particolare, la situazione in due province, quelle di Mie e  diOsaka. Nella prima delle due, in particolare, sono stati segnalati 49 casi e quasi tutti coinvolgono membri della comunità religiosa Kyusei Shinkyo, che rifiuta farmaci e vaccini.

Il gruppo (o setta che dir si voglia) teorizza e pratica il rifiuto dei medicinali, che sarebbero rigorosamente da evitare per mantenere puri sia il corpo che la mente.

In seguito all’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità, però, gli adepti di Kyusei Shinkyo hanno pensato di rivedere un po’ le loro convinzioni: “Data la situazione inaspettata, seguiremo l’invito dei responsabili sanitari a fare il vaccino contro il morbillo e altre malattie altamente contagiose” hanno reso noto con un comunicato.  Un cambio di posizione al quale non sono certamente estranee le durissime accuse rivolte alla setta da tutti i giornali, concordi nell’indicare Kyusei Shinkyo come il responsabile di almeno uno dei due focolai di morbillo attivi nel paese.

Secondo l’Oms, il Giappone non è comunque l’unico Paese a dover fronteggiare questa crisi sanitaria: nel 2018 i casi di morbillo in tutto il mondo sono raddoppiati rispetto all’anno precedente. Anche in Europa, i casi di morbillo registrati nel 2018 sono stati decine di migliaia. Erroneamente considerata una malattia non grave, anche in nel Vecchio Continente si è abbassata la guardia contro il rischio di infezione, consentendone così una recrudescenza che – come è noto – ha visto anche l’Italia ai vertici della classifica dei contagi. Anche in questo caso, gli esperti chiamano sul banco degli imputati le teorie antivacciniste e chi le professa e diffonde. E tornano a ribadire concetti e ristabilire verità colpevolmente dimenticati e rovesciati, primo tra tutti che non è di vaccino che si muore. Semmai, e i numeri sono lì a dirlo, si muore di morbillo.

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