Censis, cura e benessere degli animali, gli italiani spendono 5 mld all’anno

Censis, cura e benessere degli animali, gli italiani spendono 5 mld all’anno

Roma, 1 aprile – Sono presenti in una casa su due, ma la percentuale cresce (quasi sette case su dieci)  nei separati e divorziati. Con 53,1 animali da compagnia ogni 100 abitanti, l’Italia si colloca al secondo posto in Europa. Meno dell’Ungheria (54,2 ogni 100 persone), ma più di Francia (49,1), Germania (45,4), Spagna (37,7) e Regno Unito (34,6).

Sono alcuni dati che emergono dalla ricerca Il valore sociale del medico veterinario, presentata venerdì scorso a Roma da Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, e discussa da Gaetano Penocchio, presidente della Fnovi (nella foto), Giuseppe De Rita, presidente del Censis, e Armando Bartolazzi, sottosegretario  al ministero della Salute.

In Italia gli animali domestici sono in tutto 32 milioni: 12,9 milioni di uccelli, 7,5 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di piccoli mammiferi (criceti e conigli), 1,6 milioni di pesci, 1,3 milioni di rettili. Nel 2017 le famiglie italiane hanno speso cinque miliardi di euro per la cura e il benessere dei loro animali domestici (con un incremento a due cifre, +12,9%, negli ultimi tre anni): in media 371,4 euro all’anno per ogni famiglia con animali destinati a cibo, collari, guinzagli, gabbie, lettiere, toletta, cure veterinarie.

Il tema principale della ricerca – che ha confermato, se mai ve ne fosse bisogno, la significativa rilevanza del mercato veterinario – è stato però quello della professione veterinaria oggi, esercitata da 33.302 iscritti all’Ordine, il 23,5% in più rispetto al 2008. Significativo (+53,6%)  l’aumento delle donne, trend che caratterizza anche altre professioni sanitarie: negli ultimi dieci anni sono passate dal 37,4% al 46,5% del totale degli iscritti. Nello stesso periodo sono leggermente aumentati i veterinari under 40 anni (+1,9%), mentre è molto forte l’incremento degli over 60 (+337,1%).

Il 35,3% degli italiani ritiene che il medico veterinario svolga un lavoro utile e il 28,5% lo definisce professionale. È complesso per il 13,8% e affascinante per il 12,1%. I giudizi negativi sono trascurabili: è un lavoro manuale per il 3,9%, sporco per il 3,0%, pericoloso per l’1,9% e ripetitivo per l’1,6%. La buona reputazione è confermata dal fatto che il 63,3% degli italiani incoraggerebbe un giovane che volesse studiare medicina veterinaria all’università.

L’81,1% degli italiani ritiene anche che sia molto importante fare controlli igienico-sanitari negli allevamenti. Il 75,1% attribuisce la massima rilevanza ai controlli di qualità negli stabilimenti di produzione e trasformazione degli alimenti di origine animale. Per il 71,1% è prioritaria la protezione degli animali in via di estinzione. E per il 64,1% è molto importante garantire la salute degli animali da compagnia. Sono tutte attività svolte dai medici veterinari, anche se a volte non c’è una piena consapevolezza sul ruolo svolto nella filiera della sicurezza alimentare e nella salvaguardia dell’ambiente.

I medici veterinari garantiscono la qualità e la sicurezza degli alimenti di origine animale che finiscono sulle nostre tavole, a tutela di consumatori sempre più attenti alla genuinità, salubrità e tracciabilità di quello che mangiano (sono stati pari a 65 miliardi di euro i consumi interni di prodotti alimentari di origine animale nel 2017: il 43% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane). Inoltre, certificano la qualità dei prodotti italiani di origine animale e autorizzano le esportazioni nel mondo, a presidio della filiera del nostro made in Italy alimentare (è stato pari a 7,8 miliardi di euro il nostro export di prodotti alimentari di origine animale nel 2017: +44,0% in quantità e +57,4% in valore negli ultimi dieci anni).

 

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