Proposta di legge di Trizzino (M5S), tornano i paletti al capitale?

Proposta di legge di Trizzino (M5S), tornano i paletti al capitale?

Roma, 4 aprile – Giorgio Trizzino (nella foto), per i pochi che l’avessero dimenticato, è il deputato M5s che balzò agli onori delle cronache di categoria, nel dicembre 2018, per il subemendamento alla Legge di bilancio 2019 volto a “temperare” il peso delle società di capitale nella proprietà delle farmacie. La proposta correttiva di Trizzino, come si ricorderà, prevedeva l’introduzione dell’obbligo del 51% delle quote di una società proprietaria di farmacie in capo a farmacisti iscritti all’Albo, concedendo sei mesi di tempo alle società di capitale per provvedere “a ristabilire la prevalenza dei soci farmacisti professionisti” nell’assetto proprietario.

Quegli stessi contenuti (subito avvallati dall’endorsement  pubblico della ministra della salute Giulia Grillo) potrebbero essere ora riproposti dal deputato palermitano nella proposta di legge a sua firma concernente Modifica all’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, in materia di titolarità e gestione delle farmacie private da parte di società, annunciata a Montecitorio nella seduta del 28 marzo scorso e rubricata con il numero C 1715. Anche se il testo non è ancora disponibile (la pdl, freschissima di presentazione, attende ancora di essere assegnata in Commissione), è infatti ragionevole ritenere che, in coerenza con le iniziative di Trizzino degli ultimi mesi, essa abbia tra i suoi obiettivi anche quello di introdurre  “paletti” alla presenza del capitale in farmacia.

Ad auspicare un provvedimento di legge ad hoc, del resto, era stato lo stesso Trizzino, non più tardi di due mesi fa, quando in occasione del  ddl Semplificazioni presentò un ordine del giorno “per contrastare l’acquisizione delle farmacie da parte dei fondi d’investimento e delle multinazionali”,  affermando esplicitamente di confidare “in iniziative in tal senso del Parlamento”.

“Bisogna valutare al più presto l’opportunità di intraprendere idonee iniziative di carattere normativo volte a tutelare le farmacie quali presidi di salute pubblica” chiarì in quell’occasione il deputato palermitano sul  suo account Facebook  “assicurando che nelle società di capitali delle stesse i soci, rappresentanti almeno il 51 per cento del capitale sociale e dei diritti di voto, siano farmacisti iscritti all’albo o società interamente detenute da farmacisti”.

A dare corpo a  quegli intendimenti, con ogni probabilità, ha provveduto lo stesso Trizzino con la citata  pdl n. C. 1715 (numero che converrà tenere a mente). Non resta ora che attendere che ne venga reso disponibile il testo, per verificare se  – oltre al paletto dell’obbligo di maggioranza in capo a farmacisti iscritti all’Albo – esso contiene anche altre misure, e quali. Quindi bisognerà valutare con attenzione le prime fasi dell’iter della proposta di legge, per provare a comprendere se esista e quale e quanta siala volontà politica di portare avanti il provvedimento.  Non è del tutto inopportuno ricordare infatti che, a fronte del largo fronte di opinioni favorevoli a porre vincoli restrittivi alla presenza del capitale nel retail farmaceutico (diventata possibile grazie alla legge sulla concorrenza approvata nell’agosto 2017), esiste anche chi – a partire proprio dalle società di  capitale – si oppone con forza a questo tipo di ipotesi e non lascerà niente di intentato per impedire passi indietro rispetto alla legge 124/2017 .

Già in occasione della presentazione del subemendamento Trizzino, a inizio dicembre 2018, le principali società del settore (con Admenta e Alliance in testa) sollecitarono un incontro con il Governo per illustrare i rischi e i danni che sarebbero derivati dall’approvazione del vincolo del 51%. Da allora a oggi sono passati quattro mesi, nel corso dei quali è proseguito l’acquisto sul mercato di farmacie da parte del capitale. Che, inevitabilmente, sarà ancora più determinato nel difendere il quadro normativo disegnato dalla 124/2017, presentato peraltro come un quadro di “libertà”, in grado di produrre “vantaggi significativi anche per le farmacie indipendenti, molte delle quali in gravi difficoltà economiche” che grazie alla legge sulla concorrenza “hanno potuto e potranno decidere liberalmente se vendere, rimanere indipendenti o espandersi: è diventato più semplice in questo modo creare delle catene, favorendo uno sviluppo della propria attività su scala più ampia e cogliere così nuove opportunità di mercato”.

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