Parafarmacie, dagli Stati generali un “manifesto” di proposte per riformare il settore

Parafarmacie, dagli Stati generali un “manifesto” di proposte per riformare il settore

Roma, 29 aprile – Fare quadrato per cercare soluzioni di fronte a imminenti e incombenti pericoli gravi. Per i pochi che l’avessero dimenticato, a questo serviva la convocazione degli Stati Generali, organo consultivo plenario che (nei secoli prima della Rivoluzione francese) serviva a temperare in qualche misura il potere assoluto del monarca, impedendo che fosse il solo a decidere per tutti di fronte a una minaccia molto grave o un’emergenza per il Paese.  I rappresentanti del primo e secondo Stato (clero e aristocrazia), insieme a quelli del Terzo Stato (oggi i giornali lo chiamerebbero “popolo”) si riunivano – separatamente – per valutare le misure e le leggi proposte dal re in risposta a circostanze eccezionali, esprimendosi sulla loro adeguatezza.

Il richiamo storico (per quanto pedante possa suonare, e ne chiediamo venia) ha un minimo di utilità per cercare di capire la moda invalsa da qualche tempo di definire “Stati Generali” le adunate di categoria, attribuendo loro fin da subito una natura in qualche modo emergenziale.  Una moda che – comunque la si voglia guardare e valutare – è in ogni caso indicativa della profonda consapevolezza della particolare gravità dei tempi che corrono per la galassia della farmacia da parte dei sistemi che gravitano al suo interno.

Alla seconda edizione degli Stati Generali della farmacia italiana celebrati da Federfarma a fine febbraio, hanno così risposto ieri gli Stati Generali delle parafarmacie e del farmacista libero, anch’essi giunti alla seconda edizione, tenutasi ieri a Roma nell’aula Corrado Gini della facoltà di Scienze statistiche alla Sapienza. Un’adunata non oceanica (poco meno di un centinaio i rappresentanti degli esercizi di vicinato convocati da Mnlf-Culpi e Fnpi)  ma – sotto il profilo delle analisi e delle proposte – indubbiamente molto significativa.

Dall’incontro moderato da Agnese Antonaci, vicepresidente di Mnlf e caratterizzato dagli interventi dei presidenti della sigla dei liberi farmacisti Vincenzo Devito e di Fnpi Davide Gullotta (tornato a guidare la federazione delle parafarmacie per il passo indietro, necessitato, di Matteo Branca) è infatti scaturito quello che è un vero  un vero e proprio”manifesto” dei 4300 esercizi di vicinato abilitati alla vendita di farmaci aperti in Italia dopo le “lenzuolate” dell’allora ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani nel 2006.
Si tratta di una serie articolata di proposte, illustrate dall’altro vicepresidente Mnlf Fabio Romiti (nella foto), che, se attuate, ridisegnerebbero dalle fondamenta il sistema nazionale di distribuzione del farmaco.
La prima – a significare che la stella polare delle parafarmacie è la professionalità del farmacista che in esse lavora – è l’adozione  di alcune delle linee guida per il consiglio al paziente, una novità assoluta per la categoria. Le guidelines riguarderanno patologie come (solo per citarne alcune) melanoma, prevenzione cardiovascolare, gestione della sindrome influenzale e faringotonsillite e sono quelle fomulate con l’intervento di autorevolissime società scientifiche come l’inglese Nice (National Institute For Health and Care Excellence).
Seguono due proposte dirette a combattere l’abusivismo professionale e la consegna di farmaci senza ricetta: la prima è l’assoluto divieto, in parafarmacia, di consegna di qualsiasi tipo di farmaco da parte di chi farmacista non è, anche laddove ciò dovesse avvenire sotto il controllo e la presenza del professionista titolare dell’esercizio. La seconda è l’adozione della ricetta elettronica per tutte le ricette ripetibili e non ripetibili, al fine di tracciare la dispensazione del farmaco, contribuire al contrasto delle resistenze batteriche e porre fine alla consegna di farmaci senza ricetta medica.
Ma la riforma delle riforme, più apparentabile in realtà a una rivoluzione, è l’istituzione della farmacia non convenzionata, ovvero la nascita di un sistema duale di distribuzione del farmaco dove, accanto alle tradizionali farmacie convenzionate con il Ssn, opererebbero quelle non convenzionate, autorizzate a dispensare tutti i farmaci, anche quelli soggetti a ricetta medica,  pagati direttamente dal cittadino e dunque non a carico delle casse dello Stato.

Le farmacie non convenzionate – ha spiegato Romiti – altro non sarebbero che la naturale evoluzione delle attuali parafarmacie, ma rimarrebbero su un piano ben differenziato dalle farmacie e obbligate al rispetto di alcuni “paletti”, sia nella proprietà (almeno il 51% in capo a farmacisti) sia nella distribuzione territoriale, con il divieto di apertura nei piccoli comuni sedi di farmacie sussidiate e il rispetto del criterio della distanza di 200 metri dalle altre sedi.
Questi esercizi, una risorsa aggiuntiva per il tessuto sanitario del Paese, dovrebbero essere posti nella condizione di erogare tutti  i servizi previsti dalla  legge 153/2009: autoanalisi, prenotazioni di visite e diagnostica, elettrocardiogramma a distanza e via elencando.
Le proposte ribadite ieri, alcune delle quali peraltro già “rimbalzate” in passato nei dibattiti di categoria, sono state inscritte all’interno di una orgogliosa “contronarrazione”, sostenuta dai dati di Iqvia, della situazione della parafarmacie in Italia.  Si tratta, secondo Fnpi e Mnlf, di esercizi tutt’altro che in difficoltà e anzi caratterizzati da confortanti segnali di crescita: piccole imprese vitali, insomma, che muovono l’economia e producono occupazione  e che dunque – alla luce della critica stagnazione economica del Paese – andrebbero sostenuti, e non ostacolati come invece avviene. “Le parafarmacie non sono assolutamente in crisi e i dati lo accertano incontrovertibilmente” ha detto al riguardo Romiti. “Al contrario, crescono sia in valore che in volumi realizzando la migliore performance di crescita dell’intero comparto. La politica non può non tenere conto che queste piccole e medie imprese producono lavoro, investimenti e risparmi per i cittadini e malgrado l’elevato livello d’incertezza in cui sono costrette ad operare, crescono sia economicamente che come numero, segno tangibile che all’interno della categoria c’è voglia di libertà e d’intraprendere”. Incomprensibili, dunque, e secondo Mnlf e Fnpi del tutto privi di senso,  i “reiterati tentativi di porre la parola fine all’esperienza delle parafarmacie”, contrari agli interessi generali di un Paese in sofferenza.

Inevitabile anche il riferimento all’entrata del capitale privato nella distribuzione del farmaco, scelta considerata “una contraddizione che si va aggiungere alle tante presenti in questo settore: una persona non laureata può avere la proprietà di una rete di farmacie, ma un laureato e abilitato che lavora in parafarmacia può consegnare ai propri utenti solo il 10% dei farmaci per cui ha studiato e per cui lo Stato ha speso risorse pubbliche per prepararlo”.

Le parafarmacie, però, non sono state l’unico tema di discussione della giornata di ieri: c’è stato spazio per discutere anche di Enpaf, sul quale sono arrivate alcune puntuali delucidazioni di Vincenzo Santagada, componente del CdA e presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Napoli, e del direttore generale Marco Lazzaro. I due rappresentanti dell’ente previdenziale hanno sottolineato, in particolare, il grande impegno degli ultimi anni sulo terreno del welfare e dell’assistenza, l’unico terreno sul quale la cassa di categoria ha spazi e strumenti per intervenire a mani (quasi) libere. Ma alcuni scambi piuttosto animati con l’auditorio hanno confermato che esiste ancora un deficit di informazione (ma anche di comprensione) delle tematiche previdenziali, che l’ente pensionistico – questo l’impegno assicurato da Santagada e Lazzaro – è impegnato a cercare di colmare. Devito, sul tema, ha voluto dare un pubblico ed esplicito riconoscimento agli sforzi condotti dalla cassa previdenziale negli ultimi tempi, riconoscendo “la sensibilità e la capacità di ascolto di cui il CdA ha dato ripetutamente prova, senza mai sottrarsi al confronto. I problemi esistono e non sono di semplice soluzione, ma la strada di parlarne e di confrontarsi è quella giusta per provare a risolverli”.

Confronto che invece – hanno lamentato i rappresentanti di Mnlf-Culpi  e Fnpi – è venuto meno con altre centrali di rappresentanza professionale, o meglio con i loro vertici, ritenuti colpevoli “di non aver ancora compreso” ha affermato ancora Romiti “come solo la soluzione delle diseguaglianze tra farmacisti di serie A e farmacisti di serie B è la chiave di volta per ritrovare la compattezza necessaria ad affrontare le sfide del futuro”.

Proprio la dimensione professionale, del resto, è stato uno dei leit motiv dei lavori, sublimata nel rilancio della proposta di una definitiva affermazione e concretizzazione del principio che ovunque venga dispensato il farmaco debba esserci un farmacista. Un principio che aveva già trovato spazio in alcuni emendamenti presentati lo scorso anno, con la previsione di punire con la perdita dell’accreditamento le case di cura private, le Rsa e ogni altra struttura privata ove vengono dispensati farmaci che non rispettino l’obbligo di avere in organico la figura del farmacista. “Non si tratterebbe di un costo aggiuntivo per le aziende” ha spiegato al riguardo Romiti nella sua relazione “ma una fonte di risparmio e razionalizzazione nella gestione globale del farmaco”.
Inevitabile, in una manifestazione intitolata non solo alle parfarmacie ma anche al “libero farmacista”, un cenno alla situazione contrattuale dei dipendenti di farmacia privata, alle prese con il rinnovo di un contratto scaduto da 6 anni e 86 giorni. “Una condizione ormai non più sopportabile dei lavoratori che hanno visto diminuire in sei anni fortemente il loro potere d’acquisto” ha detto Romiti, al quale hanno fatto eco gli interventi sul tema di Francesco Imperadrice, presidente di Sinasfa, e Benedetta Mariani per la Fiafant.
Reiterati, lungo tutto il corso dei lavori, i richiami alla dimensione e ai contenuti professionali, unica e vera fonte di legittimazione del farmacista, quale che sia il luogo dove esercita la sua attività. Ed è proprio questa la dimensione sul quale l’intera categoria dovrebbe confrontarsi al suo interno e puntare per garantirsi un futuro, risolvendo molti dei nodi: “Discriminare e distinguere i farmacisti sulla base del tipo di mura dentro le quali esercitano la professione è puro autolesionismo” ha tagliato corto una delegata nel suo intervento. “Io ho sempre assistitio a facoltà che laureano i farmacisti e non ne ho mai viste laureare le mura”.
Comprensibilmente, il principale obiettivo della giornata di lavoro è stato quella di porre l’accento sul complesso di proposte dettagliate dalle sigle degli esercizi di vicinato, sulle quali Fnpi e Mnlf sollecitano l’attenzione della categoria e quel confronto franco e aperto che almeno fin qui è mancato, sacrificato sull’altare di atteggiamenti “furbi” o viziati da approcci pregiudiziali. Significativa, al riguardo, la chiamata all’impegno arrivata dal vicesegretario Mnlf Nino de Riitis, che – ribadita l’impostazione dei valori che ispirano chi, all’interno della categoria, spinge da sempre per premiare la dimensione professionale sulla base di criteri legati al merito – ha evidenziato con forza la necessità di una maggiore partecipazione dei farmacisti non titolari (numericamente più numerosi) alla vita degli Ordini professionali, dentro i quali devono riuscire a essere rappresentati e a fare sentire le proprie ragioni.   Sulla stessa falsariga la sollecitazione rivolta da Devito alle organizzazioni di rappresentanza professionale, ieri presenti solo con il gia ricordato Santagada e con il vicepresidente dell’Ordine di Roma Giuseppe Guaglianone.

“Tutto quello che accade sotto il cielo della professione merita una doverosa e partecipe attenzione” ha risposto Guaglianone. “Le proposte avanzate oggi sono oggettivamente rilevanti e quel che posso garantire è che per l’Ordine di Roma saranno un’occasione di riflessione, approfondimento,  discussione e confronto, al quale peraltro il nostro organismo professionale è sempre e doverosamente aperto”.   

 

 

• Stati generali parafarmacie 2019. La relazione di Romiti

• Stati generali parafarmacie 2019. Slide intervento Romiti

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